VENAROTTA – Si è tenuta ieri, 22 Marzo 2026, alle ore 21:00, presso la chiesa di San Francesco in Venarotta, la celebrazione della Stazione Quaresimale. Ulteriore tappa, proposta dal vescovo Gianpiero Palmieri, di questo cammino atto a prepararci spiritualmente alla Pasqua.
A presiedere la celebrazione è stato mons. Palmieri, a concelebrare alcuni sacerdoti della Vicaria della Montagna, come don Elio Nevigari, don Umberto Puglia e don Amedeo Matalucci. Presenti anche molti fedeli delle varie comunità della Vicaria.
La chiesa di San Francesco: un luogo privilegiato per vivere la spiritualità
In attesa che la celebrazione iniziasse, don Umberto Puglia ha raccontato ai presenti la storia della chiesa di San Francesco: «Questa chiesa è forse la migliore sede per poterci ‘servire’ di San Francesco, per annunciare l’amore di Dio e per vivere la preparazione del cammino penitenziale verso la Pasqua.
Questa chiesa, infatti, è stata la sede di un convento francescano fino al 1656. Successivamente, un decreto papale fece sì che furono chiusi tutti i piccoli conventi della diocesi; pertanto, la chiesa venne affidata ad un abate. All’inizio dell’800, dietro la spinta dell’Amministrazione Comunale di allora, la chiesa tornò ad essere affidata, dietro compenso, ad un sacerdote; tuttavia, il Comune non pagò il presbitero e quest’ultimo si rifiutò di venire ad officiare la Messa.
Da lì in poi nessun sacerdote s’interessò direttamente della gestione di questa chiesa, fino a quando il vecchio sacerdote di Venarotta, don Francesco Veramonti, cercò in ogni modo di dimostrare che essa apparteneva alla parrocchia; nonostante gli sforzi, l’Amministrazione del tempo decretò la chiesa come “cimiteriale” e venne tenuta chiusa per decenni.
Fu un sindaco, particolarmente illuminato dalla fede, a ripristinarla e nel 1948 il parroco di allora scrisse: “La gioia più grande per i cittadini di Venarotta, è stata poter tornare in questa chiesa”.
Ci tengo a ringraziare il nostro vescovo per aver messo in risalto la presenza di San Francesco, il quale, per chi non lo sapesse, è passato realmente per Venarotta: nel 1215 venne ad Ascoli Piceno per predicare e, al termine della predicazione, un gruppo di circa 30 giovani chiese al Santo di poter essere assolti in quanto desiderosi di purificazione dello spirito. Fu proprio in quell’occasione che Francesco passò in questa zona, lasciandoci alcuni di quei trenta giovani che gli avevano chiesto di entrare in questa sua formazione spirituale».
La Statio Quaresimale: un’opportunità per vivere più intensamente il dono della Pasqua del Signore
All’inizio della celebrazione, il vescovo Palmieri ha spiegato ai fedeli presenti cosa sia una Stazione Quaresimale:
«La Statio – come di ce la parola stessa – è una sosta: l’origine di questa celebrazione è molto antica e fa riferimento a Roma, quando il Papa era solito girare per le chiese della Capitale per, appunto, stazionarvi, sostarvi. Il significato simbolico dietro a questo rito era legato al Santo di cui quella chiesa portava il nome.
Invece, nell’itinerario di Quaresima, autorizzato dal Concilio, ci viene proposta una scelta, nelle letture che facciamo, che si concentra su uno dei Misteri di Dio, sulla dimensione del Mistero Pasquale e della nostra Salvezza.
Anche oggi viviamo un momento di statio: ci fermiamo insieme in una delle chiese delle nostre Diocesi, quella di Ascoli e quella di San Benedetto, e leggiamo il Vangelo del giorno.
Inoltre, considerando l’Anno Giubilare e Francescano, è possibile ricevere l’indulgenza di Dio al fine di vivere al meglio, in questo cammino Quaresimale, la pienezza del dono del Signore».
Chiamati a morire dai nostri egoismi per sperimentare la vita vera
Dopo la proclamazione della Parola, il vescovo Palmieri ha nuovamente preso la parola per meditare sulle Letture appena ascoltate: «Nelle fasi più antiche della storia di Israele non si credeva che ci fosse una vita dopo la morte.
Per l’uomo biblico sperimentare la morte significava essere all’opposto di Dio: più si era vicini a Dio, più si sperimentava la vita; invece, quando l’uomo sperimentava il peccato, allontanandosi da Dio, finiva nella morte. Questo è un primo movimento.
Nel Vangelo, infatti, si parla di movimento: sia il luogo di partenza di Gesù sia la casa in cui vivono Marta, Maria e Lazzaro, si chiamano Betania, parola che significa “casa del dolore”. Gesù è in una Betania al di là del Giordano quando viene a sapere che Lazzaro sta male; inaspettatamente, egli prima aspetta, poi si mette in marcia ed arriva quando ormai Lazzaro è morto. Questo fatto genera sconcerto nelle due sorelle di Lazzaro e nella gente che è con loro in quel momento.
Si può notare come ci sia un passaggio da una casa del dolore ad un’altra, ma questo accade in maniera diversa: Gesù dice “Io sono la Resurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. Tanto più ci avviciniamo a Dio, tanto più ci avviciniamo a Gesù Risorto, tanto più diventiamo vita.
L’altro movimento è il seguente: quanto più ci avviciniamo a Dio, sperimentando vita piena, tanto più deve morire l’uomo vecchio. Tale termine, nella Bibbia, indica l’uomo ripiegato nel proprio egoismo, l’uomo che non vive alla ricerca del bene comune e che è quindi l’uomo che deve morire.
La morte è il punto focale del Vangelo di oggi e, di fronte alla sua durezza, siamo messi alla prova. In tal senso, si pensi alle due sorelle: siamo abituati a vedere Maria come quella seduta ad ascoltare e contemplare, Marta come quella pragmatica. Invece, qui c’è un ribaltamento: Maria non vuole vedere Gesù e, quando accade, ha solo parole di rimprovero; d’altro canto, Marta, pur addolorata, mostra piena fede verso di Lui. Egli, di fronte a questa fede, rivela il Mistero di chi sia: “come avvicinarsi a Dio significa ricevere vita, chi si avvicina a me sperimenta vera vita”.
In questo brano il motivo per cui Lazzaro resuscita è l’amicizia di Gesù: il mio amico è malato, si è addormentato ed io lo vado a svegliare. Il Vangelo non ragiona sull’immortalità dell’anima: l’uomo è morto e l’unico motivo per cui si sveglia è perché è vicino a Gesù, il quale lo ama».
L’esempio di San Francesco: l’esperienza delle sue tre morti
Prima di concludere il vescovo Palmieri ha parlato dell’esempio che San Francesco è ancora oggi per tutti noi:
«Questo luogo è molto caro a Francesco: è uno dei luoghi del nostro territorio ad aver visto la visita del Santo; per di più, costui non era d’accordo sul creare dei conventi, ma, dopo di lui, nei luoghi in cui è passato e dove ha fatto nascere piccole comunità, sono nati poi i conventi.
Francesco ha sperimentato tre morti:
- quando si è convertito: è passato da ragazzo ricco e presuntuoso ad un uomo “nudo”;
- quando la sua comunità di discepoli lo caccia: costoro non tollerano l’estremo rigore di Francesco e lo mandano via;
- quando ha sperimentato la morte fisica: egli sente che la fine è vicina, capisce che è stato troppo duro con “Frate Asino”; tuttavia, mentre il suo corpo muore, lo spirito è più vivo che mai e, l’anno prima di morire, compone il canto delle Creature. Un canto che celebra tutto il Creato, compresa Sorella Morte».
Chiamati a sperimentare la misericordia del Signore
Conclusa l’omelia, il vescovo Palmieri ha esortato i fedeli a prendere parte alla Liturgia Penitenziale. Grazie alla presenza di molti sacerdoti che si sono sistemati nei vari punti della chiesa, tutti coloro che hanno voluto confessarsi hanno potuto farlo in tempi rapidi.
Il Sacramento della Riconciliazione è stato accompagnato da alcune letture riguardanti alcuni passi della vita e dei pensieri di San Francesco, che hanno aiutato i presenti a fare l’esame di coscienza e a riflettere sulla loro vita.
Una piccola sorpresa per il vescovo
Conclusa la celebrazione, don Umberto ha rubato qualche minuto in più per un momento goliardico e di vicinanza: gli auguri al vescovo Gianpiero per il suo 60° compleanno. Al termine della celebrazione tutti i fedeli hanno festeggiato il vescovo con dolci, bevande e sorrisi. Un bel momento di convivialità e di amicizia fraterna.
Il nostro giornale rinnova i propri auguri al vescovo Gianpiero ed augura un sereno inizio di settimana a tutti, nell’attesa che giunga la Pasqua!













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