Sulla scia delle recenti tensioni commerciali e politiche tra Colombia ed Ecuador, che hanno avuto inizio per l’imposizione di dazi decisa dal presidente ecuadoriano, Daniel Noboa al Paese confinante, che hanno influito sugli scambi economici e sul flusso di persone e merci nella zona di confine, le Diocesi di Ipiales e Tulcán hanno diffuso un comunicato congiunto, in cui esprimono la loro profonda preoccupazione per la situazione sociale, economica e ambientale che stanno attraversando le comunità di questo territorio binazionale.

Firmato da mons. José Saúl Grisales Grisales (Ipiales) e mons. Carlos Washington Yépez Naranjo (Tulcán), il documento sottolinea che negli ultimi mesi si è evidenziata “una crescente complessità nella dinamica” del confine meridionale della Colombia e settentrionale dell’Ecuador, dove convergono fattori quali la presenza di economie illecite – narcotraffico, estrazione mineraria illegale e contrabbando –, nonché recenti restrizioni negli scambi commerciali tra i due Paesi.

Secondo il comunicato, questa situazione ha ridotto significativamente il transito di merci e il flusso economico sul ponte internazionale di Rumichaca, principale collegamento terrestre tra i due Paesi. I vescovi avvertono che questa realtà “sta generando incertezza economica e fragilità sociale in una regione in cui commercianti, agricoltori, allevatori, trasportatori, cambiavalute e lavoratori dipendono direttamente dal movimento transfrontaliero per il sostentamento delle loro famiglie”.

Nella nota si rivolge un appello rispettoso alle autorità di entrambi i Paesi, “affinché rafforzino gli spazi di dialogo e cooperazione che consentano di affrontare le preoccupazioni esistenti e di trovare soluzioni che favoriscano il bene comune”.

La dichiarazione invita, inoltre, a recuperare lo spirito di fratellanza storica tra i popoli della frontiera.

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