GROTTAMMARE – Per un’ora Grottammare è diventata l’antico Egitto, tra sabbia, piramidi, mummie, scavi, Tutankhamon e Nefertiti… misteri, cunicoli e tombe… A fare da guida in questo affascinante viaggio, il famosissimo egittologo e archeologo egiziano Zahi Hawass, detto l’“Indiana Jones d’Egitto”.
L’occasione è stata offerta il 2 maggio nella rassegna “Librarsi”, promossa dall’associazione “Lido degli Aranci Pro Loco Grottammare APS” in collaborazione con l’Amministrazione comunale.
“L’uomo col cappello” è il libro, per la prima volta tradotto in italiano dalla casa editrice “FAS”, nella persona di Stefania Sofra. Questa casa editrice è “nostrana”, in quanto artigianale e con sede ad Ascoli Piceno, in viale Marcello Federici 143; fondata nel 2009, ha come missione la valorizzazione del territorio piceno e italiano. A rappresentarla Marco Corradi, insieme al sindaco di Grottammare Alessandro Rocchi e ad Alessandro Ciarrocchi, presidente della Pro Loco.
“C’è un certo legame tra Grottammare e l’Egitto – ha esordito l’editore Corradi – infatti, se il vostro papa Sisto V non avesse posto l’attenzione sugli antichi obelischi egizi che giacevano a terra a Roma e non si fosse prodigato per innalzarli e valorizzarli, probabilmente oggi non avremmo più questa preziosissima testimonianza di una delle civiltà più grandi al mondo”. Sono intervenuti i collaboratori del prof. Hawass, spiegando che esiste una fondazione Hawass ed una community dove vengono comunicate le scoperte in itinere e in diretta dallo stesso professore ai suoi iscritti.
Con la consueta imprevedibilità, ecco apparire improvvisamente Zahi Hawass sul palco del Teatro delle Energie, vestito da Indiana Jones, ossia come abbiamo imparato a vederlo in televisione e nei programmi divulgativi: il semplice completo di jeans composto da camicia a maniche lunghe e pantaloni, scarponi da scavo in pelle e l’intramontabile cappello da cowboy beige.
“Sfaterò delle imprecisioni, dei luoghi comuni e vi dirò cose che nessuno sa. Ho trovato i cimiteri degli operai che costruirono le piramidi. Non è vero che le piramidi non furono costruite da esseri umani, non sono stati gli UFO a costruirle. Sono tutte sciocchezze! Esse sono state costruite da uomini in carne ed ossa, dagli operai egizi, e io l’ho dimostrato. Oltre alle loro tombe, abbiamo trovato papiri che spiegano come funzionasse il contratto di lavoro: prevedeva 10 giorni continuativi e, all’undicesimo, un giorno di riposo. Il loro numero era enorme: diecimila! La cava per le pietre di costruzione della piramide era molto vicina alla piramide stessa. Il mio sogno segreto è quello di svelare il segreto della piramide di Cheope. Vi ricordo che il 70% dell’antico Egitto giace ancora sotto terra”. Il professor Hawass ha poi aggiunto: “Abbiamo indagato con piccoli robot forniti dal National Geographic all’interno di uno stretto cunicolo della piramide di Cheope. Si tratta di nuove tecnologie, utilizzate senza trivellare nulla della piramide, lasciandola intatta. Entro la fine del 2026 sarò in grado di svelarvi il segreto che si nasconde nella piramide di Cheope. Ci stiamo lavorando ora! Altro mito da sfatare: nella Sfinge non c’è nulla all’interno, non è vero che sia cava. Non c’è niente né dentro né sotto. In questo caso sono stato costretto a effettuare piccole trivellazioni, perché studiosi inglesi o americani insistevano nel dire che la Sfinge fosse cava. Non è vero. Essa era un simbolo solare, venerata come Horo all’Orizzonte, il dio solare, e simboleggia la rinascita del nuovo giorno”.
L’archeologo ha poi spiegato: “Ho scritto venti libri su Tutankhamon. Vi parlerò un po’ di questo faraone bambino, o meglio ragazzo. Nel 1925 fu l’inglese Howard Carter a scoprire la sua tomba. La maschera d’oro si era purtroppo attaccata al volto e l’archeologo, per liberarla, usò la fiamma ossidrica, che purtroppo danneggiò la mummia. Ho scoperto che Tutankhamon, oltre ad avere seri problemi di salute, piede piatto e a servirsi di un bastone per camminare, aveva subito una frattura al ginocchio sinistro due giorni prima della morte, evidentemente collegata a un incidente. Aveva anche la malaria e, quando andava a caccia, poteva farlo solo da seduto, vista la sua disabilità. Nefertiti, suocera di Tutankhamon, morta a 45 anni, secondo me è una mummia con la figlia Ankhesenamon, purtroppo priva di testa, che era la moglie di Tutankhamon. Sto ricostruendo l’albero genealogico di Tutankhamon, poiché, secondo me, la tomba di madre e figlia potrebbe essere proprio quella di Nefertiti e Ankhesenamon. Adesso sto facendo analizzare i feti di 7-9 mesi delle figlie di Tutankhamon, per risalire al DNA e verificare se coincidono con una linea familiare”.
“Ho ristrutturato il museo egizio, il Grand Egyptian Museum di Giza, a 20 km dal centro del Cairo, vicino alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. È il più grande museo archeologico al mondo dedicato a una singola civiltà, con una superficie di 500.000 metri quadrati, con la barca solare di Cheope. Vi sono mille oggetti mai esposti finora. Il reperto che amo di più è il trono di Tutankhamon, dove c’è una raffigurazione del faraone e della regina che indossano un unico paio di sandali, a significare che si amavano tanto da sentirsi una persona sola. Un immenso amore tra loro. Venite a visitare l’Egitto! Nonostante le tristi guerre in corso in Medio Oriente, l’Egitto è sicuro: venite!”
“Infine vi dico che sto portando avanti due petizioni: per riportare reperti in Egitto che si trovano altrove, tra cui il busto di Nefertiti, oggi a Berlino, e la Stele di Rosetta. Ho inaugurato la mia fondazione per restituire il patrimonio dell’umanità, la civiltà egizia, al mondo e a tutti noi. In questo momento stiamo lavorando alla ricerca della tomba di Cleopatra e Marco Antonio ad Alessandria, con l’archeologa Kathleen Martinez, e ci sono buone probabilità di scoprirla! Abbiamo trovato ritratti, statue e monete di una delle donne più grandi e intelligenti d’Egitto. Qui in Italia sono amico di Roberto Giacobbo, il divulgatore televisivo, che ha potuto vedere la Sfinge e la piramide di Cheope salendovi sopra, anche se è proibito, insieme a me”.
All’uscita la folla si è radunata – una vera calca – per l’acquisto del libro ma soprattutto per farselo autografare da Zahi Hawass e scattare una foto ricordo con lui.
Un’iniziativa culturale che ha suscitato l’interesse non solo degli adulti, ma anche di molti ragazzi e giovani presenti, segno che la cultura è un vero patrimonio che nutre l’anima, da coltivare, valorizzare, divulgare e diffondere.





















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