ASCOLI PICENO – domenica 15 marzo, presso la Chiesa del Cuore Immacolato di Maria in Ascoli Piceno, dalle ore 21, si è svolta la Stazione Quaresimale. Ulteriore tappa, proposta dal vescovo Gianpiero Palmieri, di questo cammino atto a prepararci spiritualmente alla Pasqua.
La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Palmieri. Presenti il parroco della Chiesa del Cuore Immacolato, padre Floribert Punga Mavunda, alcuni frati dell’Ordine dei Frati minori di Ascoli Piceno ed alcuni sacerdoti della vicaria della città: don Luigi Nardi, don Lino Arcangeli e don Beniamino Ricciotti. Si registra, inoltre, una buona affluenza di fedeli a questa funzione.
Stazione “Statio” Quaresimale, cos’è?
Come introduzione alla celebrazione, il vescovo Palmieri spiega ai fedeli presenti cos’è una Statio: «La Statio è una sosta: l’origine di questa celebrazione è molto antica e fa riferimento a Roma, quando il Papa era solito girare per le chiese della Capitale per, appunto, stazionarvi, sostarvi. Il significato simbolico dietro a questo rito è legato al Santo di cui quella chiesa porta il nome. Invece, nell’itinerario di Quaresima, autorizzato dal Concilio, ci viene proposta una scelta, nelle letture che facciamo, che si concentra su uno dei Misteri di Dio, sulla dimensione del Mistero Pasquale e della nostra Salvezza.
Anche oggi viviamo un momento di Statio: ci fermiamo insieme in una delle chiese delle nostre Diocesi, quella di Ascoli e quella di San Benedetto, e leggiamo il Vangelo del giorno. Inoltre, considerando l’anno giubilare e francescano, è possibile ricevere l’indulgenza di Dio al fine di vivere al meglio, in questo cammino Quaresimale, la pienezza del Dono del Signore».
Omelia del vescovo Palmieri: “Non lasciate che il vostro cuore si indurisca, coltivate i sensi spirituali”
Letti il Salmo ed il Vangelo del giorno, il vescovo Palmieri inizia la sua omelia: «Il Vangelo di oggi ci permette di riflettere sui cosiddetti sensi spirituali: vedere, gustare, sentire, respirare e toccare. Questi sensi sono un qualcosa di fisico con cui noi ci interfacciamo con la realtà; d’altra parte, i sensi spirituali hanno bisogno di una costante guarigione affinché ci facciano interfacciare con la presenza di Dio. Il problema di questi sensi si basano sulla qualità del nostro cuore: quando questo è aperto, allora ci rapportiamo al meglio con Dio; invece, quando esso si indurisce, allora anche il nostro rapporto con Dio diventa più chiuso. Ma a cosa è dovuto questo indurirsi? Spesso all’egocentrismo, alla rabbia oppure alla tristezza, tutte sensazioni che ci spingono ad indurire il nostro cuore; di conseguenza, non respiriamo, non gustiamo, non vediamo, non tocchiamo e non sentiamo, in sintesi: non viviamo.
Il protagonista di questo Vangelo è un uomo cieco dalla nascita: non vede i colori, non vede le persone, non vede assolutamente nulla; per di più la sua cecità era vista come una punizione per i suoi peccati. Se noi entriamo nel cuore di questa persona, per quanto ingiusto, possiamo percepire che lui si sente peccatore ed è per questo che è punito con la cecità. Aggiungiamo poi un’altra caratteristica: sta sempre seduto in un punto di passaggio; infatti, è cieco e, per questo, non può camminare. Riusciamo ad immaginare cosa voglia dire passare la vita a sedere? Per di più, egli passa la vita mendicando. Il termine mendicare, dal latino “menda dicere”, indica l’urlare un proprio bisogno, ciò che gli manca. Si tratta di un termine ancora più “pesante” del chiedere l’elemosina; infatti, immaginate passare la propria vita tenendo a mente ed urlando una vostra mancanza. Nel caso del cieco è proprio la sua vista.
Il passaggio di Gesù cambia: la Sua venuta comporta la guarigione dell’uomo e questa scena è resa ancora più potente dall’ordine di lavarsi presso la piscina di Siloe: essa era un bacino di raccolta dell’acqua, che veniva raccolta e poi versata all’interno del tempio. Qui l’acqua avrebbe fatto riflettere le luci del tempio sulla sua superficie creando un incantevole gioco di luci che richiama al battesimo; infatti, attraverso l’acqua veniamo resi partecipi della Luce di Dio.
Quest’uomo improvvisamente vede, non solo in senso fisico: vede la presenza di Dio in Gesù; tale processo avviene dopo una lunga serie di domande che l’uomo di pone: prima chiede chi sia Gesù, poi comincia a chiedersi se si trattasse di un profeta e, incalzato dai farisei, giunge infine a realizzare che, dietro Gesù, c’è proprio Dio. Qui avviene lo “scontro” con i farisei che, appunto, di contro credono di vedere bene, ma in realtà non vedono».
Il nuovo sguardo di San Francesco
Il vescovo Palmieri chiude l’omelia facendo un esempio di un uomo che, in origine “cieco”, ha ricevuto da Dio un nuovo sguardo, San Francesco d’Assisi: «Francesco, come sappiamo, ad un certo punto della sua vita, cambia il suo sguardo e decide di spogliarsi di tutti i suoi averi e di vivere nella povertà. Tutto questo grazie alla Luce di Dio. Un esempio, particolarmente edificante, della sua vita è quando si trovò ad avere a che fare con i lebbrosi: all’inizio ne era disgustato, ma poi, con il tempo, cominciò a maturare nei loro riguardi uno sguardo colmo di dolcezza».
Liturgia penitenziale
Conclusa l’omelia, il vescovo Palmieri esorta i fedeli a prender parte alla liturgia penitenziale; ciò è stato possibile grazie alla presenza dei sacerdoti della vicaria della città che, sistemandosi nei confessionali o in vari punti della chiesa, hanno aiutato il vescovo nelle confessioni. Le confessioni sono state accompagnate dalle letture di alcuni brani provenienti dal Cantico di Frate Sole di San Francesco, che, inoltre, facevano anche da spunto per l’esame di coscienza.
Ecco le domande:
- Qual è il mio desiderio più vero e più profondo?
- Quanto curo la mia relazione con il Signore ascoltando la sua Parola?
- Come si realizza nella mia vita seguire Gesù?
- Quanto riconosco i doni di Dio nella mia vita?
- Quali sono i miei slanci e le mie debolezze nell’amore?
- Quanto cerco il Signore per fare le scelte alla sua luce?
- Come collaboro nel custodire la Terra?
- Quale rispetto vivo verso ogni creatura che sostiene la mia vita?
- Come vivo il tempo del lavoro ed il tempo del riposo?
- So lasciarmi amare?
- Che rapporto ho con i miei bisogni e quelli degli altri uomini?
- Come vivo i miei affetti e le mie relazioni?
- Come lotto contro la pigrizia e la tristezza?
- In cosa e in chi cerco la vita e il senso di ciò che faccio?
- Come riesco ad essere testimone della gioia del Vangelo
Terminate le confessioni dei singoli penitenti, il vescovo Palmieri ha invitato i presenti al rendimento di grazie e li ha esortati a compiere opere buone, che siano segno e manifestazione della grazia della penitenza nella vita dei singoli e di tutta la Comunità. Viene poi letto il Salmo 138 e, recitata la benedizione finale, il vescovo ha augurato, a tutti presenti, una buona notte.












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