“I cappellani militari sono chiamati a essere lievito nelle forze armate, non funzionari del sacro, ma presenze che condividono la vita, ascoltano le domande, accompagnano le famiglie, sostengono nelle notti difficili e nelle giornate ordinarie”.

Lo ha affermato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nell’omelia della messa solenne celebrata ieri a San Paolo fuori le Mura per l’apertura del Centenario dell’Ordinariato militare per l’Italia. Il porporato ha portato “il cordiale saluto del Santo Padre Leone XIV”, che “è vicino con l’affetto e con la preghiera e incoraggia l’Ordinariato, i suoi cappellani, i militari e le loro famiglie a perseverare in una testimonianza evangelica generosa e umile al servizio della pace e del bene comune”. Commentando il Vangelo di Matteo, il card. Parolin ha individuato “tre fratture che possono insinuarsi in ogni guida spirituale e in ogni istituzione: la distanza tra la parola e la vita, l’uso oppressivo della norma e la ricerca ostentata di riconoscimento”. Ha quindi richiamato il beato Carlo Gnocchi, “cappellano degli Alpini che trasformò l’esperienza del dolore in un’opera di carità instancabile verso i più fragili”, e san Giovanni XXIII, che “maturò tra i militari quella sensibilità che lo portò a proclamare nella Pacem in Terris la pace come sommo bene dell’umanità”.

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