“Allontanare da noi l’interesse di fondare la nostra autostima o il senso della nostra dignità su stereotipi di successo, carriera, posizione o discendenza e recuperare la nostra collocazione davanti a Dio e al fratello”. È l’invito del Papa, nel messaggio per la Giornata mondiale del malato, in cui spiega che “il primato dell’amore divino implica che l’azione dell’uomo sia compiuta senza interesse personale né ricompensa, bensì come manifestazione di un amore che trascende le norme rituali e si traduce in un culto autentico: servire il prossimo e amare Dio nei fatti”. Benedetto XVI diceva che “la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali”, ricorda Leone XIV: “Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio”. “Il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio”, ribadisce il Pontefice sulla scorta di Papa Francesco: “Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, ‘samaritana’, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti”.

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