“Niente ci può separare” dall’amore di Dio. Lo ha garantito il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in Aula Paolo VI e dedicata alla Costituzione conciliare Dei Verbum. “Come possiamo vedere in tutta la Scrittura, nell’Alleanza c’è un primo momento di distanza, in quanto il patto tra Dio e l’uomo rimane sempre asimmetrico”, ha spiegato Leone XIV: “Dio è Dio e noi siamo creature; ma, con la venuta del Figlio nella carne umana, l’Alleanza si apre al suo fine ultimo: in Gesù, Dio ci rende figli e ci chiama a diventare simili a Lui nella nostra pur fragile umanità”. “La nostra somiglianza con Dio – ha precisato il Pontefice – non si raggiunge attraverso la trasgressione e il peccato, come suggerisce il serpente a Eva, ma nella relazione con il Figlio fattosi uomo”. Le parole di Gesù – “vi ho chiamato amici” – sono riprese proprio nella Dei Verbum, che afferma: “Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé”. “Il Dio della Genesi già si intratteneva con i progenitori, dialogando con loro”, si legge ancora nella costituzione conciliare: “e quando con il peccato questo dialogo si interrompe, il Creatore non smette di cercare l’incontro con le sue creature e di stabilire di volta in volta un’alleanza con loro. Nella Rivelazione cristiana, quando cioè Dio per venire a cercarci si fa carne nel suo Figlio, il dialogo che si era interrotto viene ripristinato in maniera definitiva: l’Alleanza è nuova ed eterna, niente ci può separare dal suo amore”.

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