ASCOLI – Ottant’anni di vita, oltre cinquant’anni di sacerdozio e un cammino pastorale che lo ha portato a incontrare comunità, persone e generazioni diverse. Don Carlo Lupi è una figura che ha attraversato una parte importante della storia recente della diocesi di Ascoli Piceno, affiancando al ministero sacerdotale un costante interesse per la memoria e le vicende del territorio. Un impegno che si ritrova anche nella sua attività di ricerca e pubblicazione. Il suo ultimo libro, “La pastorale in prospettiva vocazionale nella diocesi di Ascoli Piceno. Il racconto degli anni dal 1985 al 1995”, edito da Capponi Editore e realizzato con la collaborazione di Barbara De Vecchis e Marida Pulsoni, riporta alla luce un decennio di esperienze, iniziative e percorsi dedicati soprattutto ai giovani e alla ricerca della propria vocazione. Un’occasione per guardare al passato, ma anche per riflettere sul presente e sul futuro della Chiesa.
Don Carlo, ripercorrendo la sua lunga esperienza pastorale, ha sottolineato come fin dall’inizio il suo ministero sia stato segnato dal Concilio Vaticano II e dall’incontro con il Movimento dei Focolari. In che modo l’ideale dell’unità ha influenzato concretamente la sua vita sacerdotale?
L’incontro con il Movimento dei Focolari e con l’ideale dell’unità ha rappresentato davvero la base della mia vita pastorale. Il Concilio Vaticano II ha posto al centro l’idea della Chiesa come “popolo di Dio”, e fin dall’inizio ho cercato di vivere in prima persona l’esperienza di comunione con gli altri sacerdoti. Il mio obiettivo è sempre stato quello di trasmettere questa vita di unità e di comunione in tutte le attività svolte, aiutando le persone a sentirsi parte di una comunità viva.
La sua prima esperienza da parroco l’ha vista impegnata nei paesi di montagna nella zona di Acquasanta, un percorso da cui è nata anche la sua prima pubblicazione, “Come una famiglia”. Come si è concretizzato in quel contesto l’impegno pastorale?
In quei piccoli paesi di montagna ho cercato di svolgere la mia attività creando un clima di famiglia, inteso come una vera e propria comunità di famiglie. Nonostante i limiti e le difficoltà personali, lo sforzo principale è stato proprio quello di dare vita a una comunità unita e accogliente. Questa esperienza è stata poi la base del mio primo libro, “Come una famiglia”.
Ad Acquasanta lei ha gestito per circa trent’anni la colonia montana, un punto di riferimento importante soprattutto per le giovani generazioni. Che ricordo conserva di quell’esperienza prima della chiusura dovuta al sisma?
La colonia ha accolto centinaia di giovani, ragazzi e gruppi di movimenti ecclesiali, specialmente nel periodo estivo per i campi scuola. Negli anni ci siamo impegnati molto nella ristrutturazione e nel miglioramento dell’edificio per renderlo sempre più capace di accogliere. È stata un’esperienza fondamentale di comunione e crescita per tanti ragazzi, fino a quando purtroppo il terremoto ne ha causato la chiusura.
Successivamente lei ha guidato per vent’anni la parrocchia di Folignano, un periodo molto ricco che ha visto la nascita di opere importanti e di un significativo gemellaggio diocesano. Quali sono stati i momenti salienti di quegli anni?
A Folignano abbiamo vissuto uno straordinario spirito di collaborazione con tantissime persone. Tra le realizzazioni principali ci sono state la costruzione della nuova chiesa e l’avvio del gemellaggio con la diocesi di Napoli, legato ai nostri santi patroni. Questa iniziativa si è poi allargata nel 2015 con il gemellaggio tra l’arcidiocesi di Napoli e la diocesi di Ascoli nel nome dei santi patroni. San Gennaro, patrono di Napoli, è anche patrono di Folignano e Sant’Emidio patrono di Ascoli è compatrono di Napoli. E’ stato quindi un cammino di fraternità che ho poi raccontato nel volume pubblicato nel 2021, “La storia di un gemellaggio”.
Più di recente, per dieci anni, lei è stato alla guida della comunità di San Giacomo della Marca ad Ascoli. Che realtà ha trovato e come si è sviluppato il lavoro pastorale?
È stata una comunità molto viva e ricca di gruppi e movimenti ecclesiali. Insieme a bravi animatori e ai parrocchiani, abbiamo lavorato per incrementare la frequenza e la partecipazione alle attività catechistiche e formative. Sono stati dieci anni estremamente intensi e pieni di iniziative condivise.
Veniamo al suo ultimo libro, “La pastorale in prospettiva vocazionale nella diocesi di Ascoli Piceno. Il racconto degli anni dal 1985 al 1995”, scritto con Barbara De Vecchis e Marida Pulsoni. Cosa L’ha spinta a raccogliere e pubblicare la memoria di quel decennio?
Nel corso degli anni ho sempre conservato con cura il materiale, gli appunti e la documentazione fotografica delle varie iniziative pastorali. Insieme a persone esperte che hanno vissuto in prima persona quel periodo, abbiamo ritenuto che questo patrimonio non dovesse andare perduto. È un’opera di Dio, frutto della vita di comunione e del lavoro svolto in sintonia con i vescovi diocesani che si sono susseguiti. Il libro nasce proprio dal desiderio di ringraziare la Signoria di Dio e le comunità per tutto ciò che è stato realizzato.
Qual è il messaggio principale che desidera consegnare ai lettori e alle comunità di oggi attraverso queste pagine?
Tengo a precisare che questa pubblicazione non nasce da una forma di autoreferenzialità, ma dalla volontà di testimoniare un frutto di comunione. Vorrei che questo materiale potesse servire anche in prospettiva futura per la vita della Chiesa. In conclusione, credo valga sempre la pena spendersi per cercare la volontà di Dio e mettere a disposizione i propri talenti al servizio della comunità, al di là delle preoccupazioni o dei propri limiti, lasciando che sia Dio a operare nella nostra vita.