ASCOLI PICENO – «Oggi la comunità cristiana vuole fermarsi e pregare. Sente il bisogno di ascoltare nuovamente la Parola di Dio, che è Parola di vita, Parola Pasquale; inoltre, sente il bisogno di affidare al Signore tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle che hanno vissuto l’esperienza della morte. Sentiamo il bisogno, con questa Liturgia, di pregare per tutte quelle persone che hanno donato la loro vita per il bene di tutti, per il nostro Paese e per la nostra città».
Con queste parole toccanti monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, ha introdotto la solenne celebrazione dedicata ai caduti. Il rito si è tenuto lunedì 2 novembre, a partire dalle ore 10:30, nella cornice intima e raccolta della Cappella del Cimitero Comunale di Ascoli Piceno.
La funzione, presieduta dal Vescovo Gianpiero e assistita dal diacono Giuseppe Golia, si è svolta in un’atmosfera di profondo e silenzioso rispetto. Nonostante la mattinata fosse segnata da un cielo plumbeo e da una pioggia battente, una folta rappresentanza delle massime autorità civili e militari del territorio ha sfidato il maltempo pur di stringersi attorno al ricordo di chi ha sacrificato la propria esistenza per la comunità. Tra i presenti, in prima fila, spiccavano le figure istituzionali di Massimiliano Brugni, vicesindaco di Ascoli Piceno, e di Nicola Mozzoni, sindaco di San Benedetto del Tronto, venuti a testimoniare il legame indissolubile tra le istituzioni e la memoria storica locale.
“La celebrazione della Vita che vince la Morte”. Omelia del Vescovo Gianpiero
Dopo la proclamazione delle Letture e del Vangelo del giorno, il vescovo Palmieri ha offerto alla platea una profonda riflessione teologica ed esistenziale incentrata sul mistero della perdita e sulla certezza della speranza pasquale:
«La celebrazione, che verrà fatta, come ogni anno, questo pomeriggio, è molto sentita da tutti ed è una celebrazione pasquale: è la celebrazione della Vita che vince la Morte, è la celebrazione della Vittoria di Dio sul Male e sul Peccato nel mondo, è lo Spirito del Risorto che, dalla tomba in Gerusalemme, si sprigiona sul Mondo intero.
Non c’è essere o cuore umano in cui lo Spirito di Dio non sia presente; c’è dunque il segno di una forza che trascina l’Universo: questo è la tomba di Gerusalemme, luogo della Resurrezione di Gesù da dove è sprigionata questa energia di vita che è andata a diffondersi in ogni angolo del mondo.
Noi oggi, di fronte al mistero della Morte, ci troviamo con tristezza, magari per la nostalgia di qualcuno di caro, ed abbiamo una riflessione che ci si scatena dentro: sappiamo quanto è preziosa questa riflessione ma, nello stesso tempo, viviamo questo sentimento di nostalgia.
Immagine molto forte è quella data dalla Prima Lettura di Giobbe, il quale è molto arrabbiato con Dio, perché non ha speranza verso la Morte. Pensate che in Israele non c’è speranza nella vita dopo la morte e c’è questo sentimento di “delusione” nei confronti di Dio, come a voler dire “Bell’amico che sei. Noi moriremo e finiremo nella polvere. Tu ci cercherai e non ci troverai più. Perché, Signore, permetti che io muoia?”. Tuttavia, Giobbe, che resterà arrabbiato con Dio, non essendo convinto che ci sarà una vita dopo la morte, ha come un dubbio e sono le seguenti parole: “Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro (Gb 19, 1.23-27a)”.
Chiediamo a Dio, nostro Signore, di permetterci di abbracciare, di incontrare e continuare a custodire le persone che custodiamo nel cuore e per le quali abbiamo nostalgia».
La Preghiera del Caduto e i massimi onori
A conclusione della liturgia eucaristica, lo spazio della cappella è stato avvolto da un silenzio solenne per la recita della Preghiera del Caduto. Un momento di altissimo impatto emotivo, scandito dal gesto formale e rigoroso dei gonfalonieri che hanno “inchinato” i vessilli delle rispettive istituzioni, mentre le autorità militari in alta uniforme e i rappresentanti civili si irrigidivano nel saluto d’onore, unendo idealmente il presente al sacrificio del passato.
Il pellegrinaggio della memoria
Terminato il rito al coperto, la cerimonia si è trasformata in una suggestiva processione itinerante. Un lungo corteo di ombrelli aperti e gonfaloni bagnati dalla pioggia ha seguito i passi del Vescovo Gianpiero attraverso i viali alberati del Cimitero Comunale.
La delegazione ha fatto tappa in tre luoghi simbolo del camposanto ascolano, tappe fondamentali della memoria collettiva:
- Il Muro dei Partigiani, per ricordare la lotta per la libertà.
- Il Monumento ai Caduti, tributo a tutti i soldati che non sono più tornati a casa.
- Il Famedio, tempio monumentale dei cittadini illustri della città.
In ognuna di queste stazioni cariche di storia, il Vescovo ha sollevato l’aspersorio per la solenne benedizione con l’acqua benedetta, mentre i rappresentanti delle forze armate e delle amministrazioni civili si sono fermati per un deferente saluto militare e istituzionale, suggellando una mattinata di intensa partecipazione e profondo raccoglimento.



























































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