ACQUAVIVA PICENA – Domenica 1° novembre, alle ore 11, don Tiziano Napoletani ha fatto il suo ingresso nella parrocchia di San Nicolò di Acquaviva Picena. Tanti i fedeli che hanno gremito la chiesa, sfidando anche il maltempo per dare un caloroso benvenuto al nuovo parroco.
È stata una giornata di festa, iniziata con la presentazione del nuovo parroco da parte del vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, monsignor Gianpiero Palmieri. Nello stesso momento è stato presentato anche il collaboratore, don Tojonirina Andriansolo, chiamato familiarmente don Tuju.
È stato poi il sindaco di Acquaviva Picena, Sante Infriccioli, a rivolgere il saluto ufficiale a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità:
«Carissimo don Tiziano, sono qui a portare i saluti dell’Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza di Acquaviva Picena che, come puoi vedere, è oggi presente numerosa e ansiosa di conoscere e abbracciare il suo nuovo parroco. Ringrazio di cuore monsignor Gianpiero Palmieri per essere qui con noi e per averti accompagnato all’inizio di questo nuovo viaggio pastorale. Ci siamo già conosciuti quasi un mese fa, in occasione dell’inaugurazione della nuova mensa presso l’asilo, ed è una grande gioia poterti riabbracciare oggi di fronte all’intera comunità parrocchiale.
Accogliendoti tra noi, desidero salutare con affetto anche la comunità di Castignano, da cui provieni, qui presente con il sindaco Fabio Polini, che saluto. Sappiamo quanto siano stati preziosi gli anni trascorsi a Castignano, prendendoti cura delle persone e dei luoghi di culto, fino a diventare a tutti gli effetti, come dice il sindaco Polini, castignanese al 100%. Tuttavia, conoscendo le radici acquavivane della tua famiglia, diciamo che Castignano ti ha tenuto solo in prestito. Per te oggi è, a tutti gli effetti, un bellissimo ritorno a casa.
Come Amministrazione comunale crediamo fortemente nel valore del dialogo e della collaborazione. Ciascuno nel rispetto delle proprie responsabilità, ti assicuriamo la massima disponibilità a lavorare insieme per il bene comune di Acquaviva Picena, pronti a fare squadra per camminare al tuo fianco con entusiasmo, al servizio di tutta la comunità. Benvenuto, don Tiziano!».
Prima della celebrazione, i presbiteri, i diaconi Giovanni Bettoni ed Emanuele Imbrescia e i ministranti che avrebbero servito all’altare sono partiti in processione dall’Oratorio, raggiungendo la chiesa intitolata a San Nicolò, dove si è svolta la santa Messa.
Il vescovo Palmieri ha presieduto la celebrazione eucaristica, alla quale hanno partecipato don Luigino Scarponi, don Roberto Traini, padre Mario Genco, priore della comunità degli Agostiniani Scalzi di Acquaviva Picena, e padre Wilfred Shiyghan Dubila. Tra i numerosi fedeli presenti figuravano il sindaco di Acquaviva Picena, Sante Infriccioli, il sindaco di Castignano, Fabio Polini, i rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Acquaviva Picena, delle associazioni religiose e laicali del paese, i componenti del Consiglio pastorale, i bambini e i ragazzi del catechismo con i loro educatori, il gruppo Scout di Acquaviva Picena e una nutrita rappresentanza della comunità di Castignano.
«Carissimi, accogliamo con gioia don Tiziano e preghiamo per lui e per questa comunità parrocchiale. Abbiamo cominciato questa liturgia invocando lo Spirito Santo e non potevamo fare di meglio: è lo Spirito che guida la Chiesa, è lo Spirito che guida questa comunità. Noi vogliamo, con tanta docilità, metterci in ascolto dello Spirito Santo, lasciarci ispirare da lui e lasciarci guidare da lui. Chiediamo al Signore la grazia di camminare sempre nelle vie che ha preparato per noi».
Con queste parole il vescovo Gianpiero ha dato inizio alla santa Messa. In seguito, don Luigino Scarponi, responsabile del Clero delle Diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, ha letto il decreto di nomina.
Il rito d’ingresso prevede momenti particolari e simbolici. Don Tiziano ha quindi compiuto alcuni gesti significativi: l’aspersione dei fedeli con l’acqua del fonte battesimale, la venerazione del sacro altare con il bacio e l’incensazione dell’altare, dell’icona della Beata Vergine Maria e del busto di San Nicolò. È stato poi il momento del Gloria, il canto di festa della comunità cristiana, e della proclamazione della Parola di Dio.
L’omelia del vescovo Palmieri è stata l’occasione per riflettere sulla testimonianza dei santi, nella solennità di Tutti i Santi, ricordando anche le tante persone che hanno santificato la propria vita senza che i loro nomi siano diventati conosciuti come quelli di altri.
«Carissimi, è davvero bellissima la nostra vita cristiana, è davvero straordinario essere discepoli di Gesù e camminare dietro di lui. I primi cristiani non si chiamavano nemmeno cristiani: si chiamavano, come dicono gli Atti degli Apostoli, “quelli in cammino”, “quelli della via”. Cioè quelli che camminano dietro a Gesù, quelli che percorrono la strada che Gesù ha tracciato e mettono i loro piedi sulle impronte da lui lasciate. E questa è la vita cristiana.
Prima, mentre davo l’aspersorio a don Tiziano, gli ho detto: “Accompagna questa comunità, accompagna i discepoli di Cristo dal fonte battesimale alla mensa eucaristica”. È un’immagine molto bella del compito del parroco: accompagnare dal fonte battesimale, ricordandoci continuamente chi siamo. E Giovanni, nella seconda lettura, lo dice in maniera molto forte: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio! E lo siamo davvero”.
Questo cammino umano da figli di Dio, dietro a Gesù, ha una meta che non ci è stata ancora rivelata, come dice Giovanni: “Una cosa è certa: quando saremo nell’aldilà saremo simili a Dio, perché lo vedremo così come egli è”. Nella Bibbia non si può vedere Dio e rimanere in vita: questa era l’idea di Israele. Invece, seguendo Gesù, scopriamo che un giorno vedremo Dio faccia a faccia, senza morire, ma anzi vivendo per sempre.
Il cammino cristiano è dunque legato al fonte battesimale, che ci dice chi siamo: siamo figli di Dio. E il compito del parroco, ma non soltanto del parroco, bensì di ciascuno di noi nei confronti degli altri, è ricordarci che siamo figli di Dio. Guardate, lo dico sempre ai ragazzi cresimandi: i guai cominciano quando pensiamo di essere meno che figli di Dio. Lì cominciano i guai, quando pensiamo di non valere nulla, perché in quei momenti ci aggrappiamo a tutto quello che ci dà l’impressione di offrirci un po’ di vita, un po’ di potere, un po’ di soldi, un po’ di successo. Ci aggrappiamo a questo e il nostro volto di figli di Dio si deforma.
Allo stesso tempo, il nostro cammino cristiano è accompagnato dalla partecipazione alla mensa eucaristica, come facciamo oggi. Lì scopriamo che non solo siamo figli di Dio, ma abbiamo anche dei fratelli: siamo una comunità cristiana. L’Eucaristia che celebriamo la domenica ce lo ricorda. Perché celebriamo la Messa la domenica? Per fare un favore a Dio? Per ringraziarlo un po’? No, per ricordarci chi siamo: figli di Dio e fratelli tra di noi.
E guardate che, nel giro di sette giorni, ce lo siamo già dimenticati. Incominciamo a essere aggressivi con gli altri, a usarli, a manipolarli, a disprezzare noi stessi. In una settimana può succedere di tutto e, quando ci ritroviamo insieme nell’Eucaristia, lo facciamo per ricordarci del fonte battesimale e della mensa eucaristica. Siamo un solo corpo con il Signore Gesù risorto, siamo figli di Dio, siamo fratelli tra di noi, siamo una comunità, siamo la Chiesa radunata dal Signore risorto.
Quello che siamo chiamati a vivere come comunità cristiana è lo spirito delle Beatitudini, la bellissima pagina evangelica di oggi. Questo ci dice che il cammino cristiano, il cammino del discepolo, è un cammino di beatitudine, cioè di gioia. La gioia che il Signore offre è una gioia molto profonda, non è l’allegria un po’ frizzantina di certe situazioni. No, la gioia che il Signore ci offre è una gioia profonda del cuore, che nasce dal sapere che camminiamo con lui, che percorriamo la via dei figli di Dio e quella del bene.
È la serenità del cuore di chi sa di aver scelto la perla preziosa, il tesoro nascosto, la cosa giusta nella vita, anche se si fatica moltissimo, anche se si soffre, anche se normalmente un discepolo di Gesù paga di persona. Anche quando avviene tutto questo, niente ci può togliere questa gioia profonda.
L’ultimo Papa ad aver scritto un’intera enciclica sulla gioia è stato San Paolo VI, con la Gaudete in Domino, un’enciclica bellissima sulla gioia dei cristiani. In essa si sottolinea che questa gioia può rimanere nel cuore anche al di là e al di sotto delle nostre fatiche.
E allora quello che noi chiediamo al Signore è proprio questo: donaci la tua beatitudine, quella che nasce dai doni che ci fai e che vengono elencati nella seconda parte delle Beatitudini. Sarai beato, sarai felice, perché saprai di far parte del Regno di Dio su questa terra, perché troverai misericordia e imparerai a donarla. Se sarai semplice di cuore, semplice significa senza pieghe, cioè se non sarai doppio, ipocrita, se sarai una persona trasparente, allora vedrai Dio. Sentirai che la tua fame e sete di giustizia sarà saziata. Sentirai che anche nei momenti di afflizione sperimenterai una grande gioia e che persino nelle persecuzioni non perderai la pace.
Quello che Dio ci promette nella seconda parte delle Beatitudini e che ci spinge a vivere la prima è qualcosa di profondamente allettante: è la gioia, la gioia profonda del cuore, quella che ci accompagna sempre, fino all’ultimo dei nostri giorni. È la gioia di chi vive con il Signore Gesù un cammino di santità.
La festa di Tutti i Santi ci ricorda che il cammino di santità è un cammino nel quale permettiamo allo Spirito Santo di plasmare il nostro cuore. Questo è il cammino di santità. Siamo tutti santi nel senso che siamo tutti partecipi del dono di Dio, che è lo Spirito Santo. E, nello stesso tempo, questo dono è una chiamata: che la tua vita possa essere vissuta nella gioia e che il tuo volto assomigli sempre più a quello di Cristo in questo mondo. Questo è il nostro cammino, fratelli, è la bellezza del nostro essere discepoli di Gesù.
Allora, il presbitero non è Superman, il prete non è il tuttologo e non è nemmeno una persona senza difetti. Noi abbiamo visto troppi Don Matteo in televisione e quindi pensiamo che il parroco sia anche una specie di investigatore che risolve tutti i mali. Tiziano, lo dico apertamente: non è così. Siamo rivestiti di una profonda fragilità, abbiamo le nostre debolezze, come ognuno ha le proprie. Però abbiamo, e anche Tiziano ce l’ha, una grande passione per il Vangelo.
Per questo prima vi ho benedetti con il Vangelo, perché è l’unica cosa che ci tiene uniti: la presenza del Signore, la sua Parola, l’Eucaristia che celebreremo su questo altare. È lui il centro. E un presbitero si sceglie tra quelli innamorati del Signore. E basta questo: è già tanto per essere un buon parroco.
So che avete accolto don Tiziano con molto affetto: non solo con l’applauso, ma anche con l’escavatore lungo la strada. Lo volevate proprio far sentire a casa! Quando l’abbiamo visto ci siamo messi a ridere e, insieme a Tiziano, dicevamo: “Per spianare le colline e riempire le valli”, come dice Isaia.
Ecco, carissimi, buon cammino, buon cammino iniziale con don Tiziano, aiutato da don Tuju. Don Tuju viene da un paese lontano, il Madagascar. È una persona solare, ha dato una grande mano a Martinsicuro e gli ho chiesto di venire qui per dare una mano a voi e a don Tiziano, insieme ai sacerdoti Agostiniani. E allora, carissimi, buon cammino a tutti».
Prima della conclusione della santa Messa, sia la comunità di Acquaviva Picena sia quella di Castignano hanno voluto rivolgere il proprio saluto a don Tiziano. A prendere per prima la parola è stata Serena Tassotti, capo scout e membro del Consiglio pastorale, che ha portato il benvenuto a nome del Consiglio e dell’intera comunità parrocchiale:
«Carissimo don Tiziano, a nome di tutta la comunità parrocchiale di Acquaviva Picena, ti doniamo il nostro più caloroso e affettuoso benvenuto. La tua nomina è stata una piacevole sorpresa, che ha dissipato i dubbi e l’inevitabile ansia legati a questo nuovo inizio.
Il Signore, che fa nuove tutte le cose, spesso apre strade inaspettate al nostro cammino e ci chiede nuovi passi. Ma, in questo andare, fa strada con noi, si fa nostro compagno e, se tardiamo, ci aspetta. Averti con noi è un dono di grazia. Ti ringraziamo allora per il tuo generoso “sì” a questa nuova missione. E ringraziamo il nostro vescovo per averti scelto e chiamato a servire la nostra comunità.
È una felice opportunità che ci permette di affrontare con maggiore serenità le sfide e le novità che ogni inizio reca con sé. Siamo pronti a camminare insieme, a condividere le gioie, le fatiche e le speranze del ministero pastorale che oggi ti viene affidato. Siamo pronti a collaborare con entusiasmo e a sostenerti con la preghiera.
Siamo certi che, con la cura, l’attenzione e il rispetto reciproci, sotto l’azione vivificante dello Spirito Santo, vedremo crescere la nostra fede e la nostra comunità. Siamo gente generosa e semplice e, con il tempo, imparerai ad apprezzare la nostra schiettezza e la nostra genuinità.
Le tue radici più profonde attestano un’intima unione con il tessuto vitale del popolo di Acquaviva Picena. Già sentiamo che sei uno di noi e desideriamo farti sentire sempre più parte di questa comunità, perché tu possa essere custode delle nostre tradizioni e guida sicura verso il futuro.
Poiché chi ti conosce bene ti descrive come uomo di Dio e gran lavoratore, per facilitarti questo compito ti doniamo una cassetta degli attrezzi ben fornita, che simbolicamente esprime la nostra volontà di aiutarti, mettendoti a disposizione gli utensili necessari per questo lieve ma importante impegno.
Buon lavoro e buona strada, don Tiziano!
Accogliamo con entusiasmo anche don Tojonirina Andriansolo, o più semplicemente Tuju, il collaboratore per la pastorale che il nostro vescovo ha affiancato al tuo ministero. Lo ringraziamo con affetto per il suo “sì” a questa nuova avventura.
Certi che sia lo Spirito a guidare il nostro cammino, sarà facile fare strada insieme e altrettanto facile sarà scoprire come sia proprio la diversità dei carismi, delle vocazioni e dei ministeri ad arricchirci.
Il Signore vi sostenga e benedica il vostro cammino in mezzo a noi e la Vergine Maria vi accompagni sempre nel vostro prezioso ministero».
In seguito, Piero, membro della comunità di Castignano, ha letto il saluto che don Vincenzo, impossibilitato a lasciare la parrocchia di Castignano, ha voluto rivolgere a don Tiziano:
«Don Tiziano carissimo, permettimi di salutarti a nome mio personale e di tutta la parrocchia di Castignano.
Vogliamo dirti grazie per i tuoi anni trascorsi a Castignano, la tua prima parrocchia come parroco, il tuo primo amore, la tua prima esperienza. Hai dato 16 anni della tua vita per guidare, in nome di Cristo Buon Pastore, questa comunità. Hai proclamato la Parola del Signore, hai amministrato i sacramenti, hai educato bambini e giovani, sei stato vicino a quanti avevano bisogno di consolazione.
Hai anche reso più belli e confortevoli i locali parrocchiali, ci hai messo anima e corpo. E questo ti fa onore. Sappi che lasci a Castignano tanta stima e tanto affetto per te.
Anch’io ti ringrazio come confratello e come castignanese. Ti dico che ti stimo più di quanto tu possa immaginare. Mi dispiace che tu lasci Castignano. Mi sarebbe piaciuto continuare a seguire la nostra parrocchia, con te come parroco e io come aiuto, ma il vento dell’obbedienza stimola la tua barca altrove, nella bella parrocchia di Acquaviva.
Il Signore ti accompagni, ti benedica e ti stia vicino nel tuo nuovo campo di ministero. Non ti dimenticare di noi, come noi non ci dimenticheremo di te.
A nome di tutti i castignanesi e mio personale, ti abbraccio con affetto e, ancora una volta, ti rinnovo il mio grazie e la mia fraterna amicizia. Don Vincenzo».
Infine, don Tiziano ha salutato i presenti con queste parole:
«Non ho scritto niente perché voglio parlare con il cuore. Quando ho visto l’escavatore qui sotto, a proposito dell’escavatore, mi sono messo a girare intorno e ho cercato il fiocco con la scritta “Per don Tiziano”. Mi sembrava troppo bello! Proprio il giorno del mio ingresso ho trovato un escavatore qui sotto. Però evidentemente devo scavare altre cose, devo scavare dentro le anime: questo è il compito che mi è stato assegnato.
Sono contento di questo nuovo incarico. Abbiate tanta pazienza con me, ve lo dico subito. Mi dovete accompagnare come un bambino in tutte le cose, quindi, in questo tempo, accompagnatemi e istruitimi su tutte le cose che ci sono da fare. Io sono emotivo, quindi prima dicevo al diacono di dirmi tutto quello che dovevo fare, perché a volte l’emozione mi supera.
Voglio dire solo questo: un grande grazie, scritto a lettere grandi, alla comunità di Castignano, che mi ha visto nascere e dove sono stato seminarista, diacono, sacerdote e parroco. Quindi grazie a Castignano.
Naturalmente il primo amore non si scorda mai, ma il cuore è talmente grande, l’amore è talmente immenso che riuscirò ad amare anche voi, visto che già guardandovi negli occhi si vede che un po’ mi volete bene. Poi, con il tempo, ci conosceremo e faremo grandi cose. Speriamo!
Sostenetemi, questo vi chiedo. Solo un aiuto, solo questo vi chiedo. Ce la possiamo fare?
E poi qui ad Acquaviva Picena ho mia zia, mio babbo riposa nel cimitero di questo paese: insomma, sono un po’ di casa. Ricordo che, quand’ero piccolo, andavo a fare il bagno nella piscina dell’Abbadetta.
Cresciamo insieme, aiutatemi a crescere e sarà una bella avventura».
Prima della benedizione, monsignor Palmieri ha concluso la celebrazione con un ultimo richiamo al significato del rito d’ingresso:
«Rimane solo un segno nella liturgia dell’ingresso del nuovo parroco: il parroco si siede sulla sedia dove sono io, il luogo della presidenza, che è il luogo del servizio. L’ultimo posto scelto da Gesù».
Dopo la preghiera del vescovo Palmieri, don Tiziano si è quindi seduto sulla poltrona della presidenza.
La comunità parrocchiale, oltre a don Tiziano, ha voluto fare un regalo anche a don Tuju, per dargli il benvenuto e ringraziarlo per il servizio che svolgerà ad Acquaviva Picena.
La liturgia è stata arricchita dal coro parrocchiale, diretto dalla maestra Graziella Angellotti, mentre all’organo ha suonato il maestro Tiziana Neroni.
Al termine della celebrazione, tutti i presenti sono stati invitati a un momento conviviale, preparato grazie alla collaborazione delle diverse realtà della ristorazione del territorio acquavivano.





























































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