(Foto: Nuovo Dialogo)

“Con questa intenzione vi invito a dedicare un tempo di adorazione eucaristica il prossimo 6 novembre, primo venerdì del mese, così da chiedere al Signore che nella nostra diocesi, il diritto alla vita e alla salute non venga più messo in contrapposizione con quello al lavoro”. Lo scrive l’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, in una lettera datata ieri, 29 ottobre, il giorno in cui la Corte di Cassazione ha confermato lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva. Le Sezioni unite civili hanno respinto i ricorsi di Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia contro il decreto con cui a luglio la Corte d’appello di Milano, accogliendo le richieste di cittadini e associazioni di Taranto, aveva disposto la fermata degli impianti. Al centro della decisione ci sono le circa 2.140 tonnellate di amianto ancora presenti negli altiforni, che l’autorizzazione ambientale del 2017 imponeva di rimuovere entro agosto 2023. Per i giudici il diritto al lavoro è “un diritto al lavoro salubre e sicuro” e salute e lavoro “non possono essere contrapposti”. L’ultimo altoforno, finora tenuto in pre-riscaldo, dovrà essere spento, con termine fissato al 15 dicembre. Il gruppo conta quasi 10mila dipendenti. “Vogliamo affrontare la dolorosa situazione che colpisce il nostro territorio, dove il patire di chi è afflitto dalla malattia o piange per un lutto viene abbinata al timore di chi attende notizie certe a proposito del futuro che riguarda il proprio lavoro”, scrive mons. Miniero, ricordando che nel Messaggio per l’inizio dell’anno pastorale invitava “tutti ad osservare attentamente la realtà con lo sguardo di chi ha fede e sa di poter affidare al Signore affanni e sofferenze”. E aggiunge: “Il cristiano spera in Dio e con la bisaccia piena del seme buono che è la sua Parola, gli affida la propria comunità”. “Preghiamo insieme, perché nessuno più si ammali a causa del ‘dolore che arrechiamo alla nostra sorella e madre Terra’ e perché anche a Taranto il lavoro sia dignitoso e libero da pericoli nel suo esercizio”, prosegue l’arcivescovo, che cita l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Allo stesso testo affida la speranza: “Anche per la nostra comunità ‘non tutto è perduto, perché gli esseri umani… possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento…Dio continua ad incoraggiare l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza’”. La lettera si chiude così: “Il Signore che ci ha fatti ‘a sua immagine’ continui a mostrarci il suo volto benevolo”.