Di Lucilio Santoni
Oggi tutti sono in diritto/dovere di prendere la parola. In questo assistiti anche da software e intelligenze artificiali. Ma è sempre più difficile capire a chi quelle parole sono destinate. Utenti? Clienti? Elettori? Pazienti? Follower?
Si dice che siamo la società dell’immagine ma, in realtà, a circolare sono soprattutto parole. Che però, spesso, non incontrano nessuno. Mentre l’atto del parlare dovrebbe custodire proprio il luogo dell’incontro con l’altro.
Nella regola benedettina esiste un passaggio che ci può aiutare a capire: “Sic stemus ad psallendum, ut mens nostra concordet voci nostrae”. Che tradotto significa “così partecipiamo alla salmodia in modo tale che l’intima disposizione dell’animo si armonizzi con la nostra voce”. Quel “mens” è importante, vuol denotare l’adesione del nostro essere a ciò che viene cantato nei salmi. Quello che ci chiede è l’adesione del nostro essere ad una verità che è esterna al nostro essere ma in certo qual modo, per citare Sant’Agostino, lo abita in modo profondissimo. Ci si chiede la docilità di fronte alla Parola di Dio e il farsi parlare da essa, piuttosto che cercare di sovrastarla con i nostri pensieri.
Vale a dire, siamo chiamati prima ad ascoltare e dopo aver ascoltato per lungo tempo, forse possiamo parlare.
Non stupisce allora che, fin dalle prime pagine della Genesi, all’uomo venga affidato un compito che dice molto di questo passaggio dall’ascolto alla parola: dare un nome alle cose. Dio, infatti, conduce davanti a Adamo gli esseri viventi “per vedere come li avrebbe chiamati”.
Dare forma al mondo e costruire il pensiero attraverso le parole.
Infatti, nominare significa distinguere, riconoscere e dare forma. Una parola permette di separare una cosa dall’altra e di trasformare ciò che è indistinto in qualcosa che può essere compreso e condiviso.
Le parole, poi, non si limitano a definire il reale nominandolo: contribuiscono a costruire il pensiero. Più una lingua permette di precisare e mettere in relazione concetti diversi, più ampio e complesso può diventare lo spazio in cui il pensiero si muove.
In conclusione, possiamo dire che le parole non ci mancano e saranno sempre più numerose, appropriate, finanche premurose; sta a noi ricercare chi ne pronunci una che contenga il nostro nome e resti poi in silenzio a risponderne.