DIOCESI – Le radici spirituali dell’Europa, il dolore dei giovani e la pace come criterio per costruire il futuro. Sono stati questi alcuni dei temi al centro dell’intervento di monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, al convegno dedicato alla presentazione del volume Un codice per una nuova Europa, svoltosi venerdì 23 ottobre nella Facoltà di Economia “G. Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche, ad Ancona.
Il volume, curato da Paolo Magnolfi, Sebastiano Nerozzi e Nicoletta Parisi, con la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi e un testo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nasce dall’impegno di numerosi esperti e accademici e si propone di alimentare una riflessione condivisa sul futuro dell’Europa.
Nel suo intervento, monsignor Palmieri, delegato della Conferenza episcopale marchigiana per la Pastorale sociale e del lavoro, ha sottolineato come le radici spirituali non siano un elemento accessorio, ma rappresentino le motivazioni profonde che orientano le persone e le comunità. Per questo, ha osservato, non basta elaborare progetti e principi: occorre anche comprendere quale spiritualità attraversi oggi la vita e il cuore delle persone.
Particolare attenzione è stata dedicata alla condizione dei giovani. Richiamando un’indagine sugli adolescenti realizzata nelle diocesi del Piceno con il contributo della professoressa Paola Bignardi, il vescovo ha evidenziato come dietro alcuni fenomeni di violenza e disagio si nasconda una sofferenza più profonda. «Il tema è il dolore dei giovani», ha ricordato, mettendo in guardia dal rischio di affrontare queste manifestazioni soltanto attraverso la repressione, senza interrogarsi sulle loro cause.
Dietro la sofferenza degli adolescenti, secondo Palmieri, emergono anche la mancanza di riferimenti adulti significativi e una forte esigenza educativa. Un compito che riguarda anche la comunità cristiana e che richiede ascolto, accompagnamento e attenzione alle domande di senso delle nuove generazioni.
Un secondo passaggio ha riguardato la vocazione dell’Europa come «maestra di pace». Richiamando le riflessioni del cardinale Zuppi, il vescovo ha ricordato che la costruzione europea ha contribuito a garantire la pace e che oggi, in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni, l’Europa è chiamata a riscoprire questa responsabilità. Per farlo, ha bisogno di rafforzare la propria unità, contrastare nazionalismi e divisioni e promuovere una cultura della fraternità e della riconciliazione, alternativa alla logica della forza.
«Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono», ha richiamato Palmieri, citando san Giovanni Paolo II. Un principio che, nella sua riflessione, conserva una particolare attualità e può offrire una direzione anche alle scelte politiche e istituzionali.
Il vescovo ha quindi sottolineato il valore concreto del Codice per una nuova Europa, che non si limita a richiamare principi etici, ma propone un’architettura politica ed economica capace di tradurli in scelte. Tra i temi affrontati figurano un mercato unico più integrato, gli investimenti nella ricerca e nelle tecnologie strategiche, la cooperazione tra gli Stati e una crescita sostenibile e inclusiva.
In questo quadro, Palmieri ha ribadito che la pace deve diventare un criterio fondamentale per valutare l’esercizio del potere: occorre chiedersi se le decisioni siano realmente al servizio della pace e della persona. Ha inoltre richiamato l’importanza di tutelare le politiche sociali, contrastando povertà, esclusione e disuguaglianze territoriali.
In conclusione, il vescovo ha indicato nella capacità di tradurre i principi della dottrina sociale della Chiesa in proposte adeguate alle sfide contemporanee una responsabilità decisiva. Ha richiamato, in particolare, l’esigenza di unire il lavoro culturale e politico a un impegno educativo capace di raggiungere il cuore delle nuove generazioni.
Ascoltare i giovani, accompagnarli nelle loro domande e aiutarli a costruire legami significativi significa, dunque, contribuire anche alla costruzione di una società più giusta e di un’Europa capace di vivere la pace non soltanto come ideale, ma come concreta prospettiva di futuro.