L’estremismo jihadista in Africa, la repressione politica in Nicaragua e il controllo totalitario della Corea del Nord sono tra i principali fattori che aggravano la condizione dei cristiani nel mondo. Lo evidenzia il rapporto “Perseguitati e dimenticati? 2024-2026” di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), diffuso oggi. Il Mali oggi occupa il quinto posto mondiale per impatto del terrorismo. Nelle aree controllate dagli islamisti, ai cristiani vengono imposte tasse religiose, regole di comportamento e pressioni per convertirsi all’islam. In alcune zone la persecuzione è tale da rendere impossibile la permanenza delle comunità cristiane. Gli estremisti prendono di mira chiese, pastori e fedeli, spesso accusati di essere agenti dell’Occidente. In Mozambico, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, teatro dell’insurrezione jihadista dal 2017, circa mille cristiani sarebbero stati uccisi. Acs documenta decapitazioni, rapimenti di bambini, distruzione di chiese e villaggi. I gruppi affiliati allo Stato Islamico puntano all’istituzione di un califfato e considerano la presenza cristiana un ostacolo ai loro obiettivi. Il Rapporto definisce “disastrosa” la libertà religiosa in Nicaragua, dove, dal 2018, la repressione del governo contro la Chiesa cattolica e altre comunità cristiane si è intensificata. Secondo Acs, oltre 1.000 aggressioni hanno colpito la Chiesa, con arresti, espulsioni, espropri e chiusure di istituzioni ecclesiastiche. Più di 260 religiosi sono stati costretti all’esilio, tra loro il presidente della Conferenza episcopale, mons. Carlos Enrique Herrera. Nel 2026 il governo ha vietato migliaia di processioni della Settimana Santa e bloccato ordinazioni sacerdotali in alcune diocesi. La Corea del Nord rimane uno dei luoghi più ostili al mondo per i cristiani. Sebbene la Costituzione garantisca formalmente la libertà religiosa, la repressione è parte integrante del sistema statale. Possedere una Bibbia, pregare o partecipare a celebrazioni religiose può comportare carcere, torture e lavori forzati. Acs riferisce che i cristiani costituiscono una quota significativa dei detenuti nei campi di prigionia e che molti sono costretti a nascondere la propria fede perfino ai familiari più stretti. Il numero complessivo dei prigionieri politici potrebbe arrivare a 190.000 persone.

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