Foto di Emanuele Santori
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La danza incontra la pittura, il vento anima una scenografia storica e le opere raccontano un Mario Lupo diverso da quello più conosciuto dal pubblico. È stata inaugurata ieri alla Palazzina Azzurra «MARE ALTRO», terza e ultima tappa del progetto LUPO100 – Centenario Mario Lupo 1926-2026, promosso da ENDECA | Agitatore Culturale ETS. Nonostante il tempo incerto, numerosi visitatori hanno partecipato all’apertura, affollando il giardino e le sale espositive.
Dopo «MARE PRIMO», a Giulianova, città natale dell’artista, e «MARE TUTTO», ad Ancona, luogo della sua formazione, il percorso celebrativo è approdato a San Benedetto del Tronto, città nella quale Lupo visse e raggiunse la maturità artistica. La nuova esposizione invita a superare l’immagine più familiare del pittore, legata alle marine, ai gabbiani e alle donne in attesa, per esplorarne la ricerca sperimentale, il sentimento religioso e la riflessione sulla fragilità umana.
La danza e una scenografia ritrovata
Ad aprire il pomeriggio, nel giardino della Palazzina Azzurra, è stato «METAMORFOSI DI LINFA – Omaggio a Mario Lupo», spettacolo con coreografia di Fabrizia Limone, interpretato dagli allievi della Scuola DanzaSIA, diretta da Maria Pia Francucci.
La performance, ispirata al balletto Gli olivastri di Torre Mileto, si è svolta davanti alla monumentale scenografia dipinta da Mario Lupo quarant’anni fa per lo stesso spettacolo, realizzato insieme a Caterina Ricci. La tela, custodita per decenni da Attilio Angelini, è stata rimontata per l’occasione, restituendo al pubblico un tassello significativo della storia artistica del maestro.
Le raffiche di vento hanno mosso leggermente la scenografia, creando un dialogo inatteso tra pittura, danza e natura. Una suggestione ripresa dallo storico dell’arte Claudio Strinati, ospite dell’inaugurazione, che ha paragonato la tela a una vela capace di prendere aria, quasi che la scenografia partecipasse al movimento dei danzatori.
L’arte come espressione dell’amore per la vita
Ad accogliere il pubblico è stata Rosalba Rossi, presidente di ENDECA e curatrice del progetto LUPO100. Sono intervenuti il sindaco Nicola Mozzoni, padre Giancarlo Corsini, vicario generale della Diocesi del Piceno, Maristella Lupo, figlia dell’artista, e gli storici dell’arte Nunzio Giustozzi, Marino Capretti e Claudio Strinati.
Il sindaco Mozzoni ha sottolineato il valore dell’iniziativa per la città e la partecipazione registrata nonostante le temperature autunnali. «L’inaugurazione di una mostra che per noi veramente dà valore alla città», ha affermato, ringraziando gli organizzatori e Strinati per la sua presenza. Il primo cittadino ha inoltre anticipato possibili novità nel programma durante il periodo espositivo, in particolare in prossimità delle festività natalizie.
Di particolare intensità l’intervento di padre Giancarlo Corsini, che ha proposto una lettura spirituale delle opere religiose di Lupo, soffermandosi sulla sofferenza, sulla compassione e sulla resurrezione. Nelle rappresentazioni del Cristo, il sacerdote ha individuato l’immagine di un’umanità ferita: «Il Cristo che sta sulle spine, come a prendere su di sé tutto il dolore del mondo, tutte le spine di una umanità ferita».
Una riflessione che ha richiamato anche le sofferenze provocate dalle guerre contemporanee e che si è concentrata sul significato dell’amore: «Non è il sacrificio che salva, ma è l’amore che salva».
Corsini ha quindi richiamato il simbolismo dei gabbiani, presenza ricorrente nell’immaginario dell’artista. Il loro volo, raffigurato sotto il crocifisso, diventa immagine della vita che trionfa sulla morte: «È il Risorto, il Vivente, la vita che trionfa».
Il rapporto tra arte ed esistenza è stato al centro anche dell’intervento di Claudio Strinati, che ha ricostruito alcuni passaggi della vita di Lupo, dalle difficoltà dell’infanzia e della giovinezza ai lavori più umili, fino all’affermazione della sua vocazione artistica.
«Tutta la vita di Mario Lupo, tutta, quella non artistica e quella artistica, da quello che almeno ho capito, è improntata a questo: l’amore», ha osservato lo storico dell’arte. La pittura emerge così come una necessità interiore, capace di trasformare le esperienze personali in linguaggio espressivo. «In un certo senso quest’uomo è un emblema di questo pensiero. Come se il destino gli avesse progettato la vita affinché facesse quello che ha fatto», ha aggiunto Strinati.
Maristella Lupo: «Qui troverete la vera anima di mio padre»
Tra i momenti più partecipati, l’intervento di Maristella Lupo, che ha ricordato il legame tra l’artista e San Benedetto del Tronto, città nella quale il padre trovò una nuova casa umana e culturale.
«San Benedetto del Tronto è stato il felice approdo di mio padre, dove lui, arrivando da Ancona, ha trovato un’accoglienza che forse non si aspettava», ha raccontato. «Mio padre, con le sue opere, è arrivato al cuore dei sambenedettesi. I sambenedettesi si sono riconosciuti nell’opera di mio padre e mio padre si è ritrovato nella cultura sambenedettese, nella cultura marinara di San Benedetto».
La mostra nasce proprio dalla volontà di presentare al pubblico le molteplici sfaccettature dell’artista. «Voi conoscete Mario Lupo, le sue donne in attesa, i suoi gabbiani, i suoi paesaggi, le sue marine. Io questa sera vi farò vedere altro, perché secondo me un artista va conosciuto in tutte le sue sfaccettature», ha spiegato la figlia, aggiungendo: «Questa sera voi qui dentro troverete la vera anima di mio padre».
Maristella Lupo ha inoltre ricordato il legame tra la pittura paterna e la tragedia del motopeschereccio Rodi del 1970, annunciando l’intenzione di promuovere, insieme a ENDECA e al Circolo dei Sambenedettesi, un’iniziativa dedicata alle donne della marineria locale, figure centrali nell’ispirazione dell’artista.
Un Lupo sperimentale, tra materia, luce e spiritualità
Curata da Nunzio Giustozzi, Marino Capretti e Rosalba Rossi, «MARE ALTRO» riunisce opere che consentono di approfondire aspetti meno conosciuti della produzione di Lupo, anche grazie a prestiti di collezionisti privati. Tra queste figura una composizione monumentale con un volo di gabbiani, larga circa 3,80 metri.
«È un Lupo che non ti aspetti. Per esempio, un Lupo dal profondo sentire religioso», ha spiegato Nunzio Giustozzi, soffermandosi sul rapporto dell’artista con la poesia di padre David Maria Turoldo, sulla rappresentazione della sofferenza e della carità e sull’identificazione di Cristo con gli ultimi, spesso rappresentati attraverso i marinai che non fanno ritorno.
Marino Capretti ha invece posto l’accento sulla sperimentazione, che attraversa materiali diversi, dai metalli al vetro, e indaga le relazioni tra materia, luce e colore. Una ricerca che si apre anche alla dimensione del sacro e alla fragilità dell’esistenza. «È un Mario Lupo che ci parla di una dimensione nuova, altra», ha osservato.
Il catalogo del centenario e il docufilm
Nel corso dell’inaugurazione è stato presentato anche il catalogo LUPO100, illustrato da Franco Mercuri, cofondatore di ENDECA e responsabile del progetto grafico del centenario.
Il volume, di 340 pagine, raccoglie le riproduzioni delle opere esposte nelle tre mostre, realizzate grazie al lavoro fotografico di Emanuele Santori, e immagini provenienti dall’archivio storico della famiglia Lupo. Accanto ai saggi dei curatori e al contributo critico di Strinati, trovano spazio una ricostruzione biografica, un’antologia critica, una sezione bibliografica ed espositiva e un approfondimento sul docufilm Mario Lupo – La mia vita per l’arte, diretto da Giacomo Cagnetti e Rovero Impiglia.
L’opera cinematografica, presentata in anteprima nazionale l’11 luglio, è stata selezionata al Vesuvio International Movie Awards 2026, al Trapani Film Festival, al CineOFF International Independent Film Festival e all’Asti International Film Festival. Il documentario contribuisce a trasmettere alle nuove generazioni il messaggio umano dell’artista: credere nelle proprie capacità, affrontare le difficoltà e continuare a inseguire i propri sogni.
Il catalogo è stato accolto con interesse anche al termine della cerimonia, quando numerosi visitatori si sono messi in fila al bookshop curato dalla Libreria Nave Cervo di San Benedetto del Tronto per acquistare il volume.
All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore alla Cultura Cinzia Campanelli, i consiglieri comunali Rosaria Falco e Giuseppe Formentini, rappresentanti della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza, esponenti del mondo culturale e artistico e una delegazione del Circolo dei Sambenedettesi. Presenti anche i rappresentanti di alcune delle realtà imprenditoriali che hanno sostenuto il progetto.
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro e l’apertura delle sale al pubblico. L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio della Regione Marche e della Città di San Benedetto del Tronto.
«MARE ALTRO» resterà visitabile alla Palazzina Azzurra fino al 31 gennaio 2027. La mostra conclude il percorso espositivo di LUPO100 nell’anno in cui ricorre anche il quarantesimo anniversario del Monumento al Gabbiano Jonathan Livingston, realizzato da Mario Lupo nel 1986 e diventato uno dei simboli della città. Un’occasione per rileggere l’opera del maestro non soltanto attraverso le immagini più note, ma anche attraverso la ricerca, la spiritualità e il profondo legame con la comunità sambenedettese.