DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.
«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento».
Ma quello di cui ci parla Gesù è un grande e primo comandamento che non possiamo trasformare in puro sentimentalismo romantico. Per questo Gesù stesso si affretta a dire che ne esiste un secondo: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Gesù non fa una classifica, il secondo comandamento non viene dopo il primo perché meno importante. Il secondo non aggiunge nulla al primo ma lo specifica, lo attualizza. Si ama Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente amando il prossimo.
Con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente non significa, quindi, che Dio debba occupare tutto lo spazio del mio cuore, della mia anima e della mia mente, per cui non vi è più possibilità di amare altro.
Se Dio ci riempie cuore, anima e mente è per renderci capaci di andare oltre Dio, oltre noi stessi, ossia verso l’altro.
“La distanza più breve tra Dio e l’uomo passa per il prossimo”, diceva un filosofo e teologo russo.
E questa non è un’idea, una filantropia, un vago sentire.
La prima lettura ci aiuta ad essere molto concreti: non molesterai il forestiero, non lo opprimerai, non maltratterai la vedova e l’orfano, non ti comporterai da usuraio, non ti approprierai di ciò che non è tuo. È questo che chiede il Signore.
L’amore si misura sul bene fatto, sui gesti che hanno portato e dato vita, sulle parole che hanno aiutato.
E Gesù termina con queste parole: «Da questi comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Dal comandamento dell’amore dipende tutto il resto, i piani pastorali, le strutture, i carismi, i ministeri, le scelte, le norme, i ruoli, la missione. Se prima e dentro non c’è l’amore, rendiamo assente Dio.
Un’ultima considerazione: può sembrare strano parlare di “comandamento, comando” quando ci si riferisce all’amore. L’amore richiama concetti come desiderio, libertà, entusiasmo.
Gesù ci vuole dire che, ciò di cui sta parlando non è un sentimento spontaneo che, può o non può sgorgare dal nostro cuore. Sempre domenica scorsa parlavamo, se vi ricordate, della quotidiana fatica di amare. L’amore di cui ci parla Gesù, infatti, è quello che non esige il contraccambio, che è donato a chiunque sempre, senza alcun limite, fino al nemico. E’ l’amore da chiedere con insistenza a Dio nella preghiera.
«Ti amo, Signore, mia forza», canta il salmista: che questo amore diventi per noi concretezza di vita, così come è stato per la comunità di Tessalonica, a cui Paolo scrive. Uomini e donne che si sono lasciati rivestire dell’amore di Dio, un amore, una fede, una testimonianza che, come leggiamo nella seconda lettura, risuonano e vivono «dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne».




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