Di Lucilio Santoni
In un presente segnato dall’eclissi delle grandi utopie novecentesche e da una sfiducia ormai “virale” nei confronti del futuro, la possibile via d’uscita giunge proprio dall’esperienza cristiana: riscoprire la gioia creativa del vivere.
Dalla fragilità delle democrazie all’inquietante rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale, dai dispositivi di controllo che permeano la vita quotidiana alla ridefinizione dei legami di genere, è sempre più necessario, oltre a uno sguardo critico sul mondo, soprattutto uno slancio vitale, dato dal mettersi in relazione con l’infinito.
Alcuni pensatori parlano di resistenza, altri di resilienza. Ma il punto fondamentale è la gioia creativa. Cioè, non basta semplicemente opporsi, non basta rifiutare le logiche del sistema aspettando che questo imploda da sé o che qualcun altro provveda a smantellarlo: creare con gioia significa assumere un ruolo attivo nella costruzione di nuove forme di vita e di comunità.
Il neoliberismo, con la sua fede nella prestazione e nell’efficienza, ha trasformato l’uomo occidentale in una sorta di automa fragile e cinico. Gli apparati burocratici lo hanno svuotato di senso. Le logiche dei mercati capitalistici gli hanno tolto lo sguardo verso il trascendente.
È allora necessario recuperare il senso del sacro e, contemporaneamente, riconoscere nel limite non un ostacolo, ma un valore capace di proteggerci. È necessario riconoscere che la rassegnazione e l’impotenza sono due passioni tristi, che impediscono allo sguardo di sporgersi oltre il visibile, favorendo invece solamente il senso di un’imminente catastrofe.
Pur in un presente pieno di fratture e traumi, l’esperienza cristiana percorre la via della speranza. Ossia che non è possibile attendere un futuro migliore dato dalla tecnica o dalla politica, ma è necessario cercare nel presente gli spazi concreti in cui agire, creare legami, proteggere gli altri e costruire qualcosa. Vicinanza, biografia e incontro con il volto umano costituiscono il terreno di un impegno radicato nel mondo: non una fuga dalla realtà, dunque, ma un diverso modo di abitarla e trasformarla.




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