MARTINSICURO – Sotto i campi di Martinsicuro, tra terreni agricoli, strade e il terrapieno della ferrovia, si celano ancora i resti di un’antica città romana. È Truentum, conosciuta anche come Castrum Truentinum, un insediamento sorto alla foce del Tronto, al confine tra Abruzzo e Marche, la cui storia è legata alle principali vie di comunicazione dell’Adriatico e dell’Italia centrale. Oggi, a distanza di secoli dalla sua scomparsa, nuove indagini geofisiche cercano di riportare alla luce, almeno attraverso le tecnologie, ciò che gli scavi archeologici del passato non hanno ancora raggiunto.
La città, ricordata da autori antichi come Cicerone, Strabone e Plinio il Vecchio, occupava una posizione strategica. Qui arrivava la via Salaria, una delle più antiche strade consolari romane, che collegava Roma all’Adriatico attraversando l’Appennino, mentre lungo la costa correva la direttrice che univa Ancona a Brindisi. Truentum disponeva inoltre di un approdo alla foce del fiume, allora navigabile per alcuni chilometri verso l’interno.
Per secoli si perse la memoria dell’esatta ubicazione dell’antico centro. La sua identificazione certa risale al periodo compreso tra il 1991 e il 1993, quando l’area archeologica fu individuata a Martinsicuro, in località Case Feriozzi. Tra il 1991 e il 1995 la Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Abruzzo condusse quattro campagne di scavo sotto la direzione di Andrea R. Staffa. Nel 2001 l’area fu sottoposta a vincolo archeologico con decreto ministeriale. Successivamente, tra il 2003 e il 2004, le ricerche furono estese al vicino Colle di Marzio, dove sorgeva un abitato dell’età del Bronzo, considerato all’origine del successivo insediamento.
Gli scavi restituirono un quadro significativo della vita della città romana. Vennero alla luce un quartiere commerciale, una strada basolata, magazzini, portici, botteghe e abitazioni, oltre a un edificio pubblico lungo più di 50 metri, identificato come macellum, il mercato cittadino. Tra i reperti emersero anche alcune dita in bronzo appartenenti a una statua a grandezza naturale, una piccola arula in pietra decorata con un delfino e un’anfora, nonché utensili in bronzo e osso utilizzati per riparare le reti da pesca, testimonianza delle attività legate al fiume e all’approdo.
Tra la fine del IV e l’inizio del V secolo Truentum divenne anche sede vescovile. Uno dei suoi vescovi, Vitale, fu inviato a Costantinopoli come legato pontificio. Nel XVI secolo, sul sito dell’antico insediamento, furono costruiti il Torrione e la Casa Doganale, tradizionalmente collegati all’intervento dell’imperatore Carlo V. Quest’ultimo edificio ospita oggi l’Antiquarium, dove sono conservati i reperti provenienti dagli scavi.
Quanto emerso finora, tuttavia, riguarda soltanto una porzione limitata della città antica. Gran parte dell’insediamento potrebbe essere ancora conservata sotto i depositi accumulati nel corso dei secoli. Da qui la decisione dell’amministrazione comunale di avviare una nuova fase di indagini, affidandosi a tecniche non invasive per conoscere meglio l’estensione e l’organizzazione dell’area archeologica.
«Gran parte di Truentum giace ancora sotto i campi, le strade e il terrapieno della ferrovia ed è nostro preciso obiettivo indagare e valorizzare questo patrimonio di inestimabile valore. Per questo abbiamo deciso di avviare nuove indagini geofisiche, con l’obiettivo di capire che cosa si conservi nei settori della città non ancora raggiunti dagli scavi e pianificare le azioni future», spiegano Giuseppina Camaioni, consigliera delegata alla Cultura, e Valentina Coccia, consigliera delegata alla valorizzazione dell’area archeologica.
Le rilevazioni si sono svolte dal 21 al 24 settembre 2026 e hanno interessato cinque aree, per una superficie complessiva di circa tre ettari. Sono stati acquisiti 364 profili paralleli, per una lunghezza totale di circa 27 chilometri.
La tecnologia utilizzata è quella del georadar, uno strumento che invia nel sottosuolo brevi impulsi elettromagnetici e registra i segnali riflessi dagli strati e dagli elementi che presentano caratteristiche differenti. In questo modo è possibile individuare eventuali anomalie riconducibili, per esempio, a muri, pavimentazioni o riempimenti di antiche fosse, senza dover ricorrere immediatamente a scavi.
Per le indagini di Martinsicuro è stata scelta un’antenna da 160 MHz. Rispetto a quelle a frequenza più elevata, offre un livello di dettaglio inferiore, ma consente alle onde di raggiungere profondità maggiori. Una scelta dettata dalle caratteristiche del sito, dove i resti della città romana sono sepolti sotto spessi depositi alluvionali e colluviali.
Il progetto è stato realizzato grazie all’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo e alla collaborazione di diversi soggetti. Tra questi figurano la funzionaria archeologa della Soprintendenza, Gilda Assenti, il sindaco Massimo Vagnoni e l’amministrazione comunale di Martinsicuro, i proprietari dei terreni interessati dalle indagini e il presidente del Gruppo Archeologico del Medio Adriatico, Pasquale Tucci. Le rilevazioni sono state eseguite dalla società archeologica ABACO su incarico del Comune.
I dati raccolti sono attualmente in fase di elaborazione. Soltanto al termine delle analisi sarà possibile stabilire se le rilevazioni abbiano individuato tracce riconducibili a strade, edifici o all’antico porto. I risultati saranno quindi confrontati con la documentazione degli scavi precedenti e presentati pubblicamente nel corso di un incontro dedicato.
«Martinsicuro custodisce un patrimonio archeologico che rappresenta una parte fondamentale della nostra identità e delle nostre radici», sottolinea il sindaco Massimo Vagnoni. «Come amministrazione crediamo fortemente nella necessità di investire nella riscoperta della nostra storia, attraverso la collaborazione con gli enti competenti e il mondo della ricerca. L’auspicio è che questo lavoro possa aprire nuove prospettive per la valorizzazione culturale e turistica del nostro territorio».
La città romana, dunque, non ha ancora svelato tutti i suoi segreti. Il georadar rappresenta un primo passo per delineare ciò che resta nascosto nel sottosuolo e orientare le future ricerche. Saranno le analisi dei dati a dire quanto di quell’antico centro sia ancora leggibile sotto la Martinsicuro di oggi.