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Castorano e Marino del Tronto, Don Fidelis: “Il coraggio e la visione di Papa Francesco sono la mia ispirazione”

DIOCESI – A seguito della presentazione del suo libro Diplomazia religiosa e pace mondiale – L’eredità diplomatica, morale e geopolitica del pontificato di papa Francesco, tenutasi nei giorni scorsi presso il salone della chiesa di Santa Madre Teresa di Calcutta, a San Silvestro, frazione del comune di Castorano, e salone della chiesa di San Benedetto Abate, a Marino del Tronto, abbiamo intervistato don Fidelis Patrick Udo.

È stata una piacevole chiacchierata, durante la quale abbiamo parlato delle motivazioni che hanno spinto il presbitero a scrivere il volume, della scelta di approfondire proprio il pontificato del compianto papa Francesco e del messaggio del Pontefice che lo ha maggiormente colpito. Abbiamo affrontato anche il ruolo delle religioni nella promozione della pace e la speranza che il sacerdote nutre riguardo al contributo che il suo libro potrà offrire ai lettori.

Non è il primo libro scritto da don Fidelis: al suo attivo c’è già un’altra opera, la prima in lingua italiana, Figli della Pace, presentata lo scorso anno, sempre a Castorano.

Chi è don Fidelis?

Don Fidelis Patrick Udo è nato in Nigeria, nello Stato di Akwa Ibom, dove il 4 novembre 2017 è stato ordinato sacerdote dal vescovo John Ebebe Ayah, nella diocesi di Uyo.

Nel 2020 è stato mandato a Roma per studiare Scienze della pace e cooperazione internazionale presso la Pontificia Università Lateranense. Nel 2022 è entrato nella diocesi di Ascoli Piceno, grazie alla disponibilità del vescovo Gianpiero Palmieri. Qui ha collaborato con le comunità parrocchiali di Castel di Lama e Piattoni, di Colli del Tronto e Castorano e, attualmente, con quelle di Villa Pigna e Marino del Tronto.

Curiosità, motivazione e desiderio: così nasce il libro di don Fidelis

«Curiosità, motivazione e desiderio. Sono queste le tre parole che mi hanno spinto a scrivere questo libro.

Con curiosità intendo la voglia di scoprire il contributo della religione, dei suoi attori e delle sue istituzioni negli affari globali. Il mio percorso accademico mi ha aiutato molto ad accrescere questa curiosità.

Il desiderio è stato quello di rendere omaggio a papa Francesco nel primo anniversario della sua scomparsa.

La motivazione nasce dal mio percorso accademico e dalle persone che ho incontrato: la comunità di Colli del Tronto e Castorano e il movimento “Figli della Pace”, nato lo scorso anno in quella comunità in seguito alla presentazione del mio libro. Altre motivazioni mi sono venute dal vescovo Gianpiero, che mi ha concesso l’imprimatur per la pubblicazione, e dal magnifico rettore della Pontificia Università Lateranense, sua eccellenza monsignor Alfonso Vincenzo Amarante, che ha scritto la prefazione del volume».

Una voce per chi non ha voce: il coraggio di Francesco lo ha reso un grande attore religioso

«Il coraggio e la visione di papa Francesco sono stati per me uno stimolo e un’ispirazione. All’inizio volevo approfondire la conoscenza degli “attori” religiosi e ho trovato in papa Francesco una figura coraggiosa, che corrispondeva all’immagine che avevo in mente.

Il compianto Pontefice è stato per me un modello, un visionario che ha offerto un esempio di coraggio in un periodo molto delicato: basti pensare alla guerra tra Russia e Ucraina o alla pandemia. Avevamo bisogno di un uomo capace di parlare con coraggio e amore.

Un ulteriore stimolo è stata la visione di Francesco nell’ambito della diplomazia educativa. Nel promuovere, nel 2018, il ciclo di studi in Scienze della pace presso la Pontificia Università Lateranense, il Papa sottolineava l’importanza dell’interdisciplinarità come metodo capace di favorire una formazione integrale.

Nella sua visione, l’istruzione è multidimensionale e più feconda. L’interdisciplinarità, infatti, non è soltanto uno strumento di ricerca, ma anche un approccio alla vita: la realtà è complessa e occorre guardare le cose da prospettive diverse, per evitare il rischio di interpretare la storia esclusivamente dal punto di vista di chi non sa ascoltare gli altri.

In conclusione, ho trovato nel coraggio di Francesco, nella sua capacità di rivolgersi alle autorità e di condannare la corsa agli armamenti, una “voce per chi non ha voce”: una voce morale di cui c’era bisogno. Ecco perché ho deciso di approfondire in questo libro la figura di Francesco come attore religioso».

Che cos’è la diplomazia della misericordia?

«Papa Francesco ha trasmesso molti insegnamenti attraverso le sue encicliche, come Laudato si’, che affronta la dimensione strutturale della pace, e Fratelli tutti, che approfondisce un’altra dimensione della pace, quella interpersonale. Anche i suoi messaggi per la Giornata mondiale della pace sono sempre stati forti e attuali.

Ciò che mi colpisce maggiormente è la diplomazia della misericordia. Siamo abituati a parlare di misericordia, ma non sempre a metterla in pratica. Papa Francesco ha ampliato questa virtù cristiana, portandola da un ambito privato e teologico a una dimensione diplomatica e politica.

Il teologo Walter Kasper ha approfondito la dimensione teologica di questo concetto, sottolineando come la misericordia sia stata una parola chiave del pontificato di Francesco. Il compianto Papa ha elevato la misericordia da semplice virtù a categoria diplomatica e politica, insistendo sulla necessità che essa orienti le attività delle nazioni e dei loro leader.

La misericordia diventa così un correttivo del nazionalismo, del legalismo e dell’istituzionalismo, perché questi, quando sono privi di coscienza e moralità, possono minare la dignità della persona umana e favorire l’egoismo, il consumismo e tutto ciò che alimenta i conflitti.

Radicata nell’empatia, la diplomazia della misericordia ci aiuta a comprendere ciò che vivono i nostri fratelli e le nostre sorelle, senza pregiudizi. Questo principio è stato ribadito anche da papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica Humanitas, nella quale, secondo quanto riportato, si sottolinea che la Chiesa deve privilegiare il punto di vista delle vittime. La diplomazia della misericordia è il messaggio più grande che papa Francesco ha lasciato a questa generazione».

La religione: incubatrice di moralità e artefice della pace

«La religione dovrebbe essere una campana capace di risvegliare le coscienze. Religione significa legarsi a un oggetto di riferimento dell’adorazione che, per noi cristiani, è il Dio trino e unico.

La religione crea un legame tra tre realtà che, secondo il pensiero di sant’Agostino d’Ippona, possono essere individuate nell’io, in Dio e nel mio fratello. A mio parere, possiamo costruire un triangolo a partire da questo legame: devo essere unito a Dio, ma, se non mi collego anche a mio fratello, il concetto stesso di religione diventa inutile.

Si tratta di diplomazia religiosa. Papa Francesco ne ha parlato ampiamente nell’enciclica Fratelli tutti, presentandola come arte del dialogo, dell’incontro e della fraternità.

Questi sono i veicoli attraverso i quali la religione opera in ambito internazionale e globale. Essa dovrebbe essere una campana capace non soltanto di risvegliare la coscienza individuale, ma anche quella dei leader e dei responsabili delle nazioni, in ogni settore, affinché agiscano con coscienza a favore della dignità della persona umana e della pace nel mondo.

La religione ha il compito di risvegliare la coscienza della persona, orientandola all’empatia e ai valori cristiani. Lo ricorda anche l’enciclica Pacem in terris di papa Giovanni XXIII, che ha sottolineato l’importanza dell’amore, della giustizia, della libertà e del rispetto dei diritti umani come pilastri della pace mondiale.

La religione ha il dovere di risvegliare la società rispetto all’importanza dell’amore, della libertà, della giustizia e del rispetto dei diritti umani. Ecco perché papa Francesco ha sempre richiamato alla fraternità universale.

In conclusione, la religione deve essere incubatrice di moralità e artefice della pace».

Mostrare che la religione è coscienza della società, non fanatismo e terrore

«Questo libro è rivolto a tutti. Durante la stesura, pensavo sia a chi desiderava approfondire il ruolo della religione, sia a chi la considera una reliquia del passato, associandola al fanatismo e al terrore.

Il volume vuole contribuire a riorientare lo sguardo verso gli aspetti positivi della religione e verso il contributo dei suoi attori e delle sue istituzioni. Lo raccomando anche ai ragazzi, che stanno cercando di comprendere la religione e il mondo che li circonda. Il pubblico a cui mi rivolgo è ampio e non ci sono limiti.

La mia speranza è quella di favorire un cambiamento di mentalità e di aiutare le persone a riconoscere gli aspetti positivi del contributo della religione. Essa, infatti, non è soltanto associata al terrorismo e alla divisione: senza il suo apporto, la società rischia di perdere un riferimento fondamentale, perché la religione è coscienza della società».

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001. Diplomato presso il Liceo Classico "Francesco Stabili" di Ascoli Piceno nel 2020. Laurea Triennale in Lettere Classiche ottenuta presso UNIMC nel 2023 Laurea Magistrale in Filologia Classica ottenuta presso UNIMC nel 2026