Di Don Marco
SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Sono ormai dappertutto, disseminati nell’Unità pastorale Santegidiese, tre manifesti che hanno tutti la stessa origine: un Ottobre missionario proteso verso la Nuova evangelizzazione, in un contesto ormai scristianizzato. Si pensava che un neopaganesimo potesse esprimere meglio l’esigenza sociale di cimentarsi, con autosufficienza, nel raggiungimento di una felicità terrena. Ma la realtà ci restituisce un’impietosa condizione di solitudine, non-senso e disperazione rispetto alle attese prospettate.
Tre manifesti (il richiamo al titolo di un famoso film del 2017 è pienamente voluto) costituiscono dunque una chiara presa di posizione della comunità cristiana dell’Unità pastorale Santegidiese riguardo al tempo presente. È l’amore della Chiesa di Cristo, «Una, Santa, Cattolica, Apostolica» e dunque naturalmente sinodale, che, «opportuno o inopportuno» che sia, attesta, annuncia e professa che a noi cattolici interessa la natura umana, con i suoi travagli, le sue domande, le sue aspirazioni profonde e la riscoperta della sua bellezza intrinseca, che le deriva dalla sua nobile origine. La natura umana, infatti, è immagine e somiglianza di Dio, e niente potrà mai tornare a ricoprire il velo della sua relazione con Dio: quel velo che l’Unigenito Figlio, Gesù Cristo, ha definitivamente squarciato con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione.
Questi tre manifesti sono una lieta provocazione, una dichiarazione d’amore verso chi non ha conosciuto Cristo, chi forse lo ha smarrito o non aveva mai considerato che Cristo e il Regno di Dio possono improvvisamente farsi vicini, raggiungere e illuminare la nostra vita attraverso l’annuncio evangelico: l’annuncio che, da Maria fino a oggi, risuona nel cuore di ogni essere umano.
Che cosa ci chiede il Signore, se non di annunciare dai tetti ciò che un tempo si poteva sussurrare nelle stanze delle nostre famiglie cristiane? Che Cristo, Figlio di Dio, è venuto nel mondo e ha preso la nostra carne, crescendo nella buona terra che è il grembo della Vergine Maria. Si è fatto uomo per assumere lo strazio dell’ultimo e del peggiore di tutti, per incarnare il dolore di chi è stato distrutto dal peccato del mondo, per abbracciare chi non è splendido, non è amabile e non è ammirabile. Per accogliere nel suo amore chi non è ritenuto adeguato, chi non è considerato e chi, infine, viene scartato.
Mentre l’uomo vuole diventare un dio, a Dio è piaciuto farsi uomo. Questo è l’annuncio cristiano.
La Nuova evangelizzazione non intende annunciare qualcosa di nuovo. «Nuovo» è, invece, il contesto storico in cui ci troviamo: un cambiamento epocale di carattere neopagano. Perciò obbediamo all’esortazione di san Paolo: «Annuncia la Parola in ogni occasione, opportuna e non opportuna» (2 Tm 4,2).
La Nuova evangelizzazione non dipende dall’opportunità del momento, ma dal mandato permanente di Cristo: «Andate e annunciate a ogni creatura» l’amore di Dio.
Questi tre manifesti testimoniano che «la Chiesa esiste per evangelizzare» (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, n. 14).