SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quattro spettacoli, quattro poetiche differenti e un filo conduttore: la necessità di guardare il mondo da un altro punto di vista. Torna con la sua 32ª edizione l’Incontro Nazionale dei Teatri Invisibili, una rassegna che mette al centro il valore del teatro come luogo di incontro, libertà espressiva e immaginazione.
Il programma di quest’anno potrebbe essere racchiuso nel sottotitolo «I venerdì degli Invisibili: quattro modi diversi di intendere il teatro e il suo rapporto con la vita». Dal recupero della tradizione popolare alla trasformazione degli oggetti quotidiani in strumenti di fantasia, dalle voci femminili del mito greco alla riflessione sulla solitudine, gli appuntamenti propongono altrettanti percorsi per interrogare il presente senza offrire risposte preconfezionate.
La rassegna prenderà il via venerdì 23 ottobre alle ore 21 al Teatro Concordia con Lucia Vasini e Mistero Buffo. Il patrimonio della tradizione popolare, reso celebre dal lavoro di Dario Fo e Franca Rame, torna a essere uno strumento per leggere la società, metterne in luce le contraddizioni e interrogare il potere. Attraverso i monologhi femminili di Franca Rame, Lucia Vasini raccoglie questa eredità e la restituisce al pubblico con una nuova interpretazione. La tradizione, in questa prospettiva, non è qualcosa da custodire immutato, ma una materia viva, capace di parlare anche al presente.
Il secondo appuntamento è in programma venerdì 30 ottobre, sempre alle ore 21 al Teatro Concordia, con la compagnia I Sacchi di Sabbia e lo spettacolo Sandokan o la fine dell’avventura. Qui il teatro si affida al gioco e alla forza dell’immaginazione: una semplice cucina diventa lo scenario delle avventure ispirate all’universo narrativo di Emilio Salgari, mentre ortaggi e utensili si trasformano in protagonisti di mondi inattesi. La comicità e l’inventiva dimostrano come la scena non abbia bisogno di mostrare tutto per coinvolgere lo spettatore: a volte è sufficiente suggerire, lasciando che sia la fantasia a completare il racconto.
Venerdì 6 novembre, alle ore 21 al Teatro Concordia, sarà la volta del Teatro Lanciavicchio con Odissea, un viaggio ancora. Il mito di Ulisse viene riletto attraverso le voci femminili di Penelope, Circe, Calipso e Cassandra. La prospettiva si sposta così dalle imprese degli eroi alle esperienze di chi resta, attende, perde e cerca di dare un senso agli eventi. Il viaggio e la guerra assumono nuovi significati attraverso le storie di donne spesso lasciate ai margini della narrazione, in un percorso che mette in dialogo il mito antico e le domande del presente.
La rassegna si concluderà venerdì 13 novembre, alle ore 21 alla Sala Kursaal, con Matteo Belli e Solità. Al centro dello spettacolo c’è la solitudine, esplorata non soltanto come assenza o mancanza, ma anche come occasione per conoscersi e ritrovare una relazione con se stessi. Attraverso personaggi sorprendenti, frammenti narrativi e ironia, l’attore trasforma una riflessione intima in un’esperienza che coinvolge il pubblico e apre interrogativi sulla condizione umana.
Trentadue anni per dare voce al teatro meno visibile
Il nome Teatri Invisibili racchiude una contraddizione: il teatro nasce per essere visto e incontrare il pubblico, eppure molte compagnie, attrici, attori e autori faticano ancora a trovare spazio, attenzione e continuità. Sono realtà che spesso lavorano con risorse limitate, costruiscono autonomamente le occasioni per andare in scena e incontrano gli spettatori nei teatri di provincia, nelle sale più piccole e in luoghi dove l’offerta culturale fatica ad arrivare.
Si tratta di artisti che scrivono i propri testi, recuperano la memoria della tradizione, sperimentano linguaggi e affrontano temi che non sempre trovano spazio nei circuiti culturali più frequentati. La loro invisibilità non è necessariamente legata alla qualità del lavoro, ma alle difficoltà di accesso ai canali di distribuzione, alle risorse economiche e agli strumenti di promozione.
Questa condizione comporta ostacoli concreti: meno occasioni di programmazione, difficoltà nel raggiungere nuovi spettatori e la necessità di conciliare la ricerca artistica con la ricerca di spazi e finanziamenti. Al tempo stesso, in alcuni casi, la distanza dalle logiche commerciali può lasciare margini di libertà per sperimentare e seguire percorsi meno convenzionali.
Trentadue edizioni raccontano una storia di continuità e di resistenza culturale. Gli Invisibili sono artisti che continuano a provare, studiare, viaggiare e incontrare il pubblico, senza avere la certezza di essere riconosciuti. Il loro lavoro consiste anche nel cercare nuove parole per raccontare il presente, recuperare storie dimenticate e costruire una relazione con gli spettatori che non si esaurisca nell’applauso finale.
L’Incontro Nazionale dei Teatri Invisibili non intende celebrare la marginalità in quanto tale, ma richiamare l’attenzione sul valore di esperienze che rischiano di rimanere fuori dallo sguardo collettivo. Raggiungere la 32ª edizione significa custodire una storia e, insieme, rinnovare una domanda: c’è ancora bisogno di un teatro capace di andare controcorrente, cercare il proprio pubblico e aprire prospettive inedite?
La risposta passa anche dai quattro spettacoli in programma. Perché la vitalità del teatro non si misura soltanto dalla sua visibilità, ma dalla capacità di suscitare domande, alimentare l’immaginazione e creare occasioni autentiche di incontro.




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