MARCHE – Dieci anni dopo il terremoto che ha profondamente segnato il Centro Italia, le Marche e in particolare Camerino si sono fermate per ricordare le vittime, le sofferenze delle famiglie e il lungo cammino di ricostruzione ancora in corso. La giornata commemorativa, promossa dalla CEM e dall’arcivescovo Francesco Massara, ha visto la partecipazione del nunzio apostolico per l’Italia e la Repubblica di San Marino, monsignor Edgar Peña Parra, e dei vescovi della Conferenza episcopale marchigiana, tra cui il vescovo di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, monsignor Gianpiero Palmieri.

Presenti anche il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano, numerosi sindaci del cratere maceratese e rappresentanti delle istituzioni ecclesiali e civili, tra cui il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello.

Il momento centrale della commemorazione è stato la concelebrazione eucaristica nella basilica di San Venanzio, presieduta dal nunzio apostolico, che ha portato la vicinanza spirituale di papa Leone XIV alle popolazioni colpite dal sisma. Nell’omelia, monsignor Peña Parra ha richiamato le ferite aperte dalle scosse del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre 2016, che provocarono vittime, lasciarono migliaia di famiglie senza casa e danneggiarono o distrussero centinaia di chiese.

A dieci anni da quei giorni, la memoria si intreccia con la responsabilità di continuare a ricostruire. Non soltanto edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, legami comunitari e prospettive di futuro. Da qui l’attenzione alla necessità di contrastare lo spopolamento delle aree interne, affinché i borghi tornino a essere luoghi abitati e i giovani possano trovare opportunità per restare.

La Chiesa, custode della memoria e della speranza

La presenza dei vescovi marchigiani, tra cui monsignor Palmieri, ha testimoniato la vicinanza delle Chiese locali alle comunità che, in questi anni, hanno affrontato le conseguenze del terremoto. Una vicinanza che si esprime nell’accompagnamento pastorale, nella solidarietà e nell’impegno a custodire l’identità religiosa e culturale dei territori colpiti.

La ricostruzione delle chiese assume, in questo percorso, un significato che va oltre il recupero materiale degli edifici. I luoghi di culto sono infatti spazi di preghiera e di incontro, ma anche punti di riferimento per la storia e la vita delle comunità. Ogni riapertura restituisce ai fedeli la possibilità di ritrovarsi e di riconoscersi in una tradizione condivisa.

La giornata è iniziata con una visita al centro storico di Camerino e al Museo diocesano “Monsignor Giacomo Boccanera”, ospitato nel Palazzo arcivescovile, restituito alla città dopo gli interventi di recupero dai danni del sisma. Il museo custodisce opere d’arte e testimonianze preziose della storia religiosa del territorio, alcune delle quali potranno tornare nelle chiese di provenienza con il completamento dei lavori di recupero degli edifici.

Dalla riapertura, avvenuta un anno fa, il Museo diocesano ha accolto oltre 11.700 visitatori, provenienti da diverse regioni italiane e da 35 Paesi esteri. Un risultato che conferma il valore del patrimonio artistico ed ecclesiale come risorsa culturale e occasione di rilancio per l’intero Appennino centrale.

Oltre 149 milioni per il patrimonio religioso

La ricostruzione degli edifici di culto resta uno dei capitoli più rilevanti della rinascita del territorio. Nell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche sono 231 gli interventi inseriti nelle programmazioni commissariali, per un importo complessivo superiore a 149 milioni di euro.

A Camerino, la basilica di San Venanzio è stata restituita alla comunità nel 2019, mentre sono stati completati gli interventi nella chiesa di Santa Maria delle Grazie alle Mosse. È stata inoltre riaperta la chiesa di San Venanzio Piccolo, conosciuta anche come Oratorio di San Venanzetto. Prosegue, invece, il percorso per il recupero della chiesa di Santa Maria in Via, il cui campanile crollò durante le scosse del 26 ottobre 2016.

Tra gli edifici simbolo della città c’è anche il Duomo, per il quale la conclusione dei lavori è prevista entro un anno. Il progressivo recupero di questi luoghi rappresenta un passaggio importante per restituire al centro storico i suoi riferimenti spirituali e culturali.

Nel corso della giornata, il commissario straordinario Guido Castelli ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra Stato, istituzioni, Chiesa e società civile, evidenziando come la ricostruzione debba contribuire a rendere nuovamente attrattivi e vitali i territori dell’entroterra.

L’arcivescovo Francesco Massara ha ribadito che il cammino compiuto in questi dieci anni non riguarda soltanto le pietre, ma soprattutto le persone, le famiglie e i giovani. Un impegno che richiede di continuare ad accompagnare anche chi vive ancora situazioni di fragilità.

Nel pomeriggio, al Complesso D’Avack, il convegno promosso dalla Caritas regionale ha approfondito le conseguenze sociali del terremoto e le necessità ancora presenti, richiamando l’attenzione sull’importanza di affiancare alla ricostruzione materiale il rafforzamento delle relazioni e della coesione sociale.

A dieci anni dal sisma, Camerino continua così a fare memoria di quanto accaduto, senza dimenticare le ferite ancora aperte. La ricostruzione procede tra cantieri, edifici restituiti e attese che non si sono ancora concluse. Ma resta centrale la speranza che le comunità possano tornare a vivere pienamente i propri paesi, custodendo le radici e costruendo nuove possibilità per le generazioni future.

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