(Foto Calvarese/SIR)

“Facciamo delle nostre religioni ponti d’incontro e non barriere di separazione; della nostra fede una sorgente di amore e non un pretesto di divisione”. È l’appello lanciato dal card. Louis Raphael Sako, patriarca emerito della Chiesa caldea, in una riflessione, pervenuta al Sir, dedicata al rapporto tra religioni e pace, dal titolo “Le religioni e la pace: il futuro comincia qui”.

Guardando alla situazione internazionale e in particolare al Medio Oriente, il porporato sottolinea che “abbiamo più che mai bisogno di pace e solidarietà per preservare i nostri Paesi, salvaguardare la nostra esistenza e costruire un futuro più sicuro e stabile”. Ricordando che ebraismo, cristianesimo e islam sono nati nella stessa regione, “terra di civiltà e culla delle rivelazioni”, il cardinale evidenzia che “non si può ridurre la religione a un insieme di leggi, riti e pratiche”, ignorandone la funzione essenziale di “formare la coscienza e liberare l’uomo dall’egoismo, dal fanatismo e dalla corruzione”. Netta la condanna del porporato delle guerre combattute in nome della fede: “Le guerre condotte in nome della religione sono una macchia vergognosa sulla fronte delle autorità religiose che le promuovono o le giustificano, non sulla fronte della religione stessa”. E aggiunge: “Dio non ha bisogno di partiti che portino il suo nome, ma di credenti che vivano secondo la sua volontà e trasformino la terra in un giardino”. Secondo Sako, i leader religiosi hanno una responsabilità che è al tempo stesso spirituale, umana e civile. Essi devono “difendere i diritti delle persone, chiedere la fine delle guerre e la risoluzione delle controversie attraverso mezzi pacifici e diplomatici, diffondendo una cultura della pace”, senza subordinare la propria missione a interessi personali, di parte o a “ristretti calcoli politici”. “La pace – prosegue il cardinale – non si costruisce soltanto con parole e slogan, ma con una volontà sincera tradotta in dialogo, comprensione delle differenze e ricerca di ciò che unisce”.

Una pace che non coincide semplicemente con l’assenza di guerra, ma che significa anche “giustizia, uguaglianza, pari opportunità, sicurezza e senso di appartenenza”. Da qui l’invito finale a scegliere la via della riconciliazione: “Il futuro per cui dobbiamo lavorare è un futuro in cui l’umanità sia liberata dai conflitti e dalle guerre che bruciano la terra, mietono vite umane e seminano paura e odio”. Un futuro, conclude Mar Sako, che sarà possibile solo quando i credenti “cammineranno nella luce della verità, dell’amore e della misericordia, testimoniando la propria fede con opere di pace”.

Entra a far parte della Community de L'Ancora (clicca qui) attraverso la quale potrai ricevere le notizie più importanti ed essere aggiornati, in tempo reale, sui prossimi appuntamenti che ti aspettano in Diocesi.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com