Si ringrazia la collega Angela Giovannini

ASCOLI PICENO – «È con gioia che ci ritroviamo insieme, in queste giornate dedicate alla memoria di San Serafino, per questa solenne celebrazione insieme ai frati Cappuccini. Accogliamo con gioia la Parola di Dio, l’Eucaristia e l’esempio straordinario di Serafino, che ha segnato la vita della nostra città.

Chiediamo al Signore di comprendere fino in fondo quanto è grande la misericordia di Dio e quanto è bella la vita vissuta secondo il Vangelo, nella semplicità e nell’umiltà, proprio come ha fatto Serafino».

Con queste parole il vescovo Gianpiero Palmieri ha introdotto la solenne Messa in onore di San Serafino da Montegranaro, celebrata lunedì 12 ottobre alle 18.15 nella chiesa omonima di Ascoli Piceno.

La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri, che ha concelebrato con padre Giacomo Rotunno, guardiano e rettore della chiesa, e con altri membri dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, custodi della chiesa. La liturgia è stata animata dal coro parrocchiale. Numerosi i fedeli presenti, a testimonianza della vicinanza e della devozione della città nei confronti di un santo definito «carismatico» dallo stesso vescovo Gianpiero.

Con questa celebrazione si è concluso il programma religioso della festa di San Serafino, ricorrenza particolarmente cara alla tradizione francescana e cappuccina. I festeggiamenti, iniziati il 3 ottobre, in concomitanza con il solenne Transito di San Francesco d’Assisi, sono proseguiti per tutta la settimana con numerose iniziative religiose e civili, fino alla celebrazione conclusiva di lunedì 12 ottobre.

Omelia del vescovo Gianpiero: Serafino, un uomo umile e carismatico

Dopo la proclamazione delle letture e del Vangelo, il vescovo ha pronunciato l’omelia, soffermandosi sulla figura di San Serafino e sulla sua umiltà, intesa come disposizione ad accogliere e lasciarsi guidare dallo Spirito Santo.

«Serafino è un carismatico, nel senso che era guidato e mosso dallo Spirito Santo. Chiaramente non c’è persona in cui lo Spirito Santo non agisca, e anche Paolo nella Lettera ai Corinzi ce lo ricorda: “Dio, lo Spirito, opera tutto in tutti”. Nella potenza dello Spirito Santo, il Padre, per mezzo di Cristo Risorto, agisce in ognuno di noi, ma in modo particolare a qualcuno vengono fatti doni straordinari. Lì lo Spirito dispiega tutta la potenza di Dio e Serafino è uno di questi casi.

Nell’archivio della diocesi ci sono delle cassette di legno e sopra di esse c’è scritto “causa di canonizzazione di San Serafino (1624-1632)”. Sono tre cassette piene di molte testimonianze e racconti di quello che lo Spirito ha realizzato, per mano di Serafino, nella vita di molte persone.

C’è una legge per cui, giustamente, lo Spirito Santo è chiamato “Padre dei poveri”, e non è un titolo strano: lo Spirito, quando agisce nel cuore dell’uomo, lo trasforma nel cuore di un povero; per questo sono beati i poveri, perché più disponibili e docili nel seguire lo Spirito Santo. Diventano talmente piccoli e poveri da seguire la luce e l’impulso di Dio, da fidarsi e lasciarsi guidare; e nella misura in cui è cresciuta la loro piccolezza, tanto più si dispiega la potenza dello Spirito, senza perdere la propria libertà, le doti umane, l’intelligenza, la sensibilità. Però è come se il cuore fosse diventato particolarmente fiducioso nel fatto che è Dio che guida e lo Spirito che agisce. Lo Spirito genera i poveri e Serafino è vissuto così.

Ecco perché la liturgia dei Cappuccini, nel giorno della festa di Serafino, propone questo brano: Gesù, passato per i villaggi, veniva seguito da molti e molti guariva, non lasciando nessuno malato, sia questa una malattia fisica o morale. Tutti i miracoli di Gesù sottolineano la profonda guarigione del cuore, ma anche della vita sociale stessa, come nel caso dell’indemoniato di Genesaret, al quale Gesù non permise di seguirlo, ordinandogli invece di rimanere in città per testimoniare la sua guarigione. Allora succede che quello che avviene in Gesù, per partecipazione avviene anche a noi e Matteo dice, citando Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo Egli mi ha consacrato con l’unzione”.

San Serafino aveva la profonda umiltà di chi nella vita ha ricevuto molti rimproveri, di chi sa di non avere tante qualità; ma che succede quando il cuore si apre allo Spirito? L’umiltà diventa una grande alleata dell’azione dello Spirito. Dio ci ha dato delle qualità e sono tutte bellissime, ma quando vengono usate in sinergia con lo Spirito sono straordinarie; se vengono usate contro lo Spirito, allora diventano pericolose.

Serafino aveva straordinarie qualità umane, ma per lui era tutto subordinato a presentare Dio e la sua visione: il crocifisso e il rosario».

Le parole di padre Giacomo

Al termine della celebrazione, prima della benedizione finale, padre Giacomo ha preso la parola per ringraziare quanti hanno contribuito alla realizzazione della festa di San Serafino.

«Il Signore continua a servirsi di Serafino anche oggi e lo vedo dalle modalità con cui si è svolta la festa: è iniziata con un piccolo attrito, ma poi il Signore lo ha sanato, garantendo una partecipazione attiva. Nessuno di noi l’ha sfruttata come se fosse un palcoscenico personale, ma come un modo per affacciarsi e contemplare il Ministero di Cristo.

Rivolgo un grazie particolare a due realtà: al Terzo Ordine Francescano, sempre così attento e che incarna davvero lo spirito di servizio di Serafino, e al Comitato festeggiamenti, nella persona di Paolo Angelini che, pur nascosto, cura, vede e provvede a tutto. Un grazie a voi tutti per aver fatto sì che questa festa si svolgesse sempre con gli occhi puntati al Signore e seguendo gli esempi di questo umile fraticello».

L’omaggio degli sbandieratori e delle chiarine

Al termine della solenne celebrazione, il Sestiere di Porta Solestà ha reso omaggio al proprio santo patrono con un’esibizione di sbandieratori e chiarine sul sagrato della chiesa.

I colori giallo e blu hanno animato la piazza, accompagnati dal ritmo dei tamburi e dal suono delle chiarine. Gli sbandieratori hanno dato vita a una coreografia che ha unito abilità tecnica e tradizione, con i drappi mossi dal vento a fare da cornice alla conclusione dei festeggiamenti.

Un omaggio che ha rinnovato il legame tra la comunità di Borgo Solestà, la propria storia e la devozione a San Serafino, in una giornata che ha intrecciato fede, spiritualità francescana e tradizioni cittadine.

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