Preoccupazione delle Nazioni Unite per le conseguenze delle operazioni militari israeliane sulla popolazione civile nel sud della Siria. Secondo l’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani (Ohchr), a settembre sono state registrate circa 280 incursioni israeliane, il numero mensile più alto dall’inizio dell’anno. Le operazioni avrebbero comportato perquisizioni nelle abitazioni, restrizioni alla libertà di movimento, intimidazioni, detenzioni arbitrarie e distruzione dei mezzi di sussistenza. L’Ufficio riferisce che, sulla base delle informazioni ricevute, 49 cittadini siriani si trovano attualmente in custodia israeliana, dato che non è stato possibile verificare in modo indipendente. Le testimonianze di persone rilasciate denunciano detenzioni prolungate, anche superiori a un anno, assenza di informazioni sui motivi del fermo e presunti episodi di tortura e maltrattamenti. Almeno 14 detenuti di lungo periodo sono stati liberati tra agosto e settembre, ma continuano a verificarsi nuovi arresti. L’Onu segnala inoltre la morte di un giovane di 22 anni, ucciso lunedì dalle forze israeliane nella provincia di Quneitra, e chiede un’indagine tempestiva e imparziale. In un altro episodio, un agricoltore con disabilità sarebbe stato ferito da colpi d’arma da fuoco e temporaneamente trattenuto durante un’incursione. L’Alto commissario Volker Türk sollecita le autorità israeliane a porre fine alle azioni di intimidazione contro i civili e a rispettare il diritto internazionale, le garanzie procedurali e la dignità di tutte le persone detenute.

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