ACQUASANTA TERME – «Ci ritroviamo insieme per vivere un momento di grande festa, perché oggi comincia il suo ministero e il suo servizio in mezzo a noi don Amedeo Matalucci. Ringraziamo naturalmente don Peppe per il suo lungo e appassionato servizio a questa comunità. Oggi, invece, inizia il ministero di Amedeo; pertanto, preghiamo per lui, ma anche per voi e per la vostra comunità».
Con queste parole il vescovo Gianpiero Palmieri ha introdotto la cerimonia di accoglienza di don Amedeo Matalucci, che si è svolta domenica 11 ottobre, alle ore 17, nella chiesa di Sant’Emidio a Centrale, frazione di Acquasanta Terme.
Don Amedeo, già parroco della Zona pastorale di Acquasanta, è chiamato a svolgere il suo nuovo servizio pastorale subentrando a una figura storica della comunità: don Giuseppe «Peppe» Tanziani, che ha lasciato la parrocchia di Centrale dopo ben 63 anni di servizio.
La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri, concelebrata da don Amedeo e don Peppe e animata dal coro parrocchiale. Numerosi fedeli hanno partecipato alla celebrazione, tra cui molti provenienti dalle comunità parrocchiali che don Amedeo ha accompagnato in precedenza.
La lettura del decreto di nomina
Prima dell’inizio della celebrazione, don Luigino Scarponi, responsabile dell’Ufficio del Clero delle due diocesi, visibilmente emozionato, ha letto il decreto di nomina del nuovo parroco:
«Al reverendo sacerdote don Amedeo Matalucci, nato ad Ascoli Piceno il 26 dicembre 1981 e ordinato sacerdote il 26 maggio 2007. A seguito della ristrutturazione delle diverse comunità parrocchiali e, soprattutto, delle dimissioni del reverendo sacerdote don Giuseppe Tanziani, si è resa vacante la parrocchia di Sant’Emidio di Centrale. Poiché i sacerdoti sono i principali collaboratori del vescovo, ai quali è affidata la cura delle anime in una determinata parte della diocesi, sotto l’autorità dello stesso vescovo, voglio che nessuna parrocchia rimanga priva di un mio collaboratore e di un suo pastore. Dopo aver pregato il Padre della Luce, ho ritenuto necessario aggiungere la parrocchia di Sant’Emidio in Centrale di Acquasanta Terme alla Zona pastorale dell’Acquasantano e, pertanto, con il presente decreto ti affido, come parroco, anche la parrocchia di Sant’Emidio per la durata di nove anni, con tutti i diritti e i doveri connessi, unendola alla Zona pastorale del Comune di Acquasanta Terme».
La benedizione del vescovo Palmieri, l’aspersione e il bacio dell’altare
Conclusa la lettura del decreto di nomina, il vescovo Palmieri ha impartito la benedizione sul nuovo parroco e lo ha invitato ad aspergere i presenti con l’acqua benedetta, per poi venerare l’altare con l’incensazione e il bacio.
Questa la preghiera di benedizione:
«Sii benedetto, Dio Padre, Pastore dei pastori, per i grandi doni del tuo amore. In Cristo tuo Figlio, presente nella santa Chiesa, ci hai fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo per formare un’unica famiglia, riunita nella celebrazione dell’Eucaristia, centro e fulcro della vita cristiana. Guarda con paterna benevolenza il nuovo parroco, a cui affidi quest’eletta porzione del tuo gregge. Fa’ che questa comunità parrocchiale cresca e si edifichi in tempio santo del tuo Spirito e renda viva testimonianza di carità, perché il mondo creda in te e in colui che hai mandato, il Signore nostro Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli.
Don Amedeo, aspergi il popolo di Dio e venera il santo altare. Guida i discepoli di Cristo, Maestro e Signore, nel cammino della verità e della vita, dal fonte battesimale alla mensa del sacrificio eucaristico. Interceda per te e per tutti sant’Emidio, patrono di questa comunità parrocchiale».
Nel corso dell’omelia, il presule ha spiegato il significato di questi gesti nel rito di accoglienza del nuovo parroco: «L’aspersione con l’acqua benedetta è come dire: “Ricordati del giorno delle tue nozze”. L’incensazione dell’altare, preceduta dal bacio, serve a onorare il matrimonio: l’altare è il letto di nozze; qui lo sposo, il Signore, dona il corpo e il sangue per la sposa, che siamo noi. Per questo il sacerdote bacia l’altare: è lo sposo che bacia il suo letto di nozze, luogo dell’amore dove il Signore offre se stesso».
«Chiedere perdono: la cosa più bella, difficile e autentica che ci sia»
Dopo la proclamazione delle letture del giorno e del Vangelo, il vescovo ha pronunciato l’omelia, introducendola con parole di apprezzamento per don Amedeo e don Giuseppe. Ha quindi proseguito la riflessione sulla Parola di Dio, soffermandosi in particolare sul tema della misericordia.
«Oggi è un momento molto importante per questa comunità: è forte la gratitudine per il servizio svolto da don Peppe, ma ora, con don Amedeo, siamo davanti al segno di una Chiesa in cambiamento che non si scoraggia. Di fronte al calo del numero dei sacerdoti, dobbiamo impegnarci a collaborare tra presbiteri, diaconi, catechisti e laici. È importante non avere troppa nostalgia del passato, ma siamo chiamati a essere creativi.
Gesù non privilegiava la liturgia del tempio: amava stare nelle case, a pranzo con pubblicani, prostitute e peccatori. In queste occasioni annunciava la misericordia di Dio, riprendendo un versetto del profeta Osea a lui molto caro: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Gesù considerava questi pranzi come momenti nuziali, occasioni in cui Dio manifesta la sua misericordia, capace di perdonare tutto e tutti. Come ricorda Isaia nella prima lettura, si tratta di un banchetto rivolto a tutti i popoli del mondo.
Gesù ha raccontato anche la parabola del re che organizzò un grande banchetto di nozze per suo figlio. In questa immagine, le nozze rimandano alla croce, il luogo in cui lo sposo, il Signore, offre il proprio corpo e il proprio sangue per la sposa, che siamo noi. Inizialmente, i figli d’Israele, i farisei e i sacerdoti del tempio hanno rifiutato l’invito, mentre i pubblicani e le prostitute lo hanno accolto, passando così in primo piano nel banchetto di Dio.
In questa parabola, l’abito nuziale donato dal re rappresenta la misericordia e il perdono di Dio. I peccatori si lasciano rivestire da questa misericordia, mentre i farisei e gli scribi si ritengono perfetti e credono di non averne bisogno. Oggi anche noi siamo chiamati ad accogliere la misericordia di Dio: non dobbiamo fare altro che chiedere perdono, la cosa più bella, difficile e autentica che ci sia».
I saluti della comunità parrocchiale
Al termine della Messa, prima della benedizione finale, un giovane membro della comunità parrocchiale ha preso la parola e ha consegnato a don Amedeo una lettera di benvenuto da parte dei nuovi parrocchiani.
«Grazie, don Amedeo, per essere qui. La parrocchia di Centrale ti dà il benvenuto e ti accoglie con affetto e speranza, perché è felice di iniziare con te questa nuova avventura di fede e di servizio. Ti promette la sua collaborazione e le sue preghiere.
Abbiamo pensato di sostituire il nome di Francesco con il tuo; quindi: “Vai, Amedeo, e ripara la mia casa, che è un po’ in rovina”. E, come Pietro, poiché ti piace pescare, “getta le reti” e troverai molte anime bisognose e volenterose, pronte a camminare con te verso il Signore.
Grazie e, come si dice dalle nostre parti, non avrai tempo di dormire, perché “il Paradiso non è fatto per i poltroni”».
Il saluto di don Amedeo
Dopo i saluti dei parrocchiani, ha preso la parola don Amedeo, che ha subito chiarito quale spirito desideri portare nella nuova comunità, senza dimenticare quelle che lo hanno accompagnato in precedenza.
«Vengo qui per volervi bene, vengo per questo e perché possiamo realizzare insieme proprio la frase scritta qui davanti: “Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. Piano piano impareremo a conoscerci e, insieme, impareremo a conoscere sempre di più nostro Signore; infatti, non si finisce mai di conoscerlo.
Ci tengo a ringraziare anche le comunità che mi sono state affidate in precedenza e che mi hanno accompagnato fin qui. Ho fatto questa riflessione: quella di Centrale non è una comunità che mi è stata affidata in più, ma una comunità che si aggiunge alle altre. I fedeli delle parrocchie che ho guidato finora sanno quanto io voglia camminare insieme a loro. Per questo vi chiedo di continuare a camminare insieme alle comunità precedenti e di iniziare a farlo anche con voi. Grazie a tutti».
Il rito della sede presidenziale
Dopo il saluto di don Amedeo, il vescovo Gianpiero ha ripreso la parola per accompagnare l’ultimo rito della celebrazione, quello dell’insediamento del nuovo parroco nella sede presidenziale.
«La liturgia prevede che ci sia un luogo della presidenza da cui il presbitero – che sia il vescovo, il sacerdote o il diacono – presieda la celebrazione. Nel rito d’ingresso, il nuovo parroco si siede sulla sede della presidenza, una sedia scomoda e che scotta: è il posto del servo dei servi di Dio.
Alla fine della celebrazione, il parroco siede in questo luogo che, soprattutto in questa chiesa, è in stretta continuità con le altre panche e, quindi, con tutta l’assemblea. Allora, carissimo Amedeo, che il Signore ti conceda di presiedere e di servire fedelmente questa famiglia che ti è stata affidata».