SPINETOLI – Nella giornata di sabato 10 ottobre, le comunità parrocchiali di Spinetoli hanno salutato don Giorgio Del Vecchio, sacerdote fidei donum della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e responsabile della Commissione pastorale delle persone in condizioni di disabilità e neurodiversità, al termine di sei anni di servizio pastorale.
Il saluto a don Giorgio si è svolto attraverso due celebrazioni eucaristiche: la prima alle ore 17 nella chiesa del santuario dell’Icona della Madonna delle Grazie, la seconda alle ore 18.30 nella chiesa di San Pio X.
Entrambe le celebrazioni sono state presiedute dal vescovo Gianpiero Palmieri, concelebrate da don Giorgio e animate dai cori parrocchiali delle due chiese. Numerosi i fedeli presenti, insieme alle autorità civili e militari. Tra loro Piero Balestra, Germana Gagliardi e Daniele Malizia, rispettivamente vicesindaco, assessora e presidente del Consiglio comunale di Spinetoli, il maresciallo maggiore Andrea Salvatori, comandante della Stazione dei Carabinieri di Monsampolo del Tronto, e alcuni rappresentanti dell’UNITALSI.
Vescovo Gianpiero: «Guai a chi dice che la misericordia non è per tutti»
Le omelie pronunciate dal vescovo in entrambe le celebrazioni hanno avuto un filo conduttore comune: la misericordia del Signore, offerta a tutti senza esclusioni.
«È molto bella questa Parola di Dio: unisce la grandezza del cuore di Dio, che invita tutti alle nozze, e la serenità del re, che chiede che ci sia l’abito nuziale.
Il banchetto di nozze, immagine del Regno di Dio, è un banchetto al quale tutti sono invitati e nessuno è escluso. Che il Regno di Dio venga rappresentato con un banchetto non è una novità: Gesù amava partecipare ai pasti, sedersi a tavola e accogliere anche coloro che erano considerati peccatori, come i pubblicani.
Questi momenti diventano veri e propri banchetti della misericordia. Nelle Scritture, Gesù richiama più volte le parole del profeta Osea: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13; Os 6,6).
Quando Gesù si rivolge ai capi dei sacerdoti e ai farisei, racconta la parabola del banchetto nuziale: “Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio”.
Il Padre è colui che agisce nel mondo perché esso diventi il suo Regno, e lo fa attraverso il Figlio, che è re e sposo. I destinatari dell’invito, il popolo d’Israele e coloro che esercitavano ruoli religiosi, rifiutano di accoglierlo. È quanto accade anche con Giovanni Battista, che non viene ascoltato da tutti, mentre trova accoglienza presso i peccatori.
Al tempo di Gesù, quando un re organizzava un banchetto di nozze, poteva provvedere anche all’abito nuziale degli invitati. Eppure, ci sono persone che, nonostante la generosità e la misericordia del re, pretendono di presentarsi alle nozze senza l’abito.
La misericordia di Dio è per tutti: è come un abito bello con cui lasciarsi rivestire. I pubblicani e le prostitute accetteranno di essere rivestiti di quell’abito, mentre gli scribi, i farisei e i capi dei sacerdoti non lo faranno, perché si ritengono perfetti. Questa parabola è un invito profondo a partecipare alle nozze e a lasciarci rivestire dell’abito scelto da Dio per noi.
Don Giorgio, che è qui presente con noi, ha sempre avuto una cura particolare affinché tutti si sentissero invitati al banchetto di nozze: le persone con disabilità, quelle più fragili, gli omosessuali, le persone transessuali e tutti coloro che si sentono esclusi. Guai a chi dice che la misericordia non è per tutti».
L’offertorio
Durante l’offertorio, i bambini della comunità hanno portato, oltre al pane, all’acqua e al vino, alcuni doni per il sacerdote uscente: un paio di scarpe, uno zaino, un taccuino e un bellissimo cartellone con la scritta «Grazie, ti vogliamo bene».
Il saluto dei parrocchiani del santuario dell’Icona della Madonna delle Grazie
Al termine della celebrazione, alcuni parrocchiani hanno preso la parola per rivolgere il proprio saluto a don Giorgio.
Stefania: «Carissimo don Giorgio, la presenza del nostro vescovo Gianpiero rende questo momento ancora più solenne e vogliamo ringraziarlo per questo. A te, don Giorgio, vogliamo dire grazie. Non è facile riassumere ciò che sei stato per ciascuno di noi. Ci mancheranno la tua travolgente simpatia e le tue battute, ma anche la tua fermezza, perché occorre anche quella. Grazie per averci guidato in questi anni e per averci insegnato che si può essere guide autorevoli rimanendo profondamente umani. Tu sei stato così: uno di noi, con i tuoi pregi e i tuoi difetti. Per questo ti abbiamo voluto bene e te ne vorremo sempre. Ti accompagneremo con la nostra preghiera nel tuo nuovo percorso di vita. Grazie di tutto, don Giorgio, da parte dei tuoi parrocchiani».
Francesca: «“Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore” (cfr. Sal 119,1-2). Così dice il salmo che leggevo in salotto. Il nostro saluto speciale è questo salmo sapienziale. Siamo qui in comunità non soltanto per salutarci, ma per pregare affinché il tuo cammino sia illuminato dalla luce divina. Anche quando sarai tornato a casa dopo la laurea, non ti dimenticherai di noi: vieni a trovarci quando vuoi. Con affetto, da tutti noi».
Giampiero: «Come accade in queste occasioni, penso sia giusto e doveroso fare anche un bilancio. Nei nostri rapporti non sono mancati abbracci e momenti di condivisione, anche se trovare il giusto equilibrio per entrare in sintonia non è stato semplice: ci è voluto tempo e forse non ne abbiamo mai avuto abbastanza.
Come ben sai, caro don Giorgio, la nostra è una comunità parrocchiale e per noi sei sempre stato un punto di riferimento stabile, una presenza costante nei momenti belli e in quelli difficili. Mi mancheranno il tempo trascorso con la comunità e la possibilità di crescere insieme.
Sei stato il nostro giovane parroco, carico di energia, pieno di iniziative, nuove idee e cambiamenti.
Eccellenza, comprendiamo le difficoltà del momento storico che stiamo vivendo. Lei stesso è chiamato a guidare due diocesi e possiamo solo immaginare quanta responsabilità e quanto sacrificio comporti questo incarico. Sappiamo che le risorse sono limitate e che le decisioni da prendere non sono sempre facili. Ci auguriamo, tuttavia, che nelle scelte future si possa tenere conto anche dei bisogni della nostra piccola comunità.
Caro don Giorgio, se c’è qualcosa che possiamo dire con convinzione è che, nel nostro piccolo, abbiamo sempre cercato di aiutarti con piacere, e lo abbiamo fatto perché abbiamo imparato a volerti bene. Per tutto questo e per molto altro, ti rivolgo un grazie da parte di tutta la comunità».
Piero Balestra: «Durante la Messa, i cartelli che avevo davanti hanno attirato la mia attenzione: cartelli con dei vasi e altri che indicavano un nuovo percorso. Noi, come amministrazione comunale, auguriamo a don Giorgio il meglio».
Diacono Domenico: «Caro don Giorgio, sono passati tre anni da quando Sua Eccellenza monsignor Palmieri mi ha mandato a collaborare con te. Ho avuto modo di imparare da te che essere pastore non significa soltanto fare tante cose, ma stare in mezzo alla gente con il cuore. Grazie per la fiducia che mi hai accordato fin dal primo giorno, per la pazienza e per avermi dato l’esempio più che le parole. Prometto di portare avanti lo stesso entusiasmo che mi hai trasmesso. Ti vogliamo bene e ti ringrazio di cuore, caro amico mio».
Il saluto dei parrocchiani della chiesa di San Pio X
Anche i parrocchiani della chiesa di San Pio X hanno voluto salutare don Giorgio al termine della seconda celebrazione.
Andrea Salvatori: «Grazie, don Giorgio, per esserci stato. A livello personale, ho conosciuto davvero una grande persona. Ancora grazie e un grande in bocca al lupo».
Daniele Malizia: «Abbiamo condiviso molte cose insieme e, come accade in tutti i rapporti che durano nel tempo, ci sono stati alti e bassi. Sono stati anni intensi, che rimarranno sicuramente nei cuori di tutti noi».
I ringraziamenti di don Giorgio
Al termine dei saluti, don Giorgio ha preso la parola per ringraziare la comunità e condividere alcune riflessioni sul proprio percorso.
«Sono sereno, sono tranquillo, perché non è il mio primo trasferimento. Posso affermare con sicurezza che non ho mai perso nessuno: ho legami fraterni anche con coloro che, quando ero giovane, ho vissuto dei momenti di tensione.
Come ho detto ai bambini domenica scorsa: “Se avete bisogno di me, chiamatemi, perché vengo subito”, tanto sono abituato a viaggiare molto in macchina.
Per quanto riguarda la parabola di oggi, mi è sempre piaciuto il fatto che il re abbia invitato tutti. Quando sono arrivato qui, mi era stato ripetuto che il prete deve fare il prete. Ma non può essere che un giovane di 27 anni, che si è consacrato a Dio, si limiti a celebrare la Messa. Bisogna fare come ha fatto Gesù: stare in mezzo a tutti, senza distinzioni né etichette, e fare in modo che tutti si sentano importanti.
Vi lascio da uomo, perché questi anni con voi mi hanno fatto veramente crescere».
Una festa nel salone parrocchiale
Conclusa la celebrazione, i fedeli si sono ritrovati nel salone parrocchiale per un momento di festa e convivialità.
L’occasione avrebbe dovuto essere anche un’opportunità per presentare don Janusz Szmigielski e don Jacek Malaga, i due sacerdoti salvatoriani destinati a raccogliere il testimone di don Giorgio. Tuttavia, il maltempo e il lungo viaggio hanno impedito loro di arrivare a Spinetoli. Ci sarà comunque modo di conoscerli molto presto.
Entrambi saranno chiamati a raccogliere un’eredità significativa: quella di un sacerdote dalla personalità allegra e vivace, ma capace anche di fermezza. Il vescovo Gianpiero si è mostrato fiducioso rispetto al loro futuro servizio pastorale. «Li ho trovati – ha raccontato il presule – “sanamente pazzi”, anche loro molto allegri e frizzanti».