FORCE – 75 anni al servizio dei bambini, con una missione fondata sull’accoglienza, sulla cura e sull’educazione.
Sabato 10 ottobre, nella cappella della Casa di Preghiera dell’Istituto delle Suore Missionarie della Fanciullezza a Force, il vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e Ascoli Piceno mons. Gianpiero Palmieri, ha presieduto la celebrazione eucaristica per il 75° anniversario della fondazione della Congregazione. La Santa Messa è stata concelebrata dai parroci Don Luca Rammella e Don Paolo Simonetti e hanno prestato il loro servizio all’altare i diaconi Natalino Marinozzi ed Emanuele Imbrescia.
La ricorrenza è stata celebrata in un luogo particolarmente significativo per la storia dell’Istituto: la Casa di Preghiera sorge infatti nell’abitazione che diede i natali alla fondatrice, Madre Flora Pallotta, originaria di Force e animata da una profonda attenzione verso i bambini più fragili.
Nell’omelia, il vescovo ha richiamato il valore di ogni bambino come portatore di novità e speranza, soffermandosi sulla responsabilità degli adulti nel riconoscere e tutelare la dignità di ogni vita. A partire dalle letture bibliche, mons. Palmieri ha ricordato come Dio, nel suo progetto di salvezza, coinvolga sempre l’umanità e come la nascita di un bambino rappresenti spesso un segno di cambiamento nella storia.
«Il segno che accompagna la novità che Dio immette nella storia umana è spesso un bambino», ha affermato il vescovo, sottolineando che ogni nuova generazione porta con sé la possibilità di trasformare la società e di aprire strade inedite.
Richiamando la profezia dell’Emmanuele e l’annuncio a Maria, mons. Palmieri ha evidenziato come Dio continui a fare nuove tutte le cose attraverso la collaborazione dell’uomo. Da qui l’invito a riconoscere a ogni bambino la dignità che gli spetta, soprattutto quando si trova in condizioni di solitudine, abbandono o rifiuto.
«Più il bambino è solo, abbandonato e rifiutato, più dovrà essere trattato con amore», ha ribadito, mettendo in guardia dalle conseguenze della mancanza di affetto, accoglienza e rispetto durante l’infanzia. La celebrazione è diventata così anche un’occasione per rinnovare l’impegno a favore della vita e delle nuove generazioni.
«Siamo chiamati ad accogliere i progetti di Dio, che sono sempre progetti di pace. Siamo chiamati ad accogliere ogni bambino, ad accogliere la vita», ha concluso il vescovo, affidando al Signore il compito di sostenere quanti si prendono cura dei più piccoli, affinché possano garantire loro amore e una dignità pienamente riconosciuta.
Madre Flora Pallotta, una vita dedicata ai bambini
Nel corso dell’incontro è stata ripercorsa la vicenda umana e spirituale di Madre Flora Pallotta, fondatrice della Congregazione. Nata a Force il 6 gennaio 1916 in una famiglia benestante, fin da giovane partecipò all’Azione cattolica e, a sedici anni, scelse di intraprendere la vita religiosa. Entrò nell’Ordine delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore di Città di Castello, maturando progressivamente il desiderio di dedicarsi ai bambini bisognosi.
Nel secondo dopoguerra lavorò come caposala in una clinica di Pesaro, città nella quale, nel 1951, diede vita alle Missionarie della Fanciullezza. La sua sensibilità verso i più piccoli si concretizzò anche attraverso l’attenzione ai bambini profughi provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia, nell’ambito dell’opera promossa dal sacerdote Pietro Damiani.
Il suo impegno educativo e sociale ricevette importanti riconoscimenti. Il 27 febbraio 1995 le fu conferita una laurea honoris causa in Scienze dell’educazione dall’International Studiorum University di New York. Il 3 dicembre 1998 il governo dell’Ecuador le attribuì un riconoscimento ufficiale per l’opera svolta dalla Congregazione nei territori di Esmeraldas e Quito.
Madre Flora morì a Pesaro il 9 gennaio 2001, all’età di 85 anni. Le esequie furono celebrate nella cattedrale della città dall’allora arcivescovo Angelo Bagnasco. Le sue spoglie riposano a Force, nel cimitero del paese natale, al quale rimase profondamente legata.
Al centro della sua spiritualità rimane l’insegnamento evangelico: «Chi accoglie uno di questi bambini nel nome mio, accoglie me». Una convinzione che si traduceva in una precisa responsabilità comunitaria: la crescita dei bambini, ricordava la fondatrice, coinvolge ogni persona che opera nella casa, dalla cuoca alla guardarobiera, dall’infermiera all’educatrice, fino alla superiora. Tutti sono chiamati a contribuire alla loro formazione, lavorando per la gloria del Signore e assumendo come modello l’amore di Gesù per i fanciulli.
Il legame con Force e l’opera che continua
Nel suo intervento, il sindaco di Force, Amedeo Lupi, ha rivolto un saluto al vescovo, alle religiose, ai sacerdoti e ai presenti, ringraziando suor Cristina per l’invito e ricordando il legame personale con la Casa di Preghiera. Da bambino, infatti, aveva accompagnato talvolta il padre muratore durante i lavori di costruzione dell’edificio, conservando di quei momenti ricordi di serenità e familiarità.
Il primo cittadino ha sottolineato il valore della presenza delle Missionarie della Fanciullezza, oggi guidate dalla madre generale suor Marcella Carmona, ricordando come dal 1951 la Congregazione abbia sviluppato la propria missione a Pesaro, a Force e in altre località, anche all’estero, dedicandosi all’accoglienza, all’assistenza, all’educazione e alla formazione di bambini abbandonati, vulnerabili ed emarginati.
Lupi ha quindi richiamato la ricchezza spirituale di Force, paese natale del venerabile mons. Antonio Marcucci, della beata Maria Assunta Pallotta e della stessa Madre Flora. Di quest’ultima ha ricordato il carattere coraggioso e intraprendente, insieme alla sensibilità e alla capacità di accoglienza testimoniate da tanti bambini e ragazzi che hanno incontrato la sua opera.
La determinazione della fondatrice, ha evidenziato il sindaco, consentì alla Congregazione di diffondersi in diverse regioni italiane, tra cui le Marche, il Lazio, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, fino a raggiungere l’America Latina.
Un legame con il territorio che continua a manifestarsi anche attraverso la Casa di Preghiera. In passato la struttura aveva ospitato bambini; negli ultimi anni è stata inoltre luogo di accoglienza per famiglie ucraine costrette a fuggire dalla guerra, nuclei familiari sfollati a causa del terremoto e persone in condizioni di difficoltà abitativa e sociale.
«L’opera di accoglienza di Madre Flora continua ancora oggi attraverso le sue consorelle», ha affermato Lupi, concludendo il proprio intervento con le parole della fondatrice: «I bambini sono la parte eletta del mio cuore, i bambini sono da amare, da proteggere, da aiutare con tutte le forze. I fanciulli devono occupare un posto speciale nel cuore dei progetti di ogni Missionaria della Fanciullezza».
Parole che, a distanza di 75 anni dalla fondazione, mantengono intatto il loro valore e richiamano l’intera comunità alla responsabilità educativa e alla tutela dei più piccoli.
Il grazie delle Missionarie della Fanciullezza
A nome delle religiose, suor Paola Di Notaro ha espresso gratitudine al vescovo, ai sacerdoti, alle autorità e a tutti coloro che hanno partecipato alla celebrazione, sottolineando il significato comunitario della ricorrenza.
«In questo giorno di festa per i nostri settantacinque anni di fondazione desideriamo dirvi il nostro grazie più sincero e commosso. Grazie per aver risposto al nostro invito e per esservi stretti attorno a noi», ha affermato.
La presenza e la preghiera dei partecipanti, ha aggiunto, rappresentano un segno concreto della vicinanza della comunità e della vitalità del carisma della fondatrice.
«La vostra presenza e la vostra preghiera sono il dono più bello, ci confermano che il carisma della nostra Madre Fondatrice continua a vivere e a portare frutto nel cuore di questa comunità», ha concluso suor Cristina, affidando alle preghiere dei presenti il cammino futuro della Congregazione: «Pregate per noi affinché possiamo essere seme silenzioso dell’amore di Dio».

















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