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Sorelle Clarisse: chiamati alle nozze!

DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

La parabola di questa domenica ci presenta un re che organizza la festa di nozze del figlio.

Non un banchetto qualunque, ma un banchetto sontuoso, come quello descritto dal profeta Isaia nella prima lettura: grasse vivande, vini eccellenti, cibi succulenti, vini raffinati. Una festa meravigliosa, colma di abbondanza, di profumi e sapori buoni.

Un re che invita a nozze; non costringe, non obbliga, ma propone.

In modo del tutto inaspettato, però, gli invitati declinano l’invito: chi si deve occupare di cose urgenti, necessarie, importanti, chi ha impegni, chi deve eseguire lavori che riempiono tutta la giornata e tutto lo spazio, chi ha tanti affari che occupano la mente e il cuore, soffocano l’anima e il desiderio.

Dio, pensano, può aspettare.

Addirittura, alcuni sono talmente infastiditi dall’invito che percuotono e uccidono i servi che lo recapitano.

Il Signore ci invita a provare la gioia, a scoprire la verità, a scorgere la bellezza dell’abitare con Dio, a vedere come la vita con Lui può fiorire. Ma non può fare festa se noi non riconosciamo e accogliamo il valore del suo dono, se crediamo di avere di meglio da fare per vivere.

E se è vero, come ci dicevamo qualche domenica fa, che è sempre possibile convertirsi e trovare un posto alla festa, è anche vero che il tempo perduto e l’amore non goduto ci fanno un danno incalcolabile e ci tagliano fuori dalla pienezza della vita. Possiamo leggere in quest’ottica il versetto del Vangelo che ci descrive l’immediata reazione del re: «Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città».

Rifiutare i doni di amore di Dio non ci fa vivere!

Ma il re della parabola non vuole che la sala resti vuota perché desidera donare i tesori del suo regno.

Allora «disse ai suoi servi: “[…] andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze».

Così si comporta Dio: quando è rifiutato, invece di arrendersi, rilancia e invita a chiamare tutti quelli che si trovano ai limiti delle strade, ossia in quei punti in cui le strade di città terminano e iniziano i sentieri che conducono fuori dall’abitato, dove la vita è precaria.

Tutti, dice il Vangelo, «cattivi e buoni», senza escludere nessuno. Per entrare nella sala delle nozze del Re non c’è bisogno di appartenere ad un certo rango – sociale, economico o religioso -, non c’è neanche bisogno di essere moralmente “a posto”, è sufficiente avere fame e sete di gioia piena.

È sufficiente, cioè, avere l’abito nuziale, il desiderio di prendere parte alla festa, la disponibilità del cuore a partecipare alla gioia del Signore, l’apertura a lasciarsi coinvolgere e, in qualche modo, a spogliarsi dei propri panni per entrare a far parte di una realtà ben più grande e vitale, una realtà di comunione e di pienezza di vita.

Lo ha capito molto bene Paolo quando dice, nella sua lettera alla comunità di Filippi, «tutto posso in colui che mi dà la forza».

Anche le parole del salmista lo confermano: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla […]. Rinfranca l’anima mia. Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me».

E come Chiesa, come comunità ecclesiale, siamo chiamati anche noi, oggi, a raggiungere i crocicchi, le periferie geografiche ed esistenziali dell’umanità, quei luoghi ai margini, quelle situazioni in cui si trovano accampati e vivono brandelli di umanità, agli occhi di molti, senza speranza.

Si tratta di non adagiarsi sui comodi e abituali modi di evangelizzazione e di testimonianza della carità, ma di aprire le porte del nostro cuore e delle nostre comunità a tutti, perché il Vangelo non è riservato a pochi eletti.

Redazione:

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  • Perché tutta la nostra vita sia " desiderio" di Dio , il suo Amore tutto muove e tutto dona, siamo buoni o siamo cattivi , bisogna alzarsi e andare, rivestirsi di umiltà, nel ricercare questo Amore, quale grande dono, la carita ' sia la nostra veste per far parte del banchetto celeste. Entriamo vestiti di Amore.