ASCOLI PICENO – Un itinerario tra natura, spiritualità e storia condurrà sabato 10 ottobre alla scoperta delle origini della presenza francescana nel territorio ascolano. L’appuntamento è alle 9.45 presso la chiesa di San Bartolomeo, a Piagge, da dove prenderà avvio un cammino alla scoperta di alcuni dei luoghi più suggestivi della montagna che sovrasta Ascoli Piceno.

La prima tappa sarà l’Eremo di San Marco, incastonato nella parete rocciosa e divenuto nei secoli uno dei luoghi più suggestivi del territorio. Pur non essendo direttamente legato alla storia francescana, il complesso rappresenta una significativa testimonianza della presenza religiosa nella montagna ascolana e offrirà l’occasione per entrare in un paesaggio nel quale, da secoli, natura, silenzio e ricerca spirituale si incontrano.

Il cammino proseguirà quindi verso il cuore dell’itinerario: i ruderi dell’antico eremo di San Lorenzo. Di origine benedettina e tradizionalmente datato tra il VII e l’VIII secolo, il sito sarebbe stato successivamente frequentato dai primi seguaci di Francesco, fino a diventare, secondo la tradizione, il nucleo più antico della presenza minoritica nell’Ascolano.

È proprio attorno a San Lorenzo che si delinea una delle pagine più affascinanti della storia francescana locale. Dall’esperienza eremitica maturata in questi luoghi, la presenza dei frati si sarebbe progressivamente orientata verso la città, dove la comunità minoritica avrebbe trovato un terreno sempre più fecondo per la predicazione e la vita fraterna, lasciando un’impronta profonda nella storia religiosa e urbana di Ascoli.

La memoria del luogo è inoltre legata a figure di particolare rilievo della tradizione francescana. Tra queste il beato Corrado Miliani, il cardinale ascolano Niccolò IV, primo papa appartenente all’Ordine francescano, e il beato Pacifico, il rex versuum, la cui vicenda è stata collegata dalla tradizione anche al vicino territorio di Lisciano. Particolarmente suggestiva è la grotta associata alla memoria del beato Corrado, che avrebbe scelto questo ambiente appartato per una fase della propria esperienza eremitica.

Resta poi una domanda capace di alimentare la suggestione del cammino: Francesco d’Assisi passò davvero da questi luoghi? Al momento non esiste una fonte documentaria che permetta di trasformare questa ipotesi in una certezza storica. Il contesto, tuttavia, è coerente con gli itinerari del santo e con la scelta dei primi frati di abitare luoghi appartati, poveri e silenziosi, ma al tempo stesso prossimi alle città verso le quali si dirigeva la loro opera di predicazione.

Per questo il cammino di sabato non vuole essere soltanto un’escursione.

Percorrere questi sentieri significa entrare in una sorta di geografia francescana nascosta, fatta di grotte, ruderi, antichi eremi e memorie tramandate nel tempo. Sono luoghi nei quali la storia non si presenta soltanto attraverso documenti e monumenti, ma anche attraverso una memoria viva, capace ancora oggi di interrogare chi li attraversa.

A fare da filo conduttore sarà una celebre testimonianza di Tommaso da Celano, secondo il quale Francesco, giunto ad Ascoli, vi «gettò la semente della benedizione». Un’immagine particolarmente significativa, soprattutto a ottocento anni dalla morte del santo di Assisi.

Tornare oggi sui luoghi nei quali quella prima esperienza francescana mise radici significa allora non soltanto riscoprire una pagina della storia religiosa del Piceno, ma domandarsi che cosa resti, nel presente, di quella «semente della benedizione». Una memoria che può diventare ancora feconda se tradotta in fraternità, custodia del creato, bellezza e comunione: semi antichi, ma capaci di continuare a germogliare.

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