SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Domenica 4 Ottobre, nel giorno dell’ottavo centenario del Transito al Cielo di San Francesco d’Assisi (1226-2026), l’Unita Pastorale Santegidiese, insieme alle associazioni e alle istituzioni presenti sul territorio di Sant’Egidio alla Vibrata, hanno dato vita al Cammino di San Francesco, un percorso all’insegna dell’inclusione che ha coinvolto numerose associazioni del territorio, per camminare insieme, incontrarsi, conoscersi e riscoprire il valore della fraternità.
A guidare il pellegrinaggio per le vie della cittadina abruzzese, sono stati don Marco Claudio Di Giosia e don Duilio Pili, rispettivamente parroco in solido e parroco moderatore dell’Unità Pastorale Sant’Egidio alla Vibrata. Il percorso, iniziato alle ore 19:00 da Paolantonio, presso la chiesa di San Giuseppe, ha toccato diversi luoghi delle comunità, come Villa Marchesa, la chiesa di Sant’Antonio, il Passo del Mulino e la chiesa di San Gabriele, per poi concludersi a Sant’Egidio, in piazza Vecchia, alle ore 21:00.
L’iniziativa ha registrato la partecipazione di molte famiglie, bambini e giovani.
Fatti per la comunione fraterna
L’appuntamento ha avuto risvolti molto significativi. Dichiarano infatti gli organizzatori:
“Il camminare con ‘Francesco’, ci ha confermato quanto scritto da lui nel suo testamento: «Il Signore mi donò dei fratelli». Questo cammino ha portato molta gioia tra i partecipanti perché, se il male di quest’epoca è la solitudine, il camminare insieme mostra che siamo fatti per la comunione fraterna.
L’iniziativa, inoltre, ha rappresentato anche il primo passo per ravvivare il progetto del Patto educativo che la Parrocchia, insieme ad associazioni, istituzioni e varie agenzie educative, sportive e scolastiche, aveva intrapreso un anno fa con l’intervento del vescovo Gianpiero Palmieri nella Sala Comunale di Sant’Egidio alla Vibrata”.
Quattro tappe per riscoprirsi amati
Quattro le tappe principali del percorso.
“A Paolantonio, nel piazzale antistante la chiesa di San Giuseppe, dove c’è stato il raduno iniziale, il giovane Niccolò Baldassarri ha aperto la serata con una riflessione sul senso del cammino. Partendo da Origene, ha esortato i partecipanti ad una molteplicità di significati: il cammino della vita, il cammino della fede, il cammino esistenziale”, raccontano gli organizzatori.
E proseguono: “A seguire ci siamo diretti verso l’oratorio di Villa Marchesa intitolato a Sant’Antonio da Padova, anch’egli santo francescano. Qui ci sono state le testimonianze dei ragazzi dell’associazione Agave che solitamente camminano da soli, in gruppo, come esperienza di autonomia; questa volta invece hanno goduto dell’abbraccio di una folla che li ha accolti con gioia. Qui è stato illustrato un fioretto di Francesco, il quale ha rivelato che nel cammino della Fede spesso ci si imbatte negli ostacoli opposti dal demonio, il quale ci scoraggia, ci sussurra che non siamo amati, non siamo adeguati, non siamo splendidi: tutto questo ci rattrista, ci isola e ci getta nella disperazione. Francesco, invece, insegna a padre Rufino, caduto nella trappola demoniaca, come rispondere al tentatore: «Quando il demonio ti sussurra tutto questo, tu gli risponderai: ‘Apri la bocca, che vi ti cago dentro!’». Don Marco ha precisato che questa è l’unica parolaccia che i ragazzi possono pronunciare!”.
“La tappa successiva è stata nella frazione Passo del Mulino, presso la chiesetta dedicata a San Gabriele dell’Addolorata, il cui vero nome è Francesco, anch’egli battezzato ad Assisi – precisano gli organizzatori -. Se a Paolantonio c’era stato il brindisi d’inizio e a Villa Marchesa ci avevano deliziato con cibi salati, a Passo del Mulino ci hanno atteso con un buffet di svariati dolci. Qui la testimonianza è stata data da un giovane istruttore di calcio, Nino Sandovalli, che ha ricordato la sua scalata sull’Himalaya e ha osservato che i cammini di montagna sono sì percorsi personali, ma alla fine, specie nei momenti di pericolo, ci si salva grazie alla presenza dei fratelli. Prima di riprendere il cammino verso il capoluogo, siamo stati colti di sorpresa da bellissimi fuochi d’artificio”.
Concludono infine gli organizzatori: “Discesi verso la chiesa antica di Sant’Egidio Abate, don Duilio ha parlato della tenerezza di Dio verso tutti noi. Una tenerezza che San Francesco esprimeva caldamente verso i suoi frati e verso tutte le creature, anche quelle selvagge.
Dopo la Benedizione finale, siamo stati intrattenuti da alcuni canti popolari. Il più applaudito è stato ‘Io vagabondo’ dei Nomadi. Del resto, in fondo, a pensarci bene, anche questo cammino ci ha visti un po’ vagabondi per le strade del mondo”.