SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è svolta sabato 3 ottobre “Tra serafini e cherubini”, la passeggiata proposta dai Musei Sistini e dal Faro3898 alla scoperta delle raffigurazioni angeliche presenti a San Benedetto del Tronto.
L’iniziativa, guidata dal Prof. Nicola Rosetti, teologo esperto in arte sacra, ha avuto inizio presso la chiesa di San Benedetto Martire dove sono presenti 8 angeli con strumenti della Passione di Cristo, dipinti su commissione del parroco don Giacinto Nicolai – futuro vescovo di Ripatransone dal 1890 al 1899 – da Filippo Flajani nel 1886, anno in cui a San Benedetto esplose la seconda ondata di colera (dopo quella del 1855) che causò un significativo numero di decessi. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’abside venne in parte distrutto durante i bombardamenti e quando fu ricostruito tutti i dipinti furono scialbati. Negli anni Novanta del secolo scorso, sulla base delle foto antecedenti al bombardamento, si andò a scrostare l’intonaco e emerse il sedere dell’angioletto che porta il calice. Da qui fu deciso un intervento di restauro e ripristino che fu completato per l’Anno Santo del 2000 che ha riportato in luce gli antichi dipinti. Interessante il volto dell’angelo con le tenaglie, dipinto con i tratti di Filippo Mignini, nato nel 1881 ed emigrato nel 1909 in Argentina.
La passeggiata è proseguita poi nella chiesa di San Giuseppe dove è stato possibile ammirare gli angeli dipinti nel 1964 dal pittore marchigiano Michelangelo Bedini che ha rappresentato nella volta a botte le 4 virtù cardinali: la Prudenza, la Temperanza, la Fortezza e la Giustizia. L’artista, chiamandosi Michelangelo, deve aver avuto una certa fissazione col tema degli angeli, visto che li ha rappresentati anche nel Duomo di Ripatransone e addirittura nella Cattedrale di St. Paul in Minnesota.
Nell’altare disegnato dall’artista sambenedettese Giuseppe Pauri compaiono due angeli oranti che iconograficamente richiamano quelli presenti sul coperchio dell’Arca dell’Alleanza che per gli antichi ebrei era il segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. È evidente il parallelismo con l’altare, il luogo in cui per i cristiani si rende presente Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia.
Angeli si trovano anche nell’ottocentesca fontana realizzata su disegno di Virginio Vespignani in quella che un tempo si chiamava Piazza d’Armi, sotto il Fascismo 28 ottobre e dopo la Liberazione ha preso il nome di Piazza Matteotti. Gli angeli in ghisa furono realizzati in ghisa da Antoine Durenne a Sommevoire, un paesino a 200 km da Parigi. Per ragioni di viabilità nel febbraio del 1933 sotto il Podestà Francesco Cosignani la fontana venne smontata e gli angioletti ricollocati in vari punti della Città: in Piazza Sacconi, nei giardinetti pubblici, in Vicolo Pietro Micca e in Piazza Garibaldi. Solo nel 1984 grazie all’intervento del Circolo dei Sambenedettesi la fontana è stata ricollocata.
Nella chiesa della Marina, all’ingresso sulla sinistra, si trova il dipinto del Battesimo di Cristo di Armando Marchegiani, copia del mosaico che si trova all’ingresso della Basilica di San Pietro in Vaticano, copia a sua volta di un dipinto di Carlo Maratti, pensato per la Basilica di San Pietro, ma attualmente esposto a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Davanti al dipinto si trovano due angeli in gesso che provengono dall’antico altare della chiesa della Marina, con la stessa funzione dei due angeli plasmati dal Pauri di cui abbiamo parlato poc’anzi. Si capisce bene la posizione delle mani quando si guardano le foto d’epoca: questi angeli sorreggevano delle luminarie.
Infine, presso il Museo di Arte Sacra di Via Pizzi 25 è stato possibile ammirare San Matteo e l’Angelo, proveniente insieme alle statue degli altri evangelisti dalla chiesa del Paese Alto, il serafino e il cherubino dipinti da don Luigi Sciocchetti su quelli che dovevano essere gli sportelli di un tabernacolo e il magnifico calice realizzato da don Giacinto Nicolai per la fine del colera del 1886.