FOLIGNANO – «Con gioia ci raduniamo qui, attorno all’altare del Signore, in questo giorno di doppia festa per la nostra comunità: trenta giovani riceveranno il sacramento della Confermazione e ci è stato donato un nuovo co-parroco, nel segno di San Francesco, che ci aiuterà a portare avanti il lavoro pastorale nella nostra comunità. Chiediamo al Signore che in nessuno di noi si spenga lo spirito di gioia e missionario di Francesco, il quale ha tanto amato il Vangelo ed è stato amato, a sua volta, da tutti noi italiani».
Con queste parole don Francesco Fulvi, parroco della chiesa di San Luca Evangelista in Villa Pigna e di San Benedetto in Marino del Tronto, ha introdotto la Santa Messa che si è tenuta domenica 4 ottobre, alle ore 11:30, presso la chiesa di San Luca. La funzione ha visto la celebrazione dell’ingresso di don Francesco Mangani, nuovo parroco in solido delle comunità di Villa Pigna e di Marino del Tronto, e la celebrazione delle Cresime di trenta ragazzi appartenenti a entrambe le parrocchie.
La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri, concelebrata da don Francesco Fulvi e da don Francesco “Checco” Mangani e animata dal preparatissimo coro parrocchiale.
Per l’occasione, la chiesa si è riempita di fedeli; in particolare, familiari, parenti e amici dei cresimandi e del nuovo “acquisto” delle comunità di Villa Pigna e di Marino del Tronto.
Omelia del vescovo Gianpiero: “Tre sono le cose che lo Spirito Santo compie dentro di noi: Amore, Giustizia e Pace”
Lette le Letture del giorno e proclamato il Vangelo, il presule ha preso la parola per l’omelia che, per l’occasione, ha avuto come protagonisti i giovani cresimandi, ai quali il vescovo augura di poter vivere la Fede con lo stesso amore con cui l’ha vissuta San Francesco:
«Oggi è un momento di Chiesa molto bello, è forse uno dei momenti più solenni della comunità parrocchiale; inoltre, oggi riceverete ufficialmente don Francesco Mangani, che è un ulteriore motivo di gioia.
Tre sono le cose che lo Spirito Santo fa dentro di noi e, per descrivervi la prima, prenderò spunto dalla vita di San Francesco: egli era un ragazzo un po’ leggero e aveva il sogno di diventare cavaliere. Veniva da una famiglia molto agiata, ma non nobile, e questo era il desiderio di Francesco: diventare nobile e partecipare al gruppo di coloro che comandano e contano nella città di Assisi; tuttavia, il Signore aveva altri progetti.
A un certo punto, Francesco venne arrestato a Perugia e qui lesse il Vangelo per la prima volta, e questo gli entrò dentro. Dopo questo particolare evento, iniziarono le cosiddette “pazzie” di Francesco: andò a vivere in mezzo ai lebbrosi. Ai tempi di Francesco, quando a un uomo era diagnosticata la lebbra, la comunità era solita fargli il funerale, ma l’uomo era vivo. Francesco, in mezzo ai lebbrosi, si rese conto di quello che accadeva quando Sorella Morte si avvicinava: nasceva una forte solidarietà con le persone che vivevano questa terribile situazione, oltre a una profonda fede. È interessante notare come all’inizio Francesco provasse amarezza nel visitare i lebbrosi, ma poi provasse dolcezza, a tal punto che non riusciva più ad allontanarsi. Qui, siccome Francesco era convinto di aver incontrato il Signore sia tramite il Vangelo sia attraverso il contatto con i lebbrosi, egli sentì che Gesù Risorto gli era venuto incontro e lo aveva baciato.
I biografi di Francesco raccontano che una sera Francesco, il più ricco dei suoi amici, organizzò una cena e fu trattato come un re. A un certo punto, però, era rimasto indietro e, alla domanda degli amici se si fosse innamorato, egli rispose di essersi innamorato di una donna bellissima, Madonna Povertà. Questo fece lo Spirito Santo nella vita di Francesco e, dopo averne vinto le resistenze, non lo abbandonò più.
Con questi episodi voglio affermare che lo Spirito Santo vi farà innamorare della vita e di tutto ciò che la rende bella.
Mi rivolgo al Vangelo per descrivervi il secondo modo in cui lo Spirito Santo agisce dentro di noi: Gesù racconta questa parabola pensando a sé; infatti, Dio aveva mandato in Israele i profeti, ma essi vennero tutti lapidati e uccisi. Alla fine, il Signore mandò il Figlio, ben conscio che sarebbe stato ucciso. Gesù sa tutto questo, ma dice anche quello che farà Dio: la pietra che i costruttori hanno scartato diventerà pietra d’angolo. Sapete che nella Liturgia la pietra angolare è l’altare, simbolo di Gesù risorto in mezzo a noi.
Lo Spirito Santo non vi fa rassegnare, grida dentro di voi e non vi farà mai sentire soli, perché il Padre vi metterà al centro.
La terza cosa che lo Spirito Santo lascia in voi è una grande Pace che, come ha detto San Paolo nella Seconda Lettura, “supera ogni intelligenza, ma che custodirà la vostra mente e il vostro cuore in Cristo Gesù. È la Pace di chi sa che sta spendendo bene la propria vita”.
Adesso la vostra vita continua, una vita in cui il Signore sarà con voi, se vorrete. La promessa del Signore è molto chiara: amore, giustizia e pace».
I giovani ricevono il sacramento della Confermazione
Conclusa l’omelia, vengono presentati al vescovo i trenta giovani cresimandi ai quali, prima di procedere alla celebrazione del sacramento della Confermazione, il presule chiede di rinnovare la loro professione di fede:
«In autonomia, a differenza del battesimo, dove sono stati i vostri genitori a farlo per voi».
Concluso questo momento, i giovani, insieme al padrino o alla madrina, vengono chiamati uno alla volta per ricevere la “carezza” da parte di Dio, che è un «modo – ha detto il vescovo Gianpiero – per dire che lo Spirito Santo ti riceve, ti ricorderà chi sei: Mio Figlio».
L’accoglienza di don Francesco nel ricordo di don Franco e di don Alfredo
Conclusa la Messa, prima della benedizione finale, ha preso la parola il vescovo Gianpiero per presentare il nuovo arrivato:
«Il fatto che entrambi i don Francesco siano parroci in solido vuol dire che la funzione ministeriale è svolta insieme; tuttavia, qualora dovessero esserci problemi giuridici, la responsabilità sarà di don Francesco Fulvi. La comunità di Marino del Tronto ha goduto della presenza di don Alfredo, a cui voglio tributare un applauso, e, nello stesso tempo, San Luca ha goduto di quella di don Franco. Entrambi saranno i nostri angeli che guarderanno dal cielo e pregheranno per noi».
Il saluto di don Francesco Mangani
Conclusi la presentazione e il tributo ai due compianti sacerdoti delle rispettive comunità, il vescovo ha invitato don Francesco Mangani a prendere la parola per un saluto:
«Mentre davo l’Eucaristia, San Francesco mi ha ispirato una soluzione per i nomi: don Francesco e don Checco e così l’omonimia è superata. Per me è una grande gioia iniziare il mio ministero nel giorno in cui voi giovani avete ricevuto la cresima. Quando eravate piccoli, i vostri genitori vi hanno battezzato e vi hanno aiutato a coltivare il terreno della Fede. Qual è la sostanza che ci vuole affinché un terreno sia coltivabile? L’humus. Da questa parola è nata un’altra parola molto importante: umiltà.
Oggi ricordiamo Francesco, il quale ha guardato l’umiltà del Signore e si è sforzato di coltivare il terreno della propria vita di fede attraverso la virtù dell’umiltà. Oggi avete ricevuto il dono della pienezza dello Spirito Santo e, pertanto, vi auguro di continuare a coltivare la vostra vita con semi di benedizione.
Quando nel 1215 Francesco giunse ad Ascoli, egli, secondo Tommaso da Celano, spargeva semente della benedizione ed è un’immagine bellissima: nutrire la propria fede con cose belle.
Come ricordo di oggi ho preparato un santino su cui è raffigurata l’immagine più antica di Francesco che abbiamo in diocesi: la predica agli uccelli, conservata nella chiesa di San Gregorio Magno qui ad Ascoli».
Il dono di don Francesco Fulvi ai ragazzi della Cresima
Concluso il saluto di don Checco, ha preso la parola don Francesco per la consegna dei regali ai ragazzi appena cresimati: il Nuovo Testamento. Si tratta di «un’antica tradizione – spiega don Francesco – introdotta da don Franco, perché, una volta ricevuta la Cresima, vogliamo trattare i ragazzi come adulti e perché, usando un termine di “franchiana memoria”, qui in mezzo, a dispetto dell’eleganza, c’è qualche brigante».










































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