Sta suscitando interesse anche fuori dal territorio marchigiano Il Bene che resiste, l’ultimo libro di Antonio De Signoribus, pubblicato da Daimon Edizioni dell’Aquila. L’autore, filosofo, scrittore, giornalista e antropologo, è noto in particolare per il suo lavoro di ricerca e riscrittura nell’ambito della fiaba e della tradizione popolare.
Il volume è stato presentato anche al Festival Internazionale del Libro di Torino e propone una raccolta di racconti originali, popolati da personaggi e situazioni che invitano il lettore a confrontarsi con temi legati alla dimensione interiore dell’essere umano.
Con Il Bene che resiste, De Signoribus prosegue il percorso di ricerca già sviluppato nelle sue opere precedenti, combinando alcuni elementi della tradizione orale con una personale sensibilità narrativa e psicologica. Le fiabe assumono così una forma contemporanea, pur conservando strutture, simboli e motivi propri della tradizione popolare.
Il libro è costruito attraverso una rete di immagini e simboli che si presta anche a una lettura di carattere filosofico. La scrittura dell’autore, caratterizzata da una particolare attenzione alla parola e alla costruzione delle immagini narrative, accompagna il lettore in un percorso nel quale la dimensione fantastica si intreccia con quella psicologica.
Nella sua interpretazione della fiaba, De Signoribus guarda anche alle teorie di studiosi e psicoanalisti come Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, James Hillman e Bruno Bettelheim, riconoscendo al racconto fiabesco una possibile funzione nell’elaborazione delle paure, dei conflitti e degli archetipi che appartengono all’esperienza umana.
In questa prospettiva, gli ostacoli e le prove affrontati dai protagonisti diventano anche rappresentazioni simboliche delle difficoltà della vita quotidiana. La fiaba può quindi parlare non soltanto ai bambini, ma anche agli adulti, offrendo spunti di riflessione sulla paura, sul cambiamento e sulla capacità di affrontare le proprie fragilità.
È questo, in definitiva, uno degli aspetti centrali de Il Bene che resiste: utilizzare il linguaggio della fiaba per esplorare la dimensione interiore dell’individuo, attraverso storie che uniscono tradizione, simbolismo e sensibilità contemporanea.