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Civitas Appenninica, al via il percorso verso la Capitale Europea della Cultura 2033

Dalla ricostruzione post-sisma a un progetto di rinascita che mette la cultura al centro. È questo l’obiettivo di “Civitas Appenninica Vetusta Nursia – Ex Malo Bonum. Rinascita Appenninica, la Cultura che Ricostruisce”, il programma che punta ad accompagnare il percorso di candidatura della Civitas Appenninica a Capitale Europea della Cultura 2033.

Il primo passo ufficiale è stato compiuto oggi a Roma, nella Sala Parlamentino di via della Panetteria, con la firma della convenzione tra Guido Castelli, Commissario Straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione Sisma 2016, e Maurizio Frascarelli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.

Il progetto, elaborato dalla Struttura Commissariale Sisma 2016, nasce con l’obiettivo di affiancare alla ricostruzione materiale una più ampia opera di rigenerazione culturale, sociale e civile dei territori colpiti dal terremoto del 2016-2017. La cultura viene così concepita non soltanto come strumento di valorizzazione del patrimonio, ma come una vera infrastruttura capace di rafforzare le comunità, contrastare lo spopolamento, creare opportunità per i giovani e costruire nuove relazioni tra i territori.

Una rete che attraversa quattro regioni

La Civitas Appenninica è una comunità territoriale diffusa che comprende 546 Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, accomunati da secolari relazioni culturali, economiche e spirituali. Di questi, 138 ricadono nel cratere del sisma 2016-2017.

Attorno al progetto si è sviluppata una rete che coinvolge istituzioni, enti locali, università, centri di ricerca, Terzo Settore, fondazioni e comunità. Sono 11 le Fondazioni di origine bancaria dei territori del cratere che hanno scelto di collaborare all’iniziativa, mettendo in comune competenze e risorse.

Si tratta della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, della Fondazione Casse di Risparmio di Fabriano Cupramontana e Ancona, della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, della Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, della Fondazione Pescarabruzzo, della Fondazione Tercas e della Fondazione Varrone Cassa di Risparmio di Rieti.

Il valore complessivo del programma ammonta a 995 mila euro. Di questi, 750 mila euro provengono da una parte delle risorse residue della raccolta nazionale promossa e coordinata da Acri presso le Fondazioni associate dopo gli eventi sismici del 2016-2017. Altri 245 mila euro saranno assicurati dal cofinanziamento della Struttura Commissariale Sisma 2016, della Regione Marche, della Regione Umbria e del Comune di Norcia.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno sarà il soggetto attuatore, in raccordo con Acri e con le altre Fondazioni, mentre il Comune di Norcia assumerà il ruolo di capofila dei Comuni della Civitas Appenninica nell’ambito del percorso di candidatura.

Università e ricerca al centro del progetto

Un altro elemento centrale dell’iniziativa è il coinvolgimento del mondo accademico. La rete comprende 13 università e centri di ricerca, impegnati nello sviluppo di quattro programmi internazionali.

I progetti vedono come capofila l’Università di Camerino per la scienza della ricostruzione, l’Università di Teramo per la filiera agroalimentare, l’Università di Perugia per i beni culturali e il territorio di Rieti per l’economia circolare.

Accanto alla ricerca, il progetto attribuisce un ruolo strutturale al Terzo Settore, che sarà coinvolto nella coprogettazione di iniziative culturali, sociali, sportive e territoriali, oltre che nell’animazione delle comunità e nella sperimentazione di nuovi modelli di welfare culturale, turismo responsabile e sport di comunità.

Sedici tappe per raccontare la rinascita

Il cuore operativo del programma sarà il Festival itinerante “Cultura che Ricostruisce”, che si svilupperà entro il 31 dicembre 2027.

L’idea è quella di trasformare il festival in una sorta di infrastruttura culturale diffusa, capace di collegare memoria e futuro, spiritualità e innovazione, giovani e comunità. Un percorso articolato in 16 tappe, alcune delle quali toccheranno centri particolarmente segnati dal sisma.

Il calendario coinvolgerà Amatrice, Arquata del Tronto, Ascoli Piceno, Assisi, Camerino, Fermo, Macerata, Montefortino, Montereale, Norcia, Rieti, San Severino Marche, Spoleto, Teramo, Tolentino e Visso.

Alle attività culturali si affiancheranno iniziative dedicate a sport, benessere, natura e territorio, anche attraverso la collaborazione con Sport e Salute e ANCI. L’obiettivo è rafforzare coesione e inclusione e, nel tempo, favorire la nascita di una rete stabile di “Parchi della Cultura e del Benessere”.

La candidatura guarda al 2033

Il percorso verso la Capitale Europea della Cultura entra dunque in una fase operativa. La manifestazione di interesse per la candidatura è prevista entro il 2027, mentre il bando ufficiale è atteso nel 2028.

La sfida, spiegano i promotori, non riguarda soltanto l’organizzazione di un programma culturale, ma la costruzione di una visione comune per un territorio vasto e articolato, mettendo in relazione patrimonio, ricerca, innovazione, comunità e sviluppo.

«La candidatura della Civitas Appenninica a Capitale Europea della Cultura 2033 è una straordinaria occasione per affermare l’identità e la coesione dell’Appennino centrale, mettendo in rete esperienze, istituzioni e comunità», ha dichiarato Guido Castelli. Secondo il Commissario, la cultura può affiancare la ricostruzione materiale con una più ampia opera di «riparazione economica e sociale» dell’area colpita dal sisma, trasformando «una storia comune e un patrimonio unico» in nuove opportunità di sviluppo, lavoro e crescita, soprattutto per le giovani generazioni.

Per Maurizio Frascarelli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, il progetto rappresenta invece il risultato di un percorso nato dalla solidarietà e dalla collaborazione tra le Fondazioni. «È questa capacità di fare sistema, mettendo a fattor comune competenze, esperienze e conoscenza dei territori, a dare oggi forza e slancio alla sua realizzazione», ha sottolineato, ribadendo l’impegno a lavorare in rete per valorizzare «l’identità delle nostre comunità, la bellezza delle tradizioni e il patrimonio umano e culturale dell’Appennino».

La firma della convenzione apre così una nuova fase: quella in cui la ricostruzione dei territori del sisma prova a trasformarsi anche in un progetto culturale di lungo periodo, con l’Appennino centrale chiamato a costruire una propria identità comune e a presentarla, nel 2033, sulla scena europea.

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