GROTTAMMARE – Presso la ASP Contessa Maddalena Pelagallo di Grottammare, nei giorni scorsi è stato celebrato un traguardo davvero speciale: i cento anni di Domenico Amurri, nato a Castignano il 27 settembre 1926.
Accanto a Domenico, per condividere questo momento così bello, erano presenti i suoi familiari, gli operatori della struttura e le autorità cittadine. Il sindaco di Grottammare Alessandro Rocchi e la consigliera comunale Oriana Vitarelli hanno consegnato al festeggiato una targa, rendendo omaggio a una vita lunga un secolo e alla storia di un uomo che ha attraversato generazioni, cambiamenti e trasformazioni della società.
A fare da cornice alla celebrazione c’erano la presidente del Consiglio di amministrazione dell’ASP Pelagallo, Maria Cristina Costanzo, il direttore Davide Rossi, la coordinatrice Ilaria Consorti, insieme agli operatori e a quanti quotidianamente accompagnano la vita degli ospiti.
La festa di Domenico offre l’occasione per guardare alla Pelagallo non semplicemente come a una struttura assistenziale, ma come a un luogo nel quale le persone continuano a essere protagoniste della propria storia.
La ASP Contessa Maddalena Pelagallo affonda le proprie radici nel 1949, quando venne costituita l’Opera Pia dedicata alla contessa Maddalena Pelagallo in Bulgarini, con lo scopo di offrire ricovero, mantenimento e assistenza agli anziani poveri e inabili al lavoro del territorio. L’attuale sede di Contrada Granaro fu realizzata tra il 1976 e il 1978 e, tra il 1999 e il 2007, è stata interessata da importanti interventi di ristrutturazione e riqualificazione.
Oggi la Pelagallo offre servizi di Residenza Protetta per Anziani e di Residenza Protetta per Disabili, con un’assistenza che unisce la dimensione sanitaria a quella tutelare, alberghiera, sociale ed educativa.
È proprio questa attenzione alla persona che si ritrova nei momenti di festa. Negli ultimi mesi, infatti, la struttura ha promosso diverse iniziative capaci di coinvolgere ospiti, familiari e comunità locale, dalle attività musicali ai laboratori, fino agli appuntamenti condivisi con le famiglie. In una recente iniziativa estiva, gli ospiti sono stati protagonisti di canti, poesie e momenti di animazione, accompagnati dagli educatori e dalla coordinatrice Ilaria Consorti.
La storia di Domenico
Domenico Amurri porta con sé una storia fatta di semplicità, lavoro e discrezione.
Nato a Castignano il 27 settembre 1926, ha trascorso gran parte della sua vita dedicandosi al lavoro. Operaio carpentiere, negli ultimi anni della sua attività lavorativa è stato marmista. Nei fine settimana si dedicava al giardinaggio, un’altra occupazione che racconta il suo legame con le cose semplici e concrete.
È descritto dai familiari come una persona molto riservata, che ha vissuto la propria esistenza tra casa, lavoro e chiesa, senza cercare particolari occasioni di svago. Ma nella sua vita c’era anche la musica: Domenico amava suonare l’organetto e lo portava con sé in campagna, soprattutto durante le feste. Uno strumento che oggi ha donato al nipote e che, insieme ai ricordi familiari, continua a custodire un pezzo della sua storia.
Domenico è entrato nella Pelagallo il 27 gennaio 2025. Da allora la struttura è diventata una nuova tappa del suo cammino, un luogo nel quale continuare a sentirsi accolto, accompagnato e parte di una comunità.
La cura come gesto quotidiano
Un centenario come quello di Domenico ricorda che prendersi cura di una persona anziana significa molto più che garantire assistenza.
Significa conoscere la sua storia, rispettarne i tempi, ascoltarne i ricordi, custodirne le abitudini e dare valore a ciò che ha vissuto. Significa, soprattutto, non considerare mai una persona soltanto per la sua età o per le sue necessità assistenziali, ma riconoscere in lei una storia irripetibile.
E forse è questo uno dei significati più belli della cura: far sentire una persona importante, ricordarle che la sua vita ha ancora un posto nel cuore degli altri e che ogni storia merita di essere conosciuta e celebrata.
Cent’anni di Domenico diventano così cent’anni di memoria da custodire e, insieme, un invito a guardare all’anzianità non come a una stagione da mettere ai margini, ma come a una parte preziosa della vita della comunità.
Perché prendersi cura significa anche questo: non lasciare che nessuna storia venga dimenticata.





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