ASCOLI PICENO – «Grazie a tutti per essere qui. Saluto tutte le autorità civili, politiche e militari. Sento che possiamo accoglierci gli uni con gli altri attorno a questo altare, che è simbolo della presenza del Signore in mezzo a noi; infatti, esso è la pietra d’angolo attorno a cui tutto l’edificio è costruito. Per questa festa dei Santi Michele, Raffaele e Gabriele vogliamo vivere questo momento di fede per riscoprire e sentire sempre più forte il senso del servizio quotidiano a cui ognuno di noi è chiamato».
Con queste parole il vescovo Gianpiero Palmieri ha introdotto la Santa Messa in onore di San Michele Arcangelo, Santo Patrono della Polizia di Stato, e dei Santi Raffaele e Gabriele Arcangelo, celebrata martedì 29 settembre, alle ore 9:00, presso la Cattedrale di Sant’Emidio di Ascoli Piceno.
La funzione è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrata da don Adam Baranski, parroco delle parrocchie di San Marco Evangelista in Caselle di Maltignano e di Santa Maria delle Grazie in Maltignano, nonché cappellano della Polizia di Stato.
Presenti le autorità civili, in particolare Fabio Salvi, Presidente della Provincia di Ascoli Piceno e Sindaco di Venarotta, Marco Fioravanti e Nicola Mozzoni, rispettivamente Sindaci di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, nonché le autorità militari, rappresentate da Alessandro Gullo, Questore della Polizia di Stato di Ascoli Piceno. Presenti, inoltre, numerosi ufficiali e agenti della Polizia di Stato, sia in servizio sia in quiescenza.
Vescovo Gianpiero: una collettività che vi ringrazia
Concluse le letture del giorno e proclamato il Vangelo, il vescovo ha preso la parola per l’omelia che, proprio per la particolare ricorrenza, ha riguardato la figura di Michele Arcangelo e la sua lotta contro il Male:
«Ci ritroviamo per questa liturgia ogni anno e lo facciamo con gioia; infatti, questa ci permette di ringraziare tutti i funzionari e i dirigenti, le donne e gli uomini della Polizia di Stato, in servizio e in congedo, e soprattutto tutti coloro che hanno dato la vita per la protezione degli altri. Credo sia davvero un bel momento per voi sapere che c’è una collettività che vi ringrazia e poter approfondire il senso del nostro servizio.
Michele ha una simbologia molto ricca: il suo nome significa “Chi è come Dio” e sottolinea che c’è un potere, quello di Dio, che non è sovrastabile da nient’altro. Mi riferisco al fatto che, per l’uomo biblico, il mondo è popolato anche da potenze negative; infatti, il popolo di Israele credeva che esistessero, oltre a Jahvè, anche gli dèi degli altri popoli e che questi ultimi fossero pericolosi, poiché avversavano il popolo di Israele.
Immaginate anche i cristiani, che si trovavano in mezzo a popoli pagani che credevano in tanti dèi, i quali, come volevano le tradizioni ellenistiche e romane, erano fin troppo umani. È una visione che fa sì che, per l’uomo biblico, ci siano, accanto a Dio, altri poteri forti che pretendevano di poter rivaleggiare con il Signore. Allora la tradizione cristiana, nel Libro dell’Apocalisse, inserisce questa pagina nella quale il cielo è svuotato e liberato da Michele, perché in cielo c’è solo Dio.
Questa idea diventa importante, perché ha il senso di liberare non solo il cielo, ma soprattutto il cuore dell’uomo; pertanto, Michele dal cielo scaccia via il drago rosso e tutti i demoni e questa lotta passa dal cielo al cuore dell’uomo.
Il Bene e il Male non sono solo nel cielo; infatti, pur essendoci la presenza di demoni e di Angeli, il destino della Terra è affidato alla cooperazione tra Dio e gli uomini e questo ci riporta a una visione che ci chiama a custodire il nostro cuore e le nostre relazioni ed è, chiaramente, una lotta, dentro e fuori di noi, che ci impegna costantemente.
Questa pagina biblica, però, ci offre un punto di chiarezza: la distinzione tra Cielo e Terra e tra Bene e Male. È fondamentale; infatti, la Parola di Dio, che risuona nel cuore dell’uomo, ci spinge a saper distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Quando questo è palese, ecco che si vede il servizio di coloro che s’impegnano, in difesa e al servizio della collettività, a combattere il Male affinché esso non possa vincere.
Noi viviamo tutto questo attraverso le relazioni umane e sappiamo che ci possono essere confusione e tentazione; pertanto, eccoci qui a stringerci gli uni con gli altri, a custodirci e a unirci al Signore per chiedere l’intercessione dei Santi e degli Angeli, affinché ci aiutino a scegliere non solo come individui, ma anche come collettività.
Eccoci qui in questa giornata, in cui nel Vangelo Gesù dice a Natanaele, dopo averlo visto consultare la Scrittura per coglierne i frutti, che prima o poi vedrà il Figlio di Dio che sarà ponte tra Cielo e Terra».
Questore Gullo: “Indossiamo l’uniforme con onore, ma soprattutto con cortesia e gentilezza”
Conclusa la celebrazione, ha preso la parola il Questore Gullo per i saluti, i ringraziamenti e per lanciare un messaggio di speranza ai suoi colleghi:
«La vostra presenza è rivolta alla collettività e alla comunità e mi rivolgo, soprattutto, ai poliziotti presenti, a coloro che non sono tornati a casa e ai giovani poliziotti che sono qui. Noi abbiamo una missione sacra e siamo chiamati a svolgere questo servizio perché lo dobbiamo ai nostri cittadini.
Con questo pensiero mi rivolgo a quei poliziotti che, ogni giorno, si svegliano e indossano con orgoglio la nostra uniforme e li invito a farlo con passione e professionalità, ricordando di avere cura di fare il proprio dovere con disciplina, onore, cortesia e gentilezza. La nostra bravura dev’essere quella di saper comprendere chi abbiamo di fronte e, per questo, il nostro compito dev’essere svolto con il massimo impegno».