CASTIGNANO – Domenica 27 settembre, alle ore 8.30, presso il Santuario di San Bernardino, nella frazione di Castiglioni di Castignano, il vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, S.E. Mons. Gianpiero Palmieri, ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione del passaggio di consegne dai frati Cappuccini di Offida al parroco di Offida, don Giuseppe Bianchini.
Dopo più di sessant’anni durante i quali i francescani hanno avuto cura della comunità e dei fedeli che hanno continuato ad accorrere al Santuario, il servizio pastorale passa ora nelle mani di Don Giuseppe.
Le parole con cui Mons. Palmieri ha introdotto la celebrazione sono state innanzitutto di ringraziamento: a padre Bernardino Mascioni per il prezioso servizio svolto in questi ultimi anni e a don Giuseppe Bianchini per aver accolto questo nuovo e delicato incarico.
Nell’omelia, il vescovo Gianpiero ha condiviso con i fedeli presenti alcuni passaggi centrali del Vangelo della domenica, incentrato sulla chiamata a lavorare nella vigna del Signore.
«Il brano di oggi continua la riflessione iniziata con quello di domenica scorsa, quando ci vengono presentati operai che vanno a lavorare nella vigna del Signore in orari diversi: chi al mattino, chi al pomeriggio e altri alla sera. Alcuni addirittura lamentano di non essere stati chiamati, quando invece il padrone della vigna è già passato tre o quattro volte a invitarli; poi, però, vanno a lavorare.
Il Vangelo di oggi parla ancora del lavoro nella vigna: attraverso la storia dei due figli, Gesù ci spiega chi sono quelli che all’inizio dicono di non averne voglia, ma poi vanno. Tra loro ci sono i pubblicani e le prostitute. Gli scribi, i farisei e i sacerdoti del tempio, invece, non hanno creduto a Gesù, non hanno riconosciuto i loro peccati e non hanno sentito il bisogno della conversione.
Questa Parola di Gesù è molto chiara. Mentre Giovanni Battista battezzava, Gesù si è messo in fila in mezzo ai peccatori e nessuno si accorge che è il Figlio di Dio. Gesù dona lo Spirito senza misura e il perdono; non si vergogna di stare in mezzo ai peccatori e di morire in mezzo a due malfattori. Lui dona salvezza e vita e si fa carico del dolore degli uomini.
Il segreto di chi sia Dio è rivelato nella Seconda Lettura di oggi: san Paolo ci dice che Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, svuotò sé stesso, diventando simile agli uomini, scendendo sempre più in basso e morendo tra i malfattori. Dio scende così in basso per portare tutti gli uomini con sé in cielo.
Non importa quale sia la nostra condizione di oggi, che sia quella di presunti santi o di probabili peccatori: il Signore ci fa sentire il suo amore e il suo perdono. Chi non accoglie la sua misericordia sono i presuntuosi, gli scribi, i farisei e i sacerdoti del tempio, che pensano di non avere bisogno del perdono di Dio e non riconoscono i propri peccati.
La bellezza del Vangelo è quella dell’operaio dell’ultima ora, che scopre lo straordinario volto dell’amore di Dio. San Paolo poi ci invita a considerare gli altri migliori di noi stessi, a coltivare cioè l’umiltà e a sentirci bisognosi di perdono».
Il ringraziamento ai Cappuccini e il nuovo servizio pastorale
L’omelia si è conclusa con un sentito ringraziamento a padre Bernardino e a don Giuseppe:
«Oggi siamo qui riuniti per ringraziare padre Bernardino Mascioni. I frati sono stati chiamati a portare il loro servizio nel Santuario della Madonna dell’Ambro, uno spostamento dovuto al calo delle vocazioni. Li ringraziamo per il loro servizio in questo luogo e perché continuano a essere presenti nei luoghi francescani.
Padre Dino è stato una meravigliosa presenza. Qualcuno di voi mi ha raccontato che, a un certo punto, arrivò questo frate che piallava i tavoli… e avete cominciato a collaborare. Avete vissuto una piccola esperienza di comunità, semplice, ma reale e profonda. Chiediamo al Signore che gli uomini vivano la bellezza del Vangelo e la semplicità delle relazioni fraterne.
Ringraziamo anche la comunità sacerdotale di Offida, formata da don Giuseppe Bianchini, don Giuseppe Capecci e don Sangheetan, sacerdote indiano, perché saranno presenti in questa comunità e avranno cura di questo luogo di preghiera. Chiediamo al Signore di accompagnarci in questo cammino cristiano, consapevoli della bellezza del Vangelo».
Il saluto di padre Dino
Al termine della celebrazione, padre Bernardino Mascioni ha salutato la comunità di Castiglioni, ripercorrendo brevemente la storia del Santuario e la presenza dei Cappuccini.
«Avviene oggi il passaggio delle consegne. Io andrò al Santuario della Madonna dell’Ambro, mentre qui subentrerà don Giuseppe Bianchini, come già detto.
A proposito di questo Santuario di San Bernardino, da tempo immemorabile, nel 1200 circa, questo luogo andava sotto il nome di Santa Maria della Pieve. Lo storico locale, di grande fama, don Vincenzo Catani, ci ha detto di aver trovato delle prove che attestano che qui sia passato san Bernardino e che abbia dimorato in un convento dedicato a San Francesco al Gallo, le cui tracce sono ormai perdute.
Questo Santuario è stato sotto la giurisdizione di Appignano del Tronto fino al 1817, quando un Papa di Cingoli, mio concittadino, Pio VIII, lo assegnò al Comune di Castignano, sempre però sotto la giurisdizione della Diocesi di Ascoli Piceno.
Nel 1963, l’allora vescovo Marcello Morgante affidò il Santuario ai Cappuccini, che per sessantatré anni lo hanno custodito, ma soprattutto hanno profuso zelo, passione e amore vero per questo luogo e per la gente che lo frequentava e lo frequenta.
Una delle peculiarità del Santuario è il sacramento della Riconciliazione. Spero che esso si mantenga e, anzi, trovi nuovo fulgore.
Ringrazio Sua Eccellenza per la presenza, don Giuseppe e il Comitato presente in questa comunità, che spende tempo, dedizione e amore verso san Bernardino e il Santuario stesso».












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