“L’industria può fare la diagnosi, ma le regole devono venire dall’esterno, dai governi. Ma i governi non lo stanno facendo”. Lo afferma Bill Gates, fondatore di Microsoft, in un’intervista pubblicata oggi da Avvenire, rilasciata a margine del suo forum Goalkeepers sullo sviluppo sostenibile, aperto da mons. Vincenzo Paglia, già presidente della Pontificia Accademia per la vita. Le strutture che alcune aziende si sono date per poter decidere quando frenare, spiega, “funzionerebbero solo se ci fosse un’unica azienda, perché se una sola si ferma e le altre vanno avanti, la dinamica non cambia”.
Per questo, aggiunge, “sto mettendo in gioco tutta la credibilità e reputazione della mia carriera per dire: non stiamo dando abbastanza attenzione al problema”. Interpellato sull’appello di Papa Leone XIV a scelte comuni che mettano la persona al centro, Gates si dice fiducioso: “Sì, credo sia possibile. Ma sarà una grossa sfida, perché non abbiamo mai affrontato nulla come l’IA”, che “è assai più dirompente di qualsiasi tecnologia emersa finora, comprese quelle su cui ho avuto la fortuna di lavorare, il personal computer e internet”. “Sarà un test inaudito per l’umanità”, avverte. Fermare tutto, però, “non è la risposta giusta”: “rinunceremmo anche a trovare cure per le malattie, a strumenti contro il cambiamento climatico”. Servono piuttosto salvaguardie, a partire da quelle necessarie “a prevenire gli attacchi informatici o biologici”.