Il ministero esorcistico è un ufficio ecclesiastico, esercitato in virtù di una licenza del vescovo e con il consenso dell’autorità ecclesiale e di chi soffre. È uno dei punti fermi ribaditi da p. Piermario Burgo al XV Convegno nazionale italiano dell’Associazione internazionale esorcisti (Aie), che si è concluso a Sacrofano (Roma) dopo aver riunito dal 21 al 25 settembre, alla Fraterna Domus, circa 120 sacerdoti esorcisti e ausiliari, con al centro la loro esperienza pastorale. Aprendo i lavori, il presidente dell’Associazione, mons. Karel Orlita, ha ricordato che l’Aie opera per servire la Chiesa, sostenendo i sacerdoti nella formazione e nel discernimento, perché chi soffre possa ritrovare libertà, dignità, speranza e appartenenza alla comunità cristiana. Nell’omelia della messa, il card. Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha descritto il prete esorcista come strumento, verso i sofferenti, di quella misericordia liberante di Dio che lui stesso ha ricevuto. Nel decennale della morte del fondatore, don Gabriele Amorth, il vicepresidente p. Francesco Bamonte ne ha ricordato l’intuizione: nomina e Rituale non bastano al nuovo esorcista, che ha bisogno di una formazione e di un accompagnamento continui.

Don Aldo Buonaiuto, responsabile del Servizio antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII, si è soffermato sui rischi legati alle sette e ai manipolatori esoterici, mentre la criminologa Beatrice Ugolini ha analizzato il fascino che l’occultismo esercita sui giovani.

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