Il Pakistan deve adottare con urgenza procedure trasparenti e accessibili per individuare gli afghani esposti a persecuzioni, torture o altre gravi violazioni dei diritti umani prima di procedere a eventuali rimpatri. È l’appello rivolto da esperti delle Nazioni Unite, preoccupati per il ritorno forzato di cittadini afghani nel Paese. Tra il 10 luglio e il 27 agosto 2026, secondo le informazioni ricevute dagli esperti, circa 127.344 afghani hanno attraversato il confine verso l’Afghanistan, almeno 14.186 dei quali sarebbero stati espulsi con la forza. Tra le persone rientrate figurano circa 38.388 donne e bambini. Gli esperti chiedono in particolare di proteggere donne, minori non accompagnati e persone appartenenti a categorie esposte a rischi specifici, tra cui difensori dei diritti umani, giornalisti, ex giudici, procuratori e avvocati, ex membri delle forze di sicurezza e rappresentanti di minoranze etniche e religiose. Preoccupazione anche per almeno 100 studenti afghani di medicina e odontoiatria ai quali le autorità pakistane hanno ordinato di lasciare gli istituti, tra cui 20-40 donne. Gli esperti richiamano il principio di “non respingimento”, previsto dal diritto internazionale consuetudinario, che vieta di trasferire una persona verso un luogo dove corra un rischio reale di persecuzione, tortura o altri danni gravi e irreparabili. L’appello è rivolto anche agli altri Paesi affinché rispettino tale principio e sostengano gli Stati della regione nell’accoglienza e nel reinsediamento delle persone a rischio.




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