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FOTO Civitella del Tronto, il capolavoro di Giuseppe Pauri: Santa Maria dei Lumi

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Il santuario di Santa Maria dei Lumi sorge maestoso su un colle che fronteggia l’abitato di Civitella del Tronto, eretto originariamente nel tardo Quattrocento e più precisamente nel 1466 per volere di San Giacomo della Marca, celebre predicatore francescano e nostro conterraneo. 

Nonostante i vari rimaneggiamenti subiti nel corso del tempo, specialmente nel Novecento, l’interno della chiesa custodisce un patrimonio di inestimabile valore artistico e spirituale, impreziosito in modo particolare dagli splendidi cicli di affreschi realizzati dal pittore sambenedettese Giuseppe Pauri nel corso degli anni Venti del Novecento, che trasformano le navate e la zona presbiterale in un tripudio di colori, luci e devozione mariana. L’opera di Giuseppe Pauri in questo scrigno d’arte sacra rappresenta uno dei punti più alti della sua produzione artistica, caratterizzata da un linguaggio figurativo che fonde la lezione della tradizione accademica con delicate aperture verso la sensibilità decorativa del Liberty e di forme neorinascimentali, restituendo un impianto iconografico coerente e di grande impatto visivo. 

Varcando la soglia dell’edificio sacro, lo sguardo è immediatamente catturato dalla solennità dell’architettura a tre navate, la cui spazialità viene esaltata dalle imponenti decorazioni pittoriche che tappezzano le volte a crociera e la cupole, guidando il fedele e il visitatore in un percorso visivo di profonda contemplazione mistica.

Osservando la volta si rimane affascinati dalla complessità delle scene dipinte dal maestro, in cui ogni spazio geometrico delle vele e dei sottarchi è sapientemente valorizzato da cornici modanate, motivi ornamentali a girali, elementi architettonici dipinti e cieli stellati che simulano un profondo manto cosmico punteggiato di luce dorata. Nei riquadri centrali delle volte il pennello di Pauri esalta i due momenti della glorificazione della Vergine Maria, ovvero l’Assunzione e l’Incoronazione.

La scena dell’Assunzione in cielo è nettamente divisa in due registri. Nella parte superiore, al centro di una luminosità dorata e circondata da dense nubi, la Vergine Maria è rappresentata in piedi, con il volto rivolto verso l’alto e le braccia sollevate in un gesto di preghiera. Indossa una veste rossa coperta da un ampio mantello di un intenso colore blu cobalto. Intorno a lei si muove una moltitudine di angeli che sembrano sorreggerla e accompagnarla nell’ascesa. Nella parte inferiore della scena si trovano riuniti attorno alla tomba vuota di Maria gli apostoli che esprimono un misto di stupore e meraviglia: alcuni di essi tendono le mani verso l’alto, indicando la figura della Madonna che sale al cielo, mentre altri guardano all’interno del sepolcro fiorito o si consultano tra loro con gesti animati. Sullo sfondo si intravede il convento di Santa Maria dei Lumi.

Al centro della scena dell’Incoronazione, poggiati su un grande banco di soffici nuvole, si trovano Gesù e sua Madre. La Vergine è inginocchiata sulla sinistra, con le mani giunte ed è abbigliata con una veste chiara e un lungo mantello azzurro e scuro che scivola morbidamente sulla nube. Di fronte a lei siede Cristo che con la mano destra solleva una preziosa corona per deporla sul capo di Maria. La scena è circondata e animata da numerose figure angeliche disposte simmetricamente, mentre la figura del Padre Eterno benedicente domina dall’alto circondato da cherubini. La parte inferiore del dipinto è occupata da una veduta paesaggistica terrena da cui emerge la chiesa di Santa Maria dei Lumi.

Interessanti sono le decorazioni delle vele in cui l’artista inserisce raffigurazioni simboliche e allegoriche dedicate alle litanie e ai titoli mariani, accompagnate da specchiature e cartigli esplicativi che recano iscrizioni latine come Refugium peccatorum, Regina martyrum, Rosa mystica, Regina Virginum, Regina pacis e Vas honorabile, trasformando l’architettura muraria in un vero e proprio libro di preghiere dipinto. All’interno di queste cornici triangolari, coppie di angeli inginocchiati e reverenti porgono doni o custodiscono vasi di gigli e rose, immersi in un’atmosfera rarefatta e silenziosa che dialoga armonicamente con la luce proveniente dalle finestre laterali. Completano la volta vari stemmi: quello dell’Ordine Francescano con la scritta “Pax et bonum”, quello del Comune di Civitella del Tronto, quello del Papa Pio XII, quello della Provincia di Teramo e quello di Gilla Vincenzo Gremigni, Vescovo di Teramo dal 1945 al 1951 con la scritta “In lumine stellae”.

Splendida l’Annunziazione che su svolge nel nartece del santuario: molte creature angeliche assistono alla scena mentre Gabriele è sospeso nell’aria e Maria in una posa che denota stupore, riceve lo Spirito Santo che le permetterà di concepire Gesù. La luce dello Spirito colpisce la testa e non il ventre perché Maria, secondo l’insegnamento di Sant’Agostino, ha generato Cristo prima nella fede e poi nella carne.

La decorazione pittorica della cupola si sviluppa a partire dalla sommità per poi estendersi ai registri inferiori e ai pennacchi. L’apice della cupola è caratterizzato da un cielo di colore blu profondo punteggiato da innumerevoli stelle dorate, dal quale si irradiano otto grandi costoloni vegetali    ispirati a quanto già dipinto da Augusto Mussini nella chiesa di Santa Maria delle Piane a Quintodecimo – a forma di alberi fioriti con ghirlande di rose bianche e lampade sospese, che richiamano il nome di Santa Maria dei Lumi.

Muovendosi verso il registro inferiore del tamburo, si incontrano diverse figure sacre e allegoriche inserite all’interno di edicole architettoniche. Tra queste spicca la Madonna, raffigurata vestita con un ampio mantello blu scuro e con le braccia allargate. Poco distante si trova San Francesco d’Assisi, riconoscibile dal saio francescano cinto dal cordone e dall’aureola, eretto al centro della scena mentre mostra le stimmate con le mani aperte. Il programma iconografico comprende inoltre la personificazione della Chiesa, rappresentata come una figura solenne avvolta in lunghe vesti chiare che regge in mano una croce e la figura di San Pietro con le chiavi del regno dei cieli.

Nei pennacchi coppie di angeli sovrastano dei cartigli con scritto “Quasi oliva speciosa in campis” ovvero “Come un olivo splendido nei campi” (Sir 24,14), “Sicut lilium inter spinas” ovvero “Come un giglio fra le spine” (Ct 2,2), “Quasi plantatio rosae in Jericho” ovvero “Quasi come una pianta di rose in Gerico” (Sir 24,18) e “Quasi palma exaltata sum in Cades” ovvero “Sono stata innalzata come una palma a Kadesh” (Sir 24,18).

Nicola Rosetti: