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FOTO Vescovo Palmieri: “La Scuola aiuti ognuno a trovare il suo merito e a stare insieme con l’altro”

Guarda il VIDEO Scuola, l’augurio del Vescovo Gianpiero: “Ogni ragazzo sia valorizzato per la ricchezza che porta”

DIOCESI – “Pare che le vacanze siano finite e che domani si vada a scuola, giusto? Qualcuno potrebbe chiedersi: ‘Beh, dov’è il motivo di festa? Perché ci dobbiamo ritrovare in piazza?’. Qualcuno, che sa benissimo che l’anno potrebbe essere a rischio, dice: ‘Sì, dobbiamo pregare, pregare tantissimo. E soprattutto ricevere la penna benedetta, che – come una penna magica – scrive da sola’. Non è così, purtroppo! Però è molto bello ritrovarsi insieme per poter pregare, ma anche per sentire quanto è importante vivere la scuola. E viverla bene!”.

Si è aperta con questa riflessione spiritosa e divertente, tra le risa dei bambini e dei ragazzi, l’omelia che mons. Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi del Piceno, ha rivolto ai fedeli che si sono radunati ieri, Domenica 13 Settembre 2026, presso piazza Possenti, a Cupra Marittima, per celebrare la Messa di affidamento del nuovo anno scolastico al Signore.

L’iniziativa, dal titolo “Beato chi si affida”, è stato un appuntamento pensato per tutta la comunità educante – studenti, docenti e famiglie – e ha trovato il suo cuore nella Celebrazione Eucaristica delle ore 18:30, presieduta dal vescovo Palmieri ed animata dalle soavi e potenti voci della Corale San Basso, preparata dai Maestri Stefano Brutti e Pierluigi Piersimoni, diretta da Arianna Ricci ed arricchita per l’occasione da alcuni membri della Corale RnS Marche.

La Messa è stata concelebrata da altri tre presbiteri: don Matteo Calvaresi, parroco della comunità di Cupra Marittima e responsabile dell’Ufficio di Pastorale Giovanile della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone –  Montalto; don Yvon Mbungia Eleko, da pochi mesi collaboratore parrocchiale della comunità ospitante; don Roberto Traini, già parroco della comunità di Cupra ed ora parroco della comunità San Pio V a Grottammare. Hanno servito l’altare anche i diaconi Luciano Caporossi, David Galasso ed Emanuele Imbrescia.

Tra le circa 500 persone presenti in piazza, c’era anche il sindaco Alessio Piersimoni, il quale, al termine della Messa, ha chiesto al vescovo Gianpiero di benedire i locali del Municipio.

La scuola, luogo di scoperta del valore di ciascuno

Durante l’omelia, il vescovo Gianpiero ha ricordato quanto sia importante vivere la scuola come luogo di crescita e di scoperta del valore di ciascuno:

“La scuola, ultimamente, ha avuto tante difficoltà e tanti problemi. E qualche volta continua ad averne. Però mi colpisce il fatto che addirittura il Ministero che se ne occupa non si chiama più soltanto ‘Ministero della Pubblica Istruzione’, ma ‘Ministero della Pubblica Istruzione e del Merito’. E mi sono chiesto: ‘Ma che vuol dire questa cosa qua?’. E  mi è venuta in mente una frase di don Lorenzo Milani, un prete che era un bravissimo educatore e che diceva:

‘Vedete, il merito ognuno c’ha il suo e la scuola deve aguzzare l’ingegno e perdere il sonno, finché non ha permesso ad ogni ragazzo di scoprire qual sia il suo’.

Ognuno di noi, cioè, è prezioso, ognuno di noi ha dei meriti, ognuno di noi può dare il suo contributo di idee, di pensiero, di operatività al mondo. E uno dei compiti della scuola è aiutare ciascuno a trovare la sua strada. Io magari non sono granché in Matematica, però so scrivere bene, senza bisogno di penne magiche. Io, ad esempio, a Religione, non ero granché! Però la Scuola mi ha aiutato a trovare la mia strada. Per questo è tanto importante la scuola aiuti ognuno a trovare il suo merito, cioè quello – come lo intendeva don Milani – che rende unica quella persona, che la rende preziosa, capace di dare il suo contributo per la vita del mondo. A questo serve la scuola!”

La scuola, luogo di accoglienza per tutti

Mons. Palmieri ha poi proseguito la sua omelia, raccontando l’origine della parola “handicap”, per evidenziare quanto sia fondamentale, nella scuola, accogliere tutti, in particolare le persone con fragilità, e valorizzare le potenzialità di ciascuno:

È importante che a scuola ci si stia bene, non che ci si stia male! E ci si sta bene nel momento in cui impariamo a riconoscerci gli uni gli altri, ad accoglierci gli uni gli altri e a saperci valorizzare gli uni gli altri, a partire da un’attenzione particolare alle persone che sembrano più fragili.

Non tutti sanno che la parola ‘handicap’ ha un’origine particolare. Ve la racconto, perché non tutti la conoscono. In un college americano degli anni ’30-’40, un ragazzo con una disabilità – credo che fosse la Sindrome di Down – correva, correva benissimo. Correva più dei ragazzi che non avevano questo problema. Allora, per impedirgli di vincere – pensate un po’ che testa malata quei professori! -, lo facevano correre con un cappello in mano: ‘cap in hand’, da cui ‘handicappato’. Per impedirgli di arrivare primo… pensate!

Questa storia era talmente tanto clamorosa: ma come? Invece di dire ‘Oh, ecco la strada, ecco il merito di Tizio: sa correre benissimo!’, invece di valorizzare le potenzialità, che fai? Gliele blocchi! Che parola brutta, che situazione brutta! E in nome di quel ragazzo si è trovata una parola che adesso non usiamo più, perché col tempo le parole hanno una storia e diventano negative. Ma quando era nata, quella parola non era negativa: voleva raccontare una storia per invitare tutti a dare a ciascuno quello che merita. A volte, purtroppo, ancora oggi, a scuola non è così”.

La scuola, luogo di perdono, fiducia e amore

Il vescovo Gianpiero ha quindi commentato la parabola appena ascoltata nel Vangelo del giorno, sottolineando come il padrone –  che simboleggia Dio – perdoni un debito enorme, simbolo del suo amore smisurato, mentre il servo – che rappresenta tutti noi – non è in grado di perdonare un debito molto più modesto. Ha spiegato che, quando sbagliamo, spesso reagiamo in tre modi: o negando le nostre responsabilità o dando la colpa agli altri o promettendo di non farlo più. Ma la vera via è riconoscere con umiltà il proprio errore e lasciarsi trasformare dall’amore di Dio, capace di “spezzare i nostri cuori di pietra”. Ha detto il vescovo Gianpiero:

Il nostro cuore, duro come una pietra, si spezza di fronte alla grandezza dell’amore di Dio! E allora piangiamo di gioia, perché siamo molto amati: non siamo soli, siamo molto amati. Siamo figli molto amati! E allora succede un cambiamento: finalmente scopro di essere figlio, finalmente scopro di essere amato. E di fronte a tutto questo, il mio cuore è finalmente diventato caldo, umano: cerca di rispondere all’amore di Dio con il nostro amore.

Vedete ragazzi, vedete carissimi amici: nella vita è dura fare le cose per senso del dovere, per senso di colpa o per paura. Ma dove andiamo? Così i roviniamo la vita da soli! Quanto è bello, invece, fare le cose per amore, perché siamo stati molto amati! E possiamo rispondere all’amore di Dio con il nostro povero amore. Solo così i nostri propositi sono credibili”.

Dall’amore smisurato del Signore, nasce la capacità di perdonare gli altri e di vivere relazioni più umane. Ha detto mons. Palmieri:

“Ecco perché è tanto importante imparare a perdonarsi fin dal tempo della scuola! Chiedo scusa a chi qui presente pensa di non dover chiedere perdono a nessuno! A chi di noi dice: ‘Io non sbaglio mai, io ho sempre ragione, io non devo chiedere perdono a nessuno, perché io, io, io…!’. Il più pulito c’ha la rogna! Credo si dica anche qui a Cupra, no? Per favore, non giochiamo a questo: abbiamo tutti bisogno di perdono. Prima impariamo a sentirci tanto amati, a perdonarci, tanto più le cose andranno meglio. Impareremo a essere una comunità piena di Vangelo, perché il Vangelo è tutto qui: è misericordia ricevuta e donata, è amore che entra in circolo. E questo non è un segno di debolezza, ma di forza”.

Da qui l’invito a tutta la comunità scolastica:

Impariamo davvero ad accettarci gli uni gli altri, a valorizzarci gli uni gli altri e ad accogliere le debolezze gli uni degli altri! E quando in una classe avviene questo, è bellissimo. Succederà poi che, quando finita la scuola si fa l’appuntamento annuale di quelli della stessa classe, anche se saranno passati 30-40 anni, ci sarà la gioia di vedersi insieme un’altra volta. Altrimenti no, perché, se ci siamo fatti la guerra per cinque anni di Scuola Superiore, tre di Scuola Media e cinque di Elementari, perché dovrei rivederti?! Invece, quanto è bello rivedersi, se siamo stati bene!

Allora, davvero, chiediamo al Signore che quest’anno di scuola sia un anno in cui ognuno sia aiutato a scoprire quanto vale e qual è il suo merito nel mondo, e impari a stare con gli altri in una maniera nuova, insieme agli altri, forti del dono dell’amore di Dio!“.

Al termine della Messa sono state benedette le penne, un segno per indicare in realtà la benedizione degli studenti e delle studentesse per il nuovo anno scolastico. La benedizione è stata estesa a chiunque appartenga al mondo della scuola, così da renderla un luogo di scoperta e crescita reciproca.

Anche la redazione del giornale L’Ancora augura tutti gli operatori del mondo della scuola – studenti, studentesse, dirigenti, insegnanti, personale educativo ed amministrativo, collaboratrici e collaboratori scolastici – di vivere un anno fecondo, illuminato dalla collaborazione, dalla fiducia reciproca e dalla passione educativa che ogni giorno diventa testimonianza viva di quell’amore grande e misericordioso con cui il Signore ci ama e che il vescovo Gianpiero ha ricordato nella sua omelia. Buon anno scolastico a tutti voi! 

 

 

 

 

 

Carletta Di Blasio: