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Il mondo sembra aver dimenticato e abbandonato il popolo afghano

“Oggi la situazione di molti in Afghanistan sta passando di male in peggio. Milioni di persone sono intrappolate nella povertà, il rispetto dei diritti umani fondamentali continua a deteriorarsi e centinaia di migliaia di persone vengono rimpatriate contro la loro volontà”. È l’allarme lanciato da Volker Türk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che denuncia il progressivo inasprimento delle restrizioni imposte dalle autorità de facto afghane e chiede agli Stati di rinnovare la pressione affinché rispettino gli obblighi internazionali. “Il mondo sembra aver dimenticato e abbandonato il popolo afghano a una situazione che peggiora di giorno in giorno. Il silenzio è assordante”, afferma Türk. Particolarmente grave la condizione di donne e ragazze, escluse dall’istruzione, dal lavoro, dalla libertà di movimento e dalla vita pubblica. Dal 2021 circa 2,2 milioni di ragazze e donne afghane non possono accedere all’istruzione secondaria e superiore. “Questa sistematica esclusione delle donne e delle ragazze dalla vita pubblica è un’inaccettabile violazione dei diritti umani”, sottolinea l’Alto commissario, definendo tali restrizioni “una forma di apartheid di genere”. L’Onu denuncia inoltre arresti e punizioni corporali, restrizioni contro le minoranze religiose e la censura dei media. Nel primo semestre dell’anno almeno 449 uomini e donne sono stati sottoposti a punizioni corporali. A rendere ancora più drammatica la situazione sono i rimpatri forzati: oltre 400 mila afghani sono stati costretti a rientrare, soprattutto da Iran e Pakistan. Circa 21,9 milioni di persone, pari al 45% della popolazione, necessitano di assistenza umanitaria. “Esorto tutti gli Stati a riconsiderare le proprie azioni e a mettere al primo posto la vita della popolazione che soffre”, conclude Türk, chiedendo a chi ha influenza nella regione di difendere “l’uguaglianza e la dignità di tutti gli afghani”.

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