X

Pescara del Tronto, 10 anni dopo il sisma. Vescovo Palmieri: “Una notte che somiglia alla Pasqua”

ARQUATA DEL TRONTO – “Il fuoco è il simbolo della luce della Resurrezione, che squarcia il buio della morte. È il gesto della vita”. Con queste parole l’arcivescovo Gianpiero Palmieri ha introdotto la fiaccolata, che si è tenuta oggi, Lunedì 24 Agosto 2026, poche ore fa, alle 02:00, a partire dal cimitero di Pescara del Tronto.

A 10 anni esatti dal terribile sisma che distrusse la frazione di Arquata del Tronto e tante altre zone del Centro Italia, la comunità ha voluto ricordare le vittime con una fiaccolata e, a seguire, una Celebrazione Eucaristica, presiedute dal vicepresidente della CEI e vescovo delle Diocesi del Piceno Palmieri.

Accanto al sindaco del Comune di Arquata del Tronto, Michele Franchi, ed altre autorità, erano presenti numerosi fedeli, accorsi in massa per ricordare le vittime di quella tremenda notte: infatti, alle ore 03:36, a 10 anni esatti dalla terribile scossa del 2016, il rintocco della campana ha ricordato tutte le vittime. 

Il cammino silenzioso verso il Memoriale di Pescara del Tronto

La fiaccolata ha avuto inizio alle ore 02:00 presso il cimitero di Pescara del Tronto. Qui il vescovo Gianpiero ha proceduto con la benedizione del fuoco, per poi proseguire con una solenne, simbolica, ma soprattutto, silenziosa fiaccolata che, dal cimitero, ha condotto i fedeli fino al memoriale di Pescara.

Qui ha avuto inizio la Santa Messa, concelebrata da alcuni sacerdoti delle Diocesi del Piceno, tra i quali don Marian Bojor e don Paolo Fontana, rispettivamente parroco e vicario parrocchiale dell’Unità Pastorale di Arquata del Tronto.

Una notte che somiglia alla Pasqua: il buio della morte squarciato dalla Luce della Resurrezione

Dopo la proclamazione del Vangelo, mons. Palmieri ha aperto la sua omelia richiamando il discorso fatto all’inizio della fiaccolata:

“Questa celebrazione notturna somiglia alla notte di Pasqua, soprattutto per il segno del fuoco con cui abbiamo cominciato la nostra processione in notturna, ma anche nell’Eucarestia che stiamo celebrando. Questa nostra preghiera notturna non può che essere la notte di Pasqua, la notte del passaggio dalla morte alla vita, dal buio alla luce, dalla schiavitù alla libertà, dalla disperazione alla speranza.

Pescara del Tronto è un paese bellissimo, segnato dalla presenza dell’acqua, e – un tempo – anche dalle case e dalle voci dei bambini, così come sono belli gli altri paesi limitrofi, come Capodacqua, Pretare ed Arquata. Paesi bellissimi che sono in una fase pasquale, di rigenerazione, di rinascita. È stato bello, durante la serata della memoria, sentire il racconto di dieci anni fa, fatto da due ragazzi che, allora, erano bambini. È bellissimo come il pensiero dei bambini sia sempre rivolto verso ciò che è vita, come una bambola che non si vuole lasciare o il ritrovarsi tra gli amici, perché loro hanno in sé il segreto della Pasqua, ovvero che morte, buio e disperazione non sono l’ultima parola“.

Ha poi proseguito: “Il Signore rende straordinaria la Sua morte con due parole: la parola di affidamento al Padre, ‘Padre, nelle tue mani metto la mia vita’, e ‘Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno’, che è una parola di vita e di misericordia per tutti gli uomini.

La luce della Pasqua ha potuto risplendere in tre modi.

In primo luogo lo splendore della solidarietà. Non c’è stata indifferenza, ma si è creata una solidarietà straordinaria da parte di tutta la nazione, di chi condivide la gioia e il dolore, di chi considera i fratelli che hanno vissuto la perdita della casa, del paese e della vita dei propri cari, come un affare che tocca. In un tempo in cui l’indifferenza sembra il destino, la solidarietà è una scelta.

La seconda luce è anche la comprensione. Ricostruire è un desiderio che sorge nel nostro cuore e, per questo, non ci rassegniamo a vedere i nostri paesi abbandonati, ma li vogliamo rivedere rigogliosi e di nuovo in vita. Vogliamo che tutto rinasca.

La terza luce è quella che viene dalla fede. Chi quella notte ha perso la vita, non l’ha persa del tutto: infatti, questi luoghi ci ricordano i volti e i nomi di quei fratelli e di quelle sorelle che voi, amici e familiari, ricordate ogni anno. La fiducia in Dio fa credere che morire è vivere la Pasqua, è partecipare a quel volo che il corpo di Gesù compie dalla croce nelle mani del Padre“.

Il suono della campana in ricordo delle vittime

Alle ore 03:36, orario ben impresso nella mente di tutti noi, il silenzio della notte è stato rotto dal suono della campana: 52 rintocchi, uno per ogni vittima di quella terribile notte. È stato un momento carico di profonda commozione, oltre che un monito agli abitanti dei Comuni coinvolti dal sisma, a ricordare, sì, ma anche ad andare avanti, onorando così la memoria dei loro cari. Non dimenticandoli, ma affidandoli a Dio.

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001. Diplomato presso il Liceo Classico "Francesco Stabili" di Ascoli Piceno nel 2020. Laurea Triennale in Lettere Classiche ottenuta presso UNIMC nel 2023 Laurea Magistrale in Filologia Classica ottenuta presso UNIMC nel 2026