VALLE CASTELLANA – Le campane sono tornate a suonare a Morrice. Dopo dieci anni dal sisma del 2016, il 16 Agosto scorso la piccola frazione di Valle Castellana ha riabbracciato la sua chiesa della Madonna del Carmine.
Un giorno di festa atteso da tutta la comunità. Tante le persone arrivate dalle frazioni vicine e rientrate da fuori per partecipare alla riapertura della piccola chiesa in pietra, che custodisce due simboli cari agli abitanti: il dipinto della Madonna dietro l’altare in stile barocco e la statua della Madonna del Carmine.
Alle ore 11:00 si è tenuta la celebrazione della Santa Messa, presieduta dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi del Piceno, insieme all’amministratore parrocchiale don Riccardo Patalano, visibilmente emozionato per aver finalmente riportato la sua comunità nella sua chiesa.
Presenti il sindaco di Valle Castellana, che è anche presidente della Provincia di Teramo, Camillo D’Angelo, insieme all’assessore Battista Caterini e alla consigliera Teodora Piccioni.
L’omelia del vescovo Gianpiero: “La casa di Dio è per tutti i popoli”
Nell’omelia, mons. Palmieri ha richiamato il Vangelo: “La mia casa è casa di preghiera per tutti i popoli. Come disse Gesù, la chiesa è di tutti, anche gli stranieri possono entrare in questo tempio”.
“La chiamata di Dio è irrevocabile – ha detto -. Tutti i popoli sono figli di Dio, non ci sono differenze di etnie. Il popolo di Dio è universale. Oggi questo altare diventa il centro del mondo, dove noi offriamo noi stessi a Dio e Dio ci dona se stesso. Tutto sotto lo sguardo della Madonna del Carmine”.
Ha poi spiegato mons. Palmieri: “L’altare era spoglio perché, quando una chiesa riapre dopo tanto tempo, la prima cosa che si fa è benedire l’altare, già consacrato. L’altare è simbolo di Gesù, pietra angolare su cui viene costruito l’edificio di pietre vive che siamo noi”.
Il sindaco D’Angelo: “Non riapriamo solo una chiesa”
Emozionato, il sindaco D’Angelo ha affermato: “Vedere una chiesa così piena, la benedizione dell’altare, l’accensione delle candele, è un momento coinvolgente. Oggi non riapriamo semplicemente una chiesa perché in questo luogo, la chiesa, noi facciamo due cose importanti. La prima è la vicinanza alla fede, in questo mondo di guerre. Dobbiamo ripartire dalla vicinanza gli uni agli altri. La seconda è capire quanto vale questa comunità. A Ferragosto eravamo abituati a parlarci, a guardarci, a rincontrarci. Oggi rischiamo di perderci dietro ai telefonini e ai social. Oggi ripartiamo dalla fede e dall’attaccamento alle radici del nostro territorio”.
Al termine della Messa la comunità di Morrice ha offerto un ricco rinfresco a tutti i presenti per festeggiare e vivere un momento conviviale insieme al vescovo Palmieri.

















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