
ASCOLI PICENO – Ascoli Piceno ha inaugurato ieri sera, 17 Agosto, l’edizione 2026 della rassegna “Cinema sotto le Torri” con una serata intensa e molto partecipata, segnata dalla proiezione dell’ultimo film di Paolo Sorrentino “La Grazia”.
Al centro del primo appuntamento c’è stato l’intervento dell’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicepresidente della CEI e vescovo delle Diocesi del Piceno, che ha offerto una lettura profonda e sorprendentemente attuale dei temi dell’opera, trasformandoli in domande sull’uomo, sulla responsabilità, sulla vita e sulla morte.
L’atmosfera, raccolta e attenta, ha trasformato il chiostro di Sant’Agostino in un luogo di cultura e condivisione, dove il cinema è divenuta occasione di riflessione e di confronto.
La verità non come possesso, ma come tensione
A condurre l’incontro è stata l’assessora alla cultura Donatella Ferretti, la quale ha sottolineato il valore dell’iniziativa come spazio di incontro e crescita collettiva, ricordando come “Cinema sotto le torri” sia ormai un appuntamento capace di unire generazioni diverse attorno alla forza del racconto cinematografico.
L’assessora ha poi evidenziato l’importanza di portare nel cuore della città pellicole che aprono domande, che stimolano il dialogo e che invitano a guardare la realtà con occhi nuovi.
“Tra i tanti temi affrontati nel film – ha detto Ferretti – c’è anche quello della ricerca della verità“. Evocando la figura del protagonista, un Presidente della Repubblica che porta sulle spalle il peso della legge e della ricerca della verità, ha ricordato una frase chiave del film: «L’impossibile è giungere alla verità».
La verità, dunque, non come possesso, ma come tensione: un cammino che non si conclude, un orizzonte che sfugge. È il primo grande tema che il film — e la lettura dell’assessora — hanno consegnano agli spettatori e alle spettatrici presenti.
La grazia come forza che permette di fare le scelte
Il secondo grande tema evocato nel film è stato introdotto, invece, dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri:
“Il nodo centrale del film è la grazia. Ma non la grazia istituzionale, quella che un Presidente concede, ma una grazia più profonda, quella che permette di fare le scelte importanti della vita“.
Mons. Palmieri ha quindi insistito sul legame tra grazia e amore.
“Solo quando la realtà viene avvicinata con amore – ha detto -, si riesce a cogliere l’amore che essa contiene e allora si diventa capaci di sciogliere nodi, di vedere oltre l’errore, di attraversare le zone d’ombra. La grazia, in questa prospettiva, non è un concetto religioso astratto: è ciò che permette di decidere, quando la ragione non basta, quando la vita si fa complessa, quando l’uomo è «rotto dentro», come dice una frase del film“.
Così il vescovo ha collocato la grazia nel punto più vivo della nostra umanità: là dove le decisioni non si impongono, né si subiscono, ma si accendono, come un chiarore che attraversa le ombre.
Vita e morte, responsabilità ed eutanasia
Al termine della proiezione, seguita con attenzione ed interesse dal pubblico presente, mons. Palmieri ha affrontato con delicatezza anche il tema dell’eutanasia, che nel film è centrale attraverso la figura della figlia del Presidente, impegnata nella stesura di una legge proprio su questa materia.
Ha detto il vescovo Gianpiero: “Il problema non è l’accadimento della morte, perché nessuno sopporta vedere soffrire un altro essere umano. Il punto è comprendere che cosa significano la vita e la morte, quale mistero custodiscono, quale responsabilità implicano“.
Palmieri ha quindi collocato il tema “nel posto giusto”: “sotto il segno della grazia, non della sola intelligenza o tecnica”.
Ha detto: “C’è un momento nel film in cui il pensiero della morte diventa addirittura una possibilità da accarezzare, mentre la prospettiva di Paolo (n.d.r. Sorrentino) è quella di tenere la vita come mistero. E nel dubbio, nella sospensione, abbiamo bisogno della grazia per poter decidere“.
Ha quindi raccontato anche un dato emerso da una recente indagine diocesana: su 1.400 adolescenti del territorio, circa 150 hanno scritto spontaneamente riflessioni sulla morte e 5 di loro hanno confessato di aver seriamente tentato il suicidio.
Un segnale che interroga, che chiede ascolto, che chiede — ancora una volta — grazia.
La domanda delle domande
Il film è attraversato da immagini che parlano della morte: il Presidente che fuma avidamente, pur avendo un solo polmone; il cavallo amato, che muore “di morte naturale”; la figura di chi desidera morire, perché non ha mai amato nessuno.
“Sono simboli che non vogliono scandalizzare, ma interrogare: Chi è l’uomo? Che cosa lo muove? Che cosa lo spezza? Che cosa lo salva?“.
O, come dice nel film la figlia del Presidente, «una sola è la domanda: di chi sono i nostri giorni?».
Ha concluso Palmieri: “Nel film, il mistero resta. Ma, nel dubbio, abbiamo bisogno della grazia. Quella grazia che nel lungometraggio giunge anche per il Presidente. E arriva in un momento preciso, segnato da un dettaglio visivo: a un certo punto, quando c’è la svolta della grazia, la sigaretta si spegne”. Un gesto minimo, ma eloquente: “Quando c’è la svolta della grazia, la morte perde il suo fascino e la vita torna a chiamare“.








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