DIOCESI – L’alba di oggi, 14 Agosto 2026, attesa da oltre 300 giovani del Piceno con il vescovo Gianpiero Palmieri sulla spiaggia silenziosa della Riserva Naturale della Sentina, a Porto d’Ascoli, è stata molto più del consueto appuntamento estivo. Non soltanto un momento per ammirare le meraviglie della natura, bensì un’esperienza spirituale intensa.
Una sorta di epifania, una manifestazione della bellezza della vita eterna con il Signore, che si rivela attraverso la bellezza del Creato e delle sue creature.
Un varco aperto tra la notte e il giorno, dove i giovani delle Diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto hanno camminato come pellegrini in cerca di luce, scoprendo un Sole che brilla e arde d’amore infinito.
Un amore che siamo chiamati a corrispondere nella nostra vita, attraverso una crescita personale: il passaggio dall’essere bambini, quindi un po’ egocentrici, che vogliono tutta l’attenzione rivolta a loro stessi, all’essere adulti che invece danno attenzione e cura all’altro. Un passaggio dall’essere amato all’amare, per scoprire che l’amare è la chiave apre ogni porta, quella che spesso rende capaci di gesti straordinari, di grande coraggio e valore, quella che conduce alla felicità piena.
L’appuntamento, dal titolo “Voglio svegliare l’aurora – Il coraggio dei martiri, la speranza dei giovani”, è stato curato dalle Équipes di Pastorale Giovanile delle due Diocesi del Piceno, coordinate da don Matteo Calvaresi e don Luca Censori, direttori degli Uffici di Pastorale Giovanile rispettivamente della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e di Ascoli Piceno.
Vi vogliamo raccontare la bellissima esperienza attraverso gli scatti fotografici e la testimonianza diretta di alcuni giovani che hanno partecipato all’iniziativa.
“Anche nel buio, Qualcuno cammina con noi”
Tania Ciliberti, 17 anni, Gruppo Scout Acquaviva Picena 1:
“Faccio parte del Gruppo Scout Acquaviva Picena 1. Già da diversi anni viviamo il sorgere del sole tutti insieme come gruppo e quindi anche quest’anno abbiamo pensato di partecipare. Il momento più emozionante è stato quello iniziale, quando ci siamo ritrovati alle 4:45 al Campo Ciarrocchi e ci siamo avviati in silenzio verso la spiaggia. Il cammino nel buio, illuminato solo da qualche torcia e dalle stelle ancora molto vive nel cielo, è stato veramente significativo, perché in qualche modo mi è sembrato un’allegoria della vita: anche quando sentiamo il buio dentro di noi, sappiamo di non essere mai soli e di poter contare su qualcuno che cammina con noi. Mi riferisco sia alle persone che mi erano vicino e di cui sentivo il passo, che potrebbero rappresentare la famiglia e gli amici, sia alle stelle che erano nel cielo, che invece potrebbero rappresentare il Signore e i nostri angeli custodi. Mi sono sentita avvolta dall’amore. Poi, al termine della camminata, quando un po’ di luce si è affacciata all’orizzonte, ho vissuto anche un altro bel momento, perché tra le tantissime persone presenti ho ritrovato una mia prof.ssa del Liceo di Scienze Umane dell’Istituto San Giovanni Battista. Anche in questo ho letto un significato metaforico: a volte, ci sono persone di cui non ci accorgiamo, ma che camminano con noi. Questo momento mi ha dato coraggio e speranza”.
“Mi piacerebbe amare di un amore così grande, ma non so se ne sono capace”
Diego del Moro, 17 anni, Parrocchia San Giacomo della Marca, Fosso dei Galli (Porto d’Ascoli):
“La mia catechista Alessia mi ha invitato a partecipare per la seconda volta a questa esperienza. Ho accettato volentieri, sia perché mi piace condividere momenti significativi con i miei amici – e l’alba è sicuramente uno di questi -, sia perché lo scorso anno il vescovo Gianpiero ci ha detto alcune parole che mi hanno colpito molto e che mi sono state utili. Ho quindi pensato che anche quest’anno le sue parole potessero farmi riflettere e in effetti così è stato. Il vescovo ha raccontato di San Massimiliano Kolbe, che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz. La storia di questo ‘martire della carità’ mi ha interrogato personalmente. Io non so se sarei in grado di fare un gesto d’amore così grande. Mi piacerebbe amare di un amore così grande, ma non so se ne sono capace“.
“Come faccio a consolarmi da sola? È Dio che continua a sorgere nel mio cuore ogni volta che ne ho bisogno”
Una ragazza che preferisce restare anonima:
“Mi ha colpito ciò che il vescovo Gianpiero ha detto all’inizio, mentre evocava la storia di San Massimiliano Kolbe. Quando ha spiegato la frase «Il sole che sorse nel suo cuore non lo abbandonò più e il Signore gli diede la sua consolazione», ho capito una cosa che finora non avevo compreso. Il vescovo ha detto che consolare non è un gesto solo umano – un abbraccio o una frase gentile -, bensì l’eco dello Spirito Santo, il Paraclito, il Consolatore. La consolazione viene da Dio: scende come una luce silenziosa, si posa sul cuore e da lì passa attraverso di noi. Non è nostra: ci attraversa. A volte, quando troviamo le parole giuste per consolare qualcuno, non sappiamo neanche come ci siano venute. Sono un dono, una grazia che non sappiamo spiegare. E qualche volta, quando siamo soli, tristi, un po’ smarriti e un po’ spaventati, capita anche che dobbiamo consolarci da soli. Mia sorella mi chiede spesso come faccia a consolarmi da sola. Finora le ho sempre risposto che non lo sapevo. Oggi, invece, l’ho scoperto: non sono io. È Dio che mi raggiunge nel punto più fragile, nel punto che nessuno vede. È quel sole che Dio ha acceso una volta nel mio cuore e che continua a sorgere ogni volta che ne ho bisogno“.
“Siamo fatti non solo per essere amati, ma per amare”
Elia Ceci, 15 anni, Parrocchia San Gabriele dell’Addolorata, Villa Rosa:
“Durante l’omelia, il vescovo Gianpiero ha ricordato che siamo fatti non solo per essere amati, ma anche per amare. Io, onestamente, mi sento una persona che riceve più amore di quanto ne doni. Le parole del vescovo, allora, non sono state per me solo un pensiero da ascoltare, ma anche anche una chiamata, un invito a guardarmi dentro, a ripensare la mia storia, la mia vita, in un modo nuovo, diverso. A chiedermi dove posso imparare ad amare di più, con più coraggio, con più gratuità. A capire che l’amore non è solo ciò che ricevo, ma ciò che posso diventare”.
“Non sapevo di essere capace di amare così tanto!”
Giulia Falà e Leone Siliquini, 15 anni, Parrocchia Sacra Famiglia, Porto d’Ascoli:
Leone: “Il vescovo Gianpiero ci ha raccontato del percorso di maturazione di un ragazzo un po’ scalmanato che, ad un certo punto della sua vita, ha incontrato l’amore ed è diventato padre. Un cammino lento di crescita che lo ha portato a dire: ‘Non sapevo di essere capace di amare e prendermi cura così tanto di qualcuno!’“.
Giulia: “La sua storia, unita alle parole del vescovo Gianpiero, ci ha fatto capire che, quando una persona trova qualcuno da amare, qualcuno a cui dedicare il suo cuore e la sua vita, scopre che è bello non solo ricevere l’amore, ma anche donarlo. Questo cambiamento di prospettiva cambia totalmente la vita. In questo momento forse mi sento di aver dato di più di quanto abbia ricevuto, ma so che ogni cosa ha il suo tempo e che l’età adulta giungerà anche per me!”.
“Imparare ad amare per primi, anche quando è difficile”
Chiara Di Buò, 26 anni, Parrocchia Santo Stefano, Roccafluvione:
“Come si passa dall’essere bambini all’essere adulti? Forse è questo il vero mistero della vita: il passaggio dal ricevere l’amore al donarlo, dal lasciarsi custodire al diventare capaci di custodire gli altri. Dando per primi, anche quando è difficile, anche quando ci pesa, anche quando una parte di noi vorrebbe tirarsi indietro. Eppure, per quanto cresciamo, non saremo mai esenti dal bisogno di essere amati. L’amore non è solo ciò che offriamo: è anche ciò che continua a sostenerci, a nutrirci, a farci restare umani. Il vescovo Gianpiero oggi ci ha fatto interrogare su questo mistero. Davanti a dei giovani che desiderano diventare grandi, è stato importante ricordare come ci si diventa. Non all’improvviso, ma con un cammino faticoso, fatto di gesti, scelte e piccoli atti di amore che, giorno dopo giorno, ci insegnano a diventare ciò che siamo chiamati a essere”.
“La vita adulta è un dono che si compie nella condivisione”
Cosmin Diaconescu, 25 anni, Parrocchia Santissimi Filippo e Giacomo, Ascoli Piceno:
“Sono rimasto molto colpito dall’omelia del vescovo Gianpiero. Forse perché sto proprio in quella fase della mia vita che lui ha descritto. Ci ha invitato a prendere consapevolezza: da adulti, non siamo chiamati soltanto a custodire la nostra dignità e a cercare la nostra felicità, ma anche ad assumerci fino in fondo le nostre responsabilità. Ci ha quindi ricordato che la vita adulta, quindi la maturità, è un dono che si compie nella condivisione, nel lasciare che l’altro entri nella nostra storia e la trasformi. Mi sono sentito chiamato in causa. Ho capito che la mia maturità si misura con la capacità di offrire la mia vita all’altro, di fargli spazio, di riconoscere che la relazione è parte essenziale di ciò che siamo.
“Si diventa adulti quando si esce dall’egoismo dell’io”
Leonardo Curzi, 24 anni, Parrocchia Santissima Annunziata, Porto d’Ascoli, Azione Cattolica:
“L’esperienza dell’alba ogni anno ci insegna qualcosa di nuovo. Mi sono molto ritrovato nelle parole del vescovo Gianpiero, quando ci ha detto che si diventa adulti, solo quando si esce dall’egoismo dell’io e si scende nella realtà dell’altro. Questa è la definizione perfetta di quello che succede a noi giovani non solo nella vita privata, ma anche quando diventiamo educatori nelle parrocchie: ad un certo punto, smettiamo di fare le cose per noi ed iniziamo a farle per gli altri“.
“Una moltitudine di giovani desiderosi di amare davvero”
Alessandra Alor, 20 anni, Parrocchia Santi Pietro e Paolo, Ascoli Piceno
“Imparare ad amare e non soltanto a farsi amare: è questo il passaggio decisivo che ci è stato consegnato dal vescovo Gianpiero, il quale ci ha ricordato che l’amore non è un sentimento da ricevere passivamente, ma un gesto che chiede maturità, scelta, responsabilità. Oltre a queste belle parole che hanno colpito nel segno, quello che mi ha stupito è stato il numero dei giovani presenti. Eravamo veramente tanti, tutti attenti, desiderosi di ascoltare: questo è stato un segno prezioso. In un tempo in cui tutto sembra spingere verso la chiusura, la distrazione, l’individualismo, la nostra presenza numerosa è stata la testimonianza che qualcosa si muove ancora nel nostro cuore. Non è semplice, oggi, radunare noi giovani: per questo una buona partecipazione, come quella che ho visto, mi sembra ancora più significativa: quei volti, quelle presenze, raccontano che il desiderio di amare davvero – e non solo di essere amati – è vivo e attende solo di essere riconosciuto ed accompagnato”.
“Uniti agli altri ragazzi dalla stessa ricerca e dallo stesso desiderio”
Andrea Vallorani, 23 anni, Movimento Fides Vita, San Benedetto del Tronto
“Sono stato felice di partecipare oggi a questa giornata insieme al nostro vescovo Gianpiero, condividendola con i miei amici del Movimento Fides Vita. È stato bello ritrovarmi a vivere questo momento insieme a loro, accanto a tanti altri nostri coetanei: un’esperienza di incontro, di comunità e di condivisione che ci ha fatto sentire uniti agli altri ragazzi dalla stessa ricerca e dallo stesso desiderio di incontrare una Presenza che abbraccia e attende ciascuno di noi”.
“Una comunità grandissima nel mondo, tutti uniti sotto la stessa Luce”
Dei Nero Chidebere, 17 anni, e Lorenzo Biancacci, 15 anni, Unità Pastorale Sant’Egidio, Sant’Egidio alla Vibrata
“L’alba di oggi ci ha fatto riflettere su quanto la Luce di Dio – la sua Parola fatta carne – abbia davvero illuminato il mondo, rendendolo capace di compiere meraviglie. Basti pensare che, da dodici uomini timidi ed appassionati, è nata una comunità immensa, diffusa ovunque, viva in ogni continente. Una comunità in cui, pur diversi, siamo tutti uniti sotto la stessa Luce. Ed è bello stare insieme così: sentirsi amici, accolti, rispettati, amati per ciò che si è. Senza pregiudizi, senza maschere, senza quella paura che a volte ci fa nascondere. Solo la gioia semplice di condividere il cammino, di riconoscersi parte di qualcosa che ci supera e ci abbraccia”.
“Sono venuta per mio nipote, che è morto qualche settimana fa”
Una nonna di Centobuchi
Insieme ai numerosi giovani presenti, c’era anche qualche adulto. Una signora, in particolare, mi ha colpita per il suo passo lento che non le consentiva di camminare agilmente come il resto del gruppo. Mi sono avvicinata per farle compagnia e, tra un passo e l’altro, mi ha raccontato il significato della sua partecipazione all’iniziativa:
“Ogni anno confidavo alle mie amiche il desiderio di partecipare a questa iniziativa; e ogni anno, puntualmente, ne venivo a conoscenza quando era già passata, come se qualcosa mi sfuggisse sempre all’ultimo momento. Quest’anno, invece, non avevo nemmeno pensato di venire. Questo periodo non è semplice per me: poche settimane fa è morto mio nipote e da allora in tutti noi è calato un senso di vuoto, una sorta di appiattimento dell’anima, come se tutto avesse perso colore e significato. Eppure, proprio quest’anno in cui non avevo alcun desiderio di partecipare, qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo sul vostro giornale diocesano. Parlava di questa alba, di questo ritrovarsi insieme. Non so perché, ma mi è sembrato un segno. Un richiamo discreto, quasi una mano che si tende nel momento in cui non la stai cercando. Così mi sono decisa a venire. Non so se ho fatto bene. Forse sono fuori posto. Ci sono tanti giovani e magari la mia presenza è un po’ inopportuna. Però, visto che mio nipote non può essere qui, sono venuta io per lui. Per portare un’assenza dentro una presenza. Ma mi sono resa conto che forse è avvenuto il contrario: nel mio cuore, una Presenza ha colmato un’assenza”.
“Innamorata della vita, degli altri e della storia d’amore in cui Dio mi ha messo”
Mafalda De Luca, 28 anni, Unità Pastorale di Sant’Egidio, Sant’Egidio alla Vibrata
“Svegliarsi questa mattina, ritrovarsi e attendere l’alba insieme, seppur possa essere cosa semplice e scontata, è stato meravigliosamente bello! Mi viene in mente un canto che fa: ‘Oh come è bello e gioioso stare insieme come fratelli!’.
Da qualche anno, insieme a Marco, Benedetta e altri giovani del coro diocesano di Pastorale giovanile, fortemente voluto dal vescovo Gianpiero, abbiamo avuto la grazia di animare la Celebrazione Eucaristica e sperimentare sempre più la gioia del mettersi a servizio degli altri e con gli altri.
Mi ha colpito molto la Parola di oggi che parla di questo innamorarsi a tal punto della vita e dell’altro, da vivere uno spostamento di baricentro del proprio io alla realtà. E quando avviene nella nostra vita, quando ci dimentichiamo un po’ dell’io per fare spazio agli altri, siamo diventati ‘adulti’. Ci rendiamo conto che tutta la ricchezza che è nel nostro cuore può essere donata a qualcun altro perché, come ci ha ricordato il vescovo Gianpiero, non siamo fatti soltanto per essere amati, ognuno di noi è chiamato ad amare!
Dopo questa esperienza, prego il Signore di poter diventare anch’io sempre più adulta ed imparare ad essere innamorata della vita, degli altri e della storia d’amore in cui Dio mi ha messo, affidandomi sempre a Lui, perché è proprio quando abbiamo fede, che il nostro cuore si allarga”.
Auguriamo a tutti i giovani di essere sempre innamorati della vita e di imparare ad amare sempre più!