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Aldo Pagliacci, un sambenedettese nel mondo

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton ha affermato che «il mondo non morirà mai di fame a causa di mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia» un aforisma che possiamo tranquillamente applicare alla nostra Città. Non mancano bellezze da ammirare e delle quali abbiamo cercato di fare un frettoloso elenco pochi giorni fa (si veda QUI), manca forse uno sguardo attento che le sappia riconoscere e valorizzare. Al contrario, il riuscito evento del 28 luglio sui villini dimostra che quando una persona o un gruppo di persone come gli organizzatori del Faro3898 hanno focalizzato l’attenzione su un interessante aspetto come quello del patrimonio architettonico di San Benedetto tante altre si sono lasciate coinvolgere (si veda QUI).

Accanto a un importante patrimonio artistico pubblico ne esiste un altro di carattere privato di non minore pregio. Infatti nelle case di molti sambenedettesi si nascondono opere d’arte significative e addirittura per qualche abitazione si può arrivare a parlare di vere e proprie pinacoteche. Spesso si tratta di espressioni artistiche maturate in ambito locale come quelle riferibili a Marcheggiani, a Pauri, a De Carolis o a Chatelain. Di quest’ultimo pittore abbiamo raccontato pochi giorni fa la storia di un suo dipinto salvato dall’oblio (si veda QUI). 

A seguito di quel racconto un nostro lettore ci ha scritto e ci ha invitato nella propria abitazione per farci ammirare 3 dipinti di un artista nato a San Benedetto, ma cittadino del mondo, ovvero Aldo Pagliacci (1913–1990), uno dei pittori marchigiani più originali del Novecento, che giovanissimo si trasferì a Pesaro, per poi trascorrere lunghi periodi in Africa, in Brasile, in Argentina, in Cile, in Perù, in Messico, in Bolivia e in Venezuela. Pur ottenendo riconoscimenti in Italia e all’estero, Pagliacci mantenne sempre un carattere schivo, che è all’origine della sua non eccessiva notorietà.

I suoi dipinti, caratterizzati da una tavolozza luminosa e da un forte equilibrio compositivo, raccontano paesaggi, figure e scene di vita filtrati da una personale visione poetica che in alcune sue opere lo avvicina alla metafisica di De Chirico come si può vedere nel dipinto in cui l’artista ha rappresentato un’imbarcazione arenata sulla spiaggia dalla quale diparte una donna a cavallo (1971). Colori sgargianti animano la tela con l’Arlecchino seduto su una panca mentre da una finestra si vede sullo sfondo una città (1973). Assai sensuale è il nudo di donna dipinto in una posizione ardita (1968). 

Insomma, San Benedetto del Tronto, lungi dall’essere quel “deserto culturale” di cui nel 1976 aveva parlato Pietro Calabrese dalle colonne del Messaggero, è un luogo pieno di meraviglie pubbliche e private. E non potrebbe essere diversamente, perché l’Italia è bella in ogni suo luogo, non meno nella Riviera delle Palme!

Nicola Rosetti: