ANCARANO – La comunità di Ancarano ha celebrato la solennità di San Simplicio martire 2026 con una partecipazione intensa e sentita, culminata nella giornata di Mercoledì 29 Luglio, con due momenti particolarmente significativi: la Santa Messa delle ore 20:00, presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrata dal parroco don Gian Luca Pelliccioni nella chiesa Santa Maria della Pace, e il concerto dell’Associazione Bandistica di Ancarano, tenuto nella splendida cornice di piazza Roma.
Una serata speciale che ha intrecciato memoria storica, devozione popolare e riconoscenza verso coloro che incarnano, oggi, la cura e la dedizione verso il prossimo. Durante la serata, infatti, il sindaco Pietrangelo Panichi ha consegnato il Premio Giuseppe Flaiani all’equipe medica che opera nell’Area Rossa del Policlinico Bambin Gesù a Roma, capitanata dal dott. Matteo Di Nardo, per la cura e la solerzia mostrata nei confronti della piccola concittadina Camilla.
Presenti numerose autorità militari e civili: il maresciallo capo Paolo Dorigo, comandante della Stazione dei Carabinieri di Sant’Egidio alla Vibrata; il tenente Filippo Di Natale, comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Nereto; l’istruttrice di Polizia Locale Daniela Tenerelli, insieme al collega Fabio Bizzarri; il primo cittadino di Tortoreto Domenico Piccioni; la vice sindaca di Maltignano Federica Filiaggi, accompagnata dalla moglie del sindaco recentemente scomparso; il consigliere comunale Pietro Adriani, in rappresentanza del Comune di Campli.
Presente infine anche il diacono Attilio Strappelli.
Il sacrificio come dono di sé apre ad una prospettiva straordinaria
Durante la sua omelia, mons. Palmieri ha invitato la comunità di Ancarano a riscoprire la figura di San Simplicio martire come modello di fede vissuta e di amore concreto, definendolo “testimone dell’amore che non indietreggia davanti alla prova“.
Ha ricordando che “il martirio non è mai un gesto di violenza, ma la testimonianza dell’amore che resiste nella prova“, sottolineando come la vita del santo continui a parlare alla comunità di oggi, invitandola a custodire questo esempio come orientamento per la vita quotidiana: “La fede non è un ricordo da museo, ma una forza che ci sostiene nelle scelte di ogni giorno“.
Ha spiegato: “Normalmente, sotto l’altare o in un tassello della pietra dell’altare, sono sempre sempre seppellite delle reliquie, anche piccole, di un santo, soprattutto dei martiri. Voi, ad esempio, sotto l’altare ne avete una di San Simplicio. Ma perché questo legame tra i martiri e l’altare? Perché in questo simbolo, in questo segno, è contenuto quello a cui anche noi siamo chiamati, cioè a fare della nostra vita un dono o, se volete, un sacrificio. Questa parola è in genere, piuttosto criticata o contestata, ma in realtà è una parola bellissima, perché sacrificio deriva da ‘sacrum facĕre’, che significa, letteralmente, ‘fare una cosa santa, sacra’. E che cos’è questa cosa santa che siamo chiamati a fare? Fare della nostra vita un dono“.
Partendo dalla frase significativa «Nessuno ha il potere di togliermi la mia vita, sono io che la tolgo», pronunciata da Gesù in un passo del Vangelo di Giovanni, mons. Palmieri ha fatto una riflessione su come il Signore affronti liberamente la passione: “Gesù non fugge – ha detto -, non si sottrae al sacrificio, ma abbraccia la croce come scelta d’amore, trasformando la propria morte in un atto volontario di dono“.
E ha proseguito: “Nell’Eucaristia, questo gesto diventa presenza viva. «Questo è il mio corpo, dato per voi. Questo è il mio sangue, versato per voi». L’Eucaristia rende permanente il movimento di offerta che Gesù compie sulla croce“.
Per spiegare questa logica del dono, il vescovo Gianpiero ha richiamato l’immagine evangelica del chicco di grano: “Se il chicco di grano rimane integro, resta solo; se invece si spezza e muore, genera vita e porta molto frutto. È la regola della vita cristiana: chi vive solo per sé, alla fine perde il senso della propria esistenza; chi invece si dona, ritrova una vita più piena, feconda, significativa.
La Celebrazione Eucaristica diventa così il luogo in cui lo Spirito Santo trasforma anche noi in un’offerta: «Lo Spirito Santo faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito» significa imparare a fare della nostra vita un dono, partecipando al movimento d’amore di Cristo. In quest’ottica il dono di sé non è perdita, ma pienezza, perché unisce la nostra storia a quella di Gesù e dei martiri e rende la vita “una prospettiva straordinaria”.
La consegna delle chiavi del paese a San Simplicio
Al termine della Liturgia Eucaristica il sindaco Pietrangelo Panichi ha consegnato le chiavi del paese al Santo Patrono. Un gesto che, come aveva spiegato poco prima mons. Palmieri durante l’omelia, è molto significativo:
“Quando una comunità affida le sue chiavi al santo, affida anche il desiderio di vivere con giustizia, rispetto e cura reciproca. La figura di San Simplicio, in particolare, è un richiamo alla carità operosa, alla capacità di prendersi cura dei più fragili, dei malati, delle famiglie in difficoltà. Il cristiano non si chiude nella paura, ma apre la porta al servizio“.
Il sindaco Panichi, nel momento della consegna delle chiavi, ha confermato il significato di questo rito antico, che però lui ha compiuto per la prima volta: “Consegnare le chiavi a San Simplicio, per la nostra comunità, significa affidare al nostro Patrono anche i nostri progetti, le nostre ansie e le nostre speranze” .
Palmieri ha affidato Ancarano alla protezione del patrono: “San Simplicio continui a vegliare su questa terra, sulle nostre famiglie, sui nostri bambini e su chi porta il peso della sofferenza”. E ha concluso con un invito alla speranza: “La luce del Vangelo ci accompagni oltre ogni oscurità: è la promessa che il Signore non abbandona mai chi ama“.
Il ringraziamento al dott. Di Nardo e all’équipe da lui guidata
Prima della benedizione finale, il sindaco ed il parroco hanno espresso parole di profonda gratitudine verso l’équipe di professionisti dell’Area Rossa del Policlinico Bambin Gesù di Roma, guidata dal dott. Matteo Di Nardo.
Panichi ha affermato: “A lei, dottore, consegniamo oggi con gratitudine sincera un piccolo riconoscimento, per le eccezionali qualità e la professionalità dimostrate“.
Don Pelliccioni, in particolare, ha ricordato come la loro opera abbia rappresentato “un meraviglioso esempio di inclusione sanitaria, dove la scienza non si separa mai dall’empatia“.
La serata è proseguita in piazza Roma, dove si sono svolti il concerto dell’Associazione Bandistica di Ancarano e la cerimonia di consegna del Premio Flaiani al dott. Di Nardo. Un appuntamento intenso e ricco di emozioni, che ha chiuso nel migliore dei modi i festeggiamenti in onore di San Simplicio. Leggi qui l’articolo: FOTO Ancarano: musica, memoria e gratitudine sotto il cielo di San Simplicio